di Gianluigi Perrone*

Era giusto il giorno prima di volare da Pechino in Italia che il traffico aereo diretto tra Italia e Cina era stato interrotto in una storia che chi scrive aveva raccontato proprio sul Fatto Quotidiano. Da allora tutto è cambiato. La Cina, da territorio untore è diventato forse il più sensibile ed attento all’importazione di casi positivi, attuando misure draconiane per il controllo del traffico.

Come è noto la Cina è un Paese con una regolamentazione nei confronti degli stranieri molto particolare. Non è possibile avere due passaporti, uno cinese e uno di un altro Paese. Se si è cittadini cinesi, non si è nient’altro. Non esiste la Ius soli, e di fatto se non si è di sangue cinese non si potrà mai essere cittadini cinesi. Per visitare il Paese è necessario chiedere un visto. Turistico per un breve periodo, oppure bisogna fare una trafila nei casi in cui si abbia un visto lavorativo o per ricongiungimento familiare.

Naturalmente questa regolamentazione non è esclusiva della Cina. Paesi come Australia, Canada e gli stessi Stati Uniti hanno leggi molto più ferree, ma l’Europa unita potrebbe indurre a credere che la scelta di viaggiare sia legata esclusivamente alla propria paura nei confronti del coronavirus. Non è così.

La Cina ha messo in atto diversi metodi per evitare che la gente potesse rientrare da un Paese straniero. Prima imponendo una quarantena ferrea, poi aggiungendo l’obbligo di fare la quarantena in uno degli hotel appositamente adibiti a proprie spese. Questo vuol dire che una famiglia che volesse tornare in Cina, occidentale o cinese, sarebbe stata costretta a una spesa non indifferente. L’ennesimo deterrente è stato il blocco dei visti, fino a semplicemente proibire l’ingresso da determinati Paesi dove la situazione è ancora sensibile.

Chiaramente questo non ha potuto non creare conseguenze per gli expat di tutto il mondo che risiedono nelle città cinesi e che qui hanno creato la propria vita. Migliaia di singoli, ma anche famiglie, quest’ultime colpite in maniera più grave, si sono trovate a essere confinate fuori dal Paese nel quale lavorano, dove hanno una casa (nel 99% dei casi in affitto, è rarissimo che un occidentale abbia casa di proprietà a Pechino) e tutte le proprie cose.

In alcuni casi di famiglie miste sono stati divisi per mesi. Questo ha portato alla scelta di mollare tutto da parte di alcuni, impossibilitati a pagare affitti a vuoto senza poter sfruttare lo stipendio che gli fruttava dal lavoro da expat. Altri attendono il momento in cui ci fosse un’apertura possibile, perché di fatto anche se ci sono devi voli, se non si ha il visto non si può rientrare.

Mentre per gli americani questa attesa si protrarrà ancora a lungo, a causa delle tensioni politiche che si inaspriscono di giorno in giorno, qualcosa si smuove positivamente nei confronti dell’Europa. Secondo un comunicato diffuso inizialmente dall’Ambasciata danese in Cina, il governo cinese invita gli stranieri dei seguenti Paesi muniti di regolare permesso di soggiorno (lavorativo o ricongiungimento familiare) per la Cina valido dal 28 marzo a richiedere in qualsiasi ambasciata cinese il visto per il rientro gratuitamente.

Albania, Irlanda, Estonia, Austria, Bulgaria, Macedonia del Nord, Belgio, Islanda, Bosnia Erzegovina, Polonia, Danimarca, Germania, Francia, Finlandia, Paesi Basso, Montenegro, Repubblica Ceca, Croazia, Latvia, Lituania, Lussemburgo, Romania, Malta, Norvegia, Portogallo, Svezia, Svizzera, Serbia, Cipro, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Grecia, Ungheria, Italia, Regno Unito.

Si evince chiaramente che la lista favorisce i rapporti con Europa e Regno Unito, lasciando fuori non solo Paesi come Stati Uniti e India, con i quali vi sono forti tensioni politiche ma anche la Russia, che ha ancora seri problemi con il contenimento del virus. Ricordo la notizia che Donald Trump ha bandito TikTok e Wechat, i social cinesi più diffusi all’estero, mentre la Cina ha sanzionato 11 funzionari (Senatori) americani per le loro posizioni pro-Hong Kong.

Non è chiaro se sia necessario un periodo di quarantena per coloro che ritornano in Cina da uno dei Paesi della lista (quarantena che per alcune aree era stata raddoppiata da 14 a 28 giorni), visto che il comunicato invita solo a seguire la regolamentazione standard relativa alla pandemia.

Naturalmente questa mossa favorisce anche notevolmente i rapporti economici tra Cina e Europa che, alla luce del cattivo sangue con gli Stati Uniti cambia notevolmente le prospettive economiche internazionali.

*Ceo Polyhedron Vr Studio

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