Il mondo FQ

Scuola, un banco non può rivoluzionare la didattica. O meglio, non senza docenti preparati

Scuola, un banco non può rivoluzionare la didattica. O meglio, non senza docenti preparati
Icona dei commenti Commenti

Non ho mai capito perché gli studenti a scuola debbano stare scomodi, seduti su sedie di legno che dopo sei ore di scuola ti distruggono il culo. Il dibattito nato in queste ore sull’introduzione di 1,5 milioni di sedute innovative nelle scuole superiori e medie mi ha permesso di tornare ad una riflessione banale e semplice che ho fatto più volte: perché i nostri bambini e ragazzi devono sopportare la tortura di stare ore ed ore senza un cuscino o senza una seduta a poltroncina che renda la vita scolastica più confortevole?

Da maestro più volte ho proposto ai miei alunni di portarsi un cuscino se lo desiderassero perché non sopportavo l’idea di far lezione davanti ad allievi incomodi. Per conquistare e tenere l’attenzione l’arredamento scolastico ha la sua importanza. Non serve Lucia Azzolina per capirlo, ma basta Maria Montessori.

L’interesse della Montessori per lo spazio e gli arredi risale al 1907, all’avvio delle esperienze educative con i bambini dai due anni e mezzo ai sei in via dei Marsi 58 a Roma; già nel suo primo testo – Il Metodo della Pedagogia Scientifica – del 1909 ci sono disegni che illustrano i primi tavoli da lei proposti in luogo dei vecchi e tradizionali banchi. La sua proposta si fondava sul principio che l’ambiente si predisponesse perché fosse data voce delle cose, offrendo a ogni bambino strumenti per poter scegliere e intervenire con la propria azione, secondo i propri tempi.

L’idea di introdurre nella scuola secondaria delle sedute attrezzate di tipo innovativo, ovvero con un tavolino e delle rotelle, non è sufficiente a cambiare la didattica ma è uno strumento per tentare di rivoluzionare il modo di fare lezione. I banchi monoposto che consentono poco più di una lezione frontale hanno fatto il loro tempo. Una sedia con le rotelle, più confortevole, permette di lavorare in maniera diversa in classe: consente attività di cooperazione, di gruppo, permette di spostarsi da un’aula all’altra se necessario.

E’ chiaro e deve esserlo a tutti che se il ministero fornirà 1,5 milioni di queste sedie ma non ci saranno docenti formati a fare una didattica differente, nuova, moderna ove mettere al centro il ragazzo e non i contenuti, l’operazione della Azzolina sarà un flop. Lo abbiamo già visto: quando è arrivata la lavagna multimediale nella scuola molti hanno continuato a fare il loro lavoro usandola come quella d’ardesia, ovvero per scrivere frazioni ed espressioni.

Accanto ad un “nuovo” arredamento serve una formazione adeguata, uno sforzo educativo, un abbandono della tradizione, del predellino, della cattedra (cosa tra l’altro già ben compresa dal maestro Mario Lodi). Le polemiche di questi giorni sulla seduta con le rotelle sono sciocche e superflue. Chi allude a ragazzi che faranno le gare in aula offende l’intelligenza dei nostri giovani.

Non entro nel merito della gara dal momento che non sono un produttore di banchi ma da insegnante posso dire che se arriveranno saranno un primo passo verso una reale innovazione. Ho scritto un “primo passo”. Il secondo lo dovranno fare i docenti.

Gentile lettore, la pubblicazione dei commenti è sospesa dalle 20 alle 9, i commenti per ogni articolo saranno chiusi dopo 72 ore, il massimo di caratteri consentito per ogni messaggio è di 1.500 e ogni utente può postare al massimo 150 commenti alla settimana. Abbiamo deciso di impostare questi limiti per migliorare la qualità del dibattito. È necessario attenersi Termini e Condizioni di utilizzo del sito (in particolare punti 3 e 5): evitare gli insulti, le accuse senza fondamento e mantenersi in tema con la discussione. I commenti saranno pubblicati dopo essere stati letti e approvati, ad eccezione di quelli pubblicati dagli utenti in white list (vedere il punto 3 della nostra policy). Infine non è consentito accedere al servizio tramite account multipli. Vi preghiamo di segnalare eventuali problemi tecnici al nostro supporto tecnico La Redazione