Un invito direttamente ai cittadini cinesi: “È ora di cambiare la guida del Partito Comunista”. Quindi l’ammonimento al “mondo libero” su una Cina “sempre più autoritaria” sottolineando la necessità di “trionfare sulla nuova tirannia“. Xi Jinping? Un “adepto di una ideologia totalitaria”. Il segretario di Stato americano Mike Pompeo segna una svolta nell’escalation dei rapporti tra Washington e Pechino. La cui risposta è stata la chiusura del consolato Usa di Chengdu tra accuse incrociate di spionaggio, dopo che gli Usa due giorni fa avevano chiuso quello cinese di Houston, anche se da Pechino fanno sapere che “è allo stato ancora operativo”, invitando Washington al “ritiro della decisione sbagliata di chiusura”.

Per la prima volta, rotti gli indugi e superate le ultime cautele, l’amministrazione Trump ipotizza un cambio di regime in Cina. E quello del tycoon, per ora tramite le parole del capo della diplomazia Usa, rappresenta un vero e proprio schiaffo a Xi Jinping: un leader al quale finora la Casa Bianca ha riservato sia parole di ammirazione che attacchi, ma adesso dipinto da Pompeo come “un presidente che crede nell’ideologia totalitaria”, alla stregua di altri dittatori e tiranni in giro per il mondo. Parole che hanno provocato la reazione di Pechino che risponde al segretario di Stato: “Vuole una nuova crociata contro la Cina”.

Il Partito Comunista cinese, è stato l’affondo del segretario di Stato, ha “paura delle opinioni oneste dei cinesi più di qualsiasi altro nemico straniero e gli Stati Uniti devono impegnarsi a rafforzare i cinesi”. Sono lontani i tempi in cui Trump lodava Xi, non nascondeva la sua invidia per la forza e la longevità della leadership del presidente cinese e sognava di avere con lui uno storico incontro. Soprattutto gli episodi delle ultime settimane hanno cambiato lo scenario: il giro di vite a Hong Kong, la repressione degli uiguri, le accuse alla Cina di aver innescato la pandemia e di voler rubare il vaccino all’Occidente, le mai sopite mire espansionistiche di Pechino sul Mar Cinese Meridionale. Sono tutti fattori che hanno indotto l’amministrazione Trump ad assumere una posizione molto più dura. I falchi sembrano aver convinto il presidente a forzare la mano.

In questo quadro non è un caso la mossa senza precedenti della chiusura con l’accusa di spionaggio del consolato cinese di Houston, in Texas, con il tycoon che ha minacciato nelle ultime ore di agire contro altre sedi diplomatiche di Pechino in Usa. La risposta del governo cinese dopo gli ultimi episodi non si è fatta attendere: l’amministrazione Trump “sta sorvegliando, molestando e reprimendo studenti e ricercatori cinesi negli Stati Uniti, attribuendo loro colpe presunte che rappresentano una persecuzione politica chiara e che viola gravemente gli interessi dei cittadini cinesi”, ha denunciato il portavoce del ministero degli esteri Wang Wenbin. E oggi è arrivata la chiusura del consolato Usa di Chengdu con la motivazione che parte del personale in servizio “si è impegnata in attività incompatibili col loro status diplomatico, interferendo negli affari interni della Cina e danneggiando i suoi interessi sulla sicurezza“.

Ma Pompeo è stato chiaro: “Sono decenni che l’America non reagisce, non risponde all’offensiva cinese. Ora basta, è una questione di sicurezza nazionale, sempre più a rischio. Bisogna ripristinare un equilibrio nelle relazioni”, ha insistito il segretario di Stato americano, accusando Pechino anche di usare metodi coercitivi contro i diplomatici Usa in Cina e di impedire loro di incontrarsi con membri dell’opposizione. “Questa assenza di reciprocità, come ha detto più volte il presidente Trump, è inaccettabile. Se il mondo libero – ha continuato – non cambierà la Cina comunista, la Cina comunista cambierà noi“.

Così è finito nel mirino delle critiche di Pechino, in quello che è ormai un clima di scontro a tutto campo. “Il discorso di Pompeo suggerisce che voglia proporsi come il John Foster Dulles del XXI secolo, lanciando una nuova crociata contro la Cina in un mondo globalizzato – ha twittato Hua Chunying, responsabile del Dipartimento per l’informazione del ministero degli Esteri di Pechino – Quello che sta facendo è inutile come se una formica cercasse di scuotere un albero. È tempo che tutte le persone amanti della pace a livello globale si facciano avanti per impedirgli di fare ancora più del male al mondo”.

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