Pur di buttare giù Conte, Carlo De Benedetti, l’editore ex Repubblica e in procinto di debuttare con il quotidiano Domani è pronto ad affidarsi al nemico giurato Silvio Berlusconi. Non è un retroscena o una ricostruzione fantasiosa, bensì una vera e propria intervista che De Benedetti ha rilasciato al Foglio. “Se si tratta di isolare Salvini e Meloni trangugio anche Berlusconi al governo con la sinistra”, ha dichiarato. Ma non solo, l’editore va oltre chiedendo che a lasciare sia il presidente del Consiglio. Quindi, sì all’ingresso dell’ex Cavaliere nell’esecutivo “ma accompagnato dal benservito a Conte che rappresenta il vuoto pneumatico”. “Mai avrei immaginato di dire che al mondo esiste qualcosa di peggiore di Berlusconi. E sia chiaro continuo a pensare che il livello di corruzione morale che lui ha introdotto nel paese abbia costituito un periodo nero della nostra storia. Se non era per Scalfaro avremmo avuto Previti ministro della Giustizia. Eppure sono pronto a trangugiare il rospo”. Neanche a destra avrebbero mai sperato tanto. “Un un impensabile, clamoroso, storico endorsement”, scrive Libero incredulo.

Ma De Benedetti, nell’intervista al Foglio non ha dubbi: “Meloni è figlia del fascismo e io il fascismo me lo ricordo da bambino con orrore. Salvini invece è un selvaggio privo di qualsiasi cultura. E quanto a Conte, basta il caso Autostrade per qualificare la sua nullità. E’ l’unico che ha beneficiato del Covid!”. E ancora: “Non è pensabile che sia lui a programmare il futuro dell’Italia per i prossimi anni. E’ ridicolo pensarlo, tenendo conto delle sue incapacità di decidere alcunché”. Mentre il leader di Forza Italia, dice l’editore, è pur sempre un grande: “Berlusconi rappresenta nel mondo dell’economia e della politica quello che Alberto Sordi è stato nel cinema. L’arciitaliano. Un grande artista, Sordi. E un grande imbroglione, Berlusconi. Ma comunque un grande”. E giù di complimenti sull’onda dell’entusiasmo: “E’ sempre sul pezzo, non perde mai un’occasione, non si ferma mai. E in questo è straordinario”. Quando si dice che Berlusconi e De Benedetti sono (erano) nemici giurati non parliamo solo di linee e posizioni: sono proprio loro i protagonisti della guerra di Segrate finita a settembre 2013, quando la Corte di Cassazione respinse il ricorso della Fininvest fissando il risarcimento alla Cir dei De Benedetti a 541,2 milioni di euro.

Non bastavano quindi i tentativi di Forza Italia di riabilitare il suo leader, addirittura chiedendo la nomina a senatore a vita come risarcimento sulla base di presunte ingiustizie giudiziarie. Ora a tendere una mano a Berlusconi è addirittura De Benedetti. Ma è la motivazione del sostegno a Berlusconi a lasciare senza parole. Perché converrebbe all’ex Cavaliere entrare in un governo con le forze di sinistra? “Per il suo conflitto di interessi, come sempre”. Eccolo, quel conflitto di interessi stigmatizzato, combattuto (con più o meno determinazione) e per anni, ora è la leva da utilizzare per convincere Berlusconi a tornare al comando. “Non c’è imprenditore in Italia”, continua De Benedetti senza alcuna titubanza, “che non sappia che dobbiamo investire, non sprecare il denaro pubblico che arriva dall’Europa e restare agganciati all’euro. La salvezza di Mondadori e di Mediaset è dentro il sistema europeo”. Insomma, gli suggeriscono “un patriota”? “Un paradosso dei tempi, anche questo”. Ebbene sì, non smentisce: Berlusconi è praticamente da considerare un patriota dei nostri tempi. E del resto, dice De Benedetti ancora, “Berlusconi è uno dei miei nemici, non il nemico”. Ma a questo punto non serviva neanche più precisarlo.

Le parole dell’editore di Domani stupiscono, ma neanche tanto viste le manovre dei giorni scorsi di salotti e (alcuni) quotidiani di favorire avvicinamenti in Parlamento tra Forza Italia e il Partito democratico. Uno scenario che però al momento non trova appoggi concreti nei fatti, se non tra i renziani che continuano a lavorare nello scouting tra gli azzurri. “Se Berlusconi si stacca dalla destra sovranista”, ha chiuso De Benedetti, “è possibile che si formi una maggioranza in grado di esprimere un presidente del Consiglio finalmente capace di fare il suo mestiere”. Ed eccolo che torna il nome di Mario Draghi: “Magari”.

De Benedetti non è solo, né nel propagandare l’ipotesi di un rinnovato governo di larghe intese né fisicamente sul Foglio: appena sotto la sua intervista c’è infatti quella al direttore di Repubblica Maurizio Molinari che di fronte all’idea non si scandalizza più di tanto, ma ci tiene a non diventarne portavoce. “Se mi volete far dire che il governo debba affidarsi a Berlusconi, non ci riuscirete”, si limita a dire. “Io credo che affidarsi a un uomo politico del secolo scorso non abbia senso. Penso invece che le sfide che indica Repubblica siano sfide che interrogano tutti e dunque anche il centrodestra”. Eppure è stata proprio Repubblica, la settimana scorsa, a lanciare in pompa magna la frase di Romano Prodi, pronunciata tra il serio e il provocatorio durante la manifestazione Repubblica delle Idee, sul fatto che l’ingresso di Berlusconi in maggioranza “non dev’essere un tabù”. “Non mi ha sorpreso”, dice Molinari oggi. “Perché il profilo era basso. L’apertura era tattica e non strategica. Io non gli darei importanza”. Il direttore non ci dà importanza, ma il suo quotidiano online però ci ha aperto quel giorno per diverse ore.

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