“Il contagio come principio strategico. Guadagnare un metro per volta. Porterebbe, quello sì, a un cambiamento radicale”. Sembra stare tutto in questo pensiero dello scrittore Alessandro Baricco il succo dell’incontro sul tema della “radicalità”, terzo appuntamento organizzato dall’associazione Fare, acronimo delle parole “Femminista”, “Ambientalista”, “Radicale” ed “Europeista”. L’evento, organizzato e ideato da Michela Di Biase, consigliera del Pd nel Lazio ed ex capogruppo in Campidoglio, si è svolto il 7 luglio scorso a Villa Falconieri a Frascati, in provincia di Roma, con gli ospiti in collegamento video.

“Vorrei che alla grammatica sovranista si potesse rispondere con la grammatica compassionevole”, ha affermato la giornalista e scrittrice Francesca Mannocchi, analizzando le possibilità di un racconto alternativo a quello che “spinge le persone alla paura”. “Se radicalità è il contrario di compromesso, questo è un problema, perché il compromesso serve, ad esempio a far finire le guerre”, ha affermato Lisa Clark, rappresentante italiana di Ican (premio Nobel per la pace 2017) – la rete mondiale per il disarmo nucleare – con alle spalle una bandiera della pace. “Difendere i valori forti e le idee in maniera radicale senza scendere a compromessi”, è invece il pensiero del professore e studioso, Nuccio Ordine, mentre il filosofo Umberto Curi ha tenuto una mini-lezione sulle radici dell’umano, “dai fondamenti del vivere all’abolizione di ogni forma di differenza”.

“C’è bisogno di riflettere, di approfondire, di tornare a studiare. E c’è bisogno di più donne, in politica ma anche nelle aziende”, ha affermato a margine Michela Di Biase, che ha fondato l’associazione Fare. Il ciclo di eventi è iniziato a novembre 2019 a Fara Sabina – sempre in provincia di Roma – cui avevano partecipato, tra gli altri, David Sassoli, Elly Schlein, Elena Cattaneo e Nicola Zingaretti. “Essere radicali significa essere coraggiosi. E come atteggiamento radicale mi viene in mente l’elemosiniere del Papa che si è calato in un pozzo per togliere i sigilli e ripristinare la corrente in un palazzo di Roma occupato e abitato da 450 persone”. L’associazione ha in programma di organizzare altri incontri su europeismo e ambientalismo, possibilmente “nei quartieri più complicati di Roma” perché “gli intellettuali devono tornare a parlare nella periferia e non della periferia”. I video dei dibattiti sono recuperabili sulla pagina Facebook dell’associazione.

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