di Riccardo Cristiano*

Il 7 luglio è stato diffuso un rapporto della commissione d’inchiesta sulla Siria che documenta al Consiglio sui Diritti Umani dell’Onu i crimini perpetrati negli ultimi mesi nel nord della Siria, a Idlib, che il presidente della Commissione, Paulo Pinheiro, ha efficacemente riassunto così: “I bambini sono stati bombardati a scuola, i genitori al mercato, i malati in ospedale… e interi nuclei familiari sono stati bombardati mentre fuggivano.”

In effetti il rapporto, di 29 pagine, è importante perché i numeri, terribili e relativi anche all’uso di armi proibite quali le bombe a grappolo, non cancellano le storie delle persone in carne e ossa: come quella di una famiglia che di notte, al buio sperando di non essere vista, raccoglie le sue masserizie e si incammina verso un carretto per fuggire. Un attacco missilistico di precisione li raggiunge ed elimina, tutti. Questo esodo siriano si svolge, per sfuggire ai cecchini o alle armi di precisione, in linea di massima lungo mulattiere, coinvolgendo anziani, donne e bambini. Spesso visti e colpiti.

Questo succede a Idlib, nel nord-ovest della Siria, territorio conteso tra il regime di Damasco – che intende riprendere il controllo di questa zona di Siria dove ha deportato circa un milione e mezzo di civili dalle altre zone riconquistate in precedenza – e un gruppo terroristico da quasi tutti definito come armato dalla Turchia, che lo usa perché Idlib è al suo confine meridionale e ne vorrebbe almeno un parziale controllo. Così il gruppo jihadista filo-turco e l’esercito siriano vengono rispettivamente definiti, dai giuristi dell’Onu incaricati dell’indagine, responsabili il primo di crimini di guerra e il secondo di crimini contro l’umanità. Intanto la popolazione civile di Idlib, oltre a quelli con loro, è chiamata a fare i conti anche con il coronavirus.

Che l’esercito siriano e l’aviazione militare russa abbiano sistematicamente colpito scuole, mercati e ospedali è un’accusa tanto grave quanto nota. Come non è una novità che il governo siriano abbia usato i famosi “barili bomba” contro civili inermi: si tratta di barili riempiti di detriti ed esplosivo che vengono gettati da elicotteri su centri abitati. Accade da anni e la loro inevitabile imprecisione indica l’obiettivo: costringere la popolazione a fuggire.

Il rapporto Onu documenta tutto questo, e afferma che il bombardamento indiscriminato condotto da forze filo-governative – a Ma’arrat al-Nu’man e Ariha, nella regione di Idlib, come anche ad Atarib e Darat Azza, a ovest di Aleppo – cominciato in quest’ultima zona a fine 2019 e protratto fino a metà febbraio, ha prevedibilmente condotto a sfollamenti di massa, visto che i civili non avevano altra scelta che fuggire, e può costituire “un crimine contro l’umanità per trasferimento forzato, assassinio e atto inumano”. Non è bello scoprire che i filo-governativi possano aver commesso crimini ancor più gravi dei terroristi.

Ma il punto innovativo del rapporto è proprio qui: quali sono i crimini di guerra commessi contro la popolazione civile di Idlib dai terroristi, che si definiscono jihadisti, di Hayat Tahrir al-Sham? “Dopo la fuga dei civili, i terroristi di Hayat Tahrir al-Sham ne saccheggiavano le case. Durante l’infuriare della battaglia hanno detenuto, torturato e giustiziato civili che esprimevano dissenso da loro. Le donne e i giornalisti sono stati doppiamente vittime, sistematicamente discriminati dai terroristi, negando alle donne libertà di movimento. Hayat Tahrir al-Sham ha colpito indiscriminatamente aree sotto il controllo governativo […] Gli atti di Hayat Tahrir al-Sham costituiscono crimini di guerra.”

Dunque c’è una popolazione civile vittimizzata da due ferocie. Questa solitudine della popolazione civile, ma anche il suo coraggio nell’opporsi alla brutalità di entrambi, è il dato rilevante, soprattutto dopo nove anni di conflitto. Il dissenso costa caro, ma a questo doppio prezzo non è stato dato il giusto risalto da opposte narrative, più preoccupate di scegliere il presunto male minore che le vittime.

Così non si può che richiamare questo passo del rapporto degli inquirenti Onu: “Un milione di sfollati fronteggiano un futuro incerto. Come se le sofferenze che hanno patito non fossero sufficienti, è emersa la pandemia del Covid-19 a ingigantire la già terribile situazione umanitaria in Siria, ivi compresa quella di Idlib e della parte occidentale della provincia di Aleppo. “Adesso più che mai i civili hanno bisogno di accesso ad assistenza umanitaria, che non deve essere né politicizzata dagli Stati membri né strumentalizzata da parti del conflitto”, come ha scritto il commissario Hanny Megally.

Il senso di queste parole è evidente: il regime siriano, con l’appoggio russo, non ha acconsentito a nuovi corridoi umanitari gestiti dall’Onu dai territori turchi per far giungere ad Idlib aiuti umanitari per questa massa di esseri umani, rivendicando che ogni aiuto passi da Damasco, che bombarda la popolazione che vorrebbe soccorrere. E la Turchia strumentalizza la collocazione geografica di Idlib in nome del suo espansionismo nazionalista.

* Vaticanista di Reset, rivista per il dialogo

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