“In questo momento chi è il buono, chi è il brutto, chi è il cattivo? Non penso che Salvini sia il cattivo, però abbiamo fatto bene a mandarlo a casa e a impedirgli di prendere i pieni poteri un anno fa. Oggettivamente sono stato incoerente e abbiamo fatto l’accordo col M5s. E’ una cosa che ancora mi fa macerare dentro. Però rivendico questa scelta”. Così inizia la lunga intervista rilasciata dal leader di Italia Viva, Matteo Renzi, al direttore del Foglio Claudio Cerasa, in occasione della presentazione del suo libro “La morsa del cavallo” al Castello di Santa Severa (Roma).
Sempre sulla falsariga del celebre film di Sergio Leone, Renzi continua la sua personale “classifica: “Abbiamo fatto l’accordo col M5s per impedire una deriva che avrebbe potuto portare il nostro Paese a una visione parlamentare à la Orban, sanitaria à la Bolsonaro ed europeista à la Le Pen. Quindi, dico: ‘Salvini, no grazie’. Abbiamo fatto bene a fare un governo diverso. Il buono? Credo che sia il presidente della Repubblica”.

Momenti di incertezza da parte di Renzi nella scelta del personaggio “brutto”. Dal pubblico una voce femminile suggerisce Giorgia Meloni, ma il senatore rimbrotta bonariamente la sua fan: “Mai dire a una donna che è brutta. Noi siamo galantuomini. Magari chiediamo a Giorgia Meloni di avere lo stesso rispetto per Teresa Bellanova, che lei non ha avuto quando ha ironizzato sulle sue lacrime. La Meloni dalla Bellanova ha solo da imparare“. Poi la ‘folgorazione’: “Ho trovato chi è il brutto. E’ quello dell’Inps, Tridico. E’ riuscito a dire che il pagamento dei 600 euro non funzionava perché c’era un attacco hacker sul sito dell’Inps. Vi ricordate quando eravamo in terza media e dicevamo: ‘Professoressa, i compiti me li ha mangiati il gatto’. La credibilità di Tridico è più o meno la stessa. C’era anche una canzone di Elio e Le Storie Tese che diceva: ‘Mio padre che è rimasto chiuso nell’autolavaggio’“.

Diversi i momenti in cui Renzi ironizza sull’accordo coi pentastellati: “Al Senato sono seduto nella stessa fila della Taverna. Quando penso a quello che ho combinato, le chiedo: ‘Scusa, Taverna, mi puoi insultare un attimo?’. E lei non se lo fa ripetere due volte. Il Mes? E’ evidente che si chiederà. Se qualcuno non vuole quei soldi, li metta lui. Se poi immaginano di prenderli con la patrimoniale, dovranno passare sul nostro cadavere. La patrimoniale non si mette in discussione. Quindi, sì al Mes senza se e senza ma“.
Renzi poi sferra fendenti a Michele Emiliano, stronca l’iniziativa M5s sul taglio del numero dei parlamentari (“Hanno fatto una cosa populista, a differenza della nostra proposta sull’abolizione del Senato”), difende pervicacemente il suo Jobs Act e non risparmia critiche taglienti al reddito di cittadinanza (“il sistema dei navigator è una ciofeca. Non mi arrendo al racconto dell’Italietta che non ce la fa, che vive di assistenzialismo con la sua generazione migliore sul divano. Noi siamo orgogliosamente un’altra cosa”).

L’ex segretario dem analizza la situazione politica, sferrando battute sarcastiche sui 5 Stelle: “Salvini e Meloni con la loro politica sovranista hanno fallito. Nei 5 Stelle, invece, è in atto un cambiamento. Di Maio un anno fa andava dai gilet gialli con Di Battista. Oggi va dalla Merkel o dal ministro degli Esteri francese, peraltro con l’aereo di Stato, come è giusto che sia. E’ sempre lo stesso aereo: è quello che ha ordinato D’Alema e che ha utilizzato Berlusconi. Ora lo usano Conte e Di Maio. E fanno bene. Credo comunque che i 5 Stelle stiano abbandonando il sovranismo. Forse c’è ancora qualcuno che strizza l’occhio a posizioni di questo genere, ma non mi sembra che ce ne sia qualcuno in Parlamento. Chi sta in Parlamento vuole restare lì. Se poi è del M5s – continua – non vede grandissimi chances per la legislatura successiva. Non è che poi questi torneranno a lavorare a Wall Street. Se c’è una forza politica che prima di andare a votare si taglia un piede, sono i parlamentari del M5s. Non vedo zoppi in Parlamento, quindi vi posso garantire che prima di andare a votare i 5 Stelle saranno favorevoli all’accordo sul Mes e lo voteranno“.
E a chi dal pubblico ironizza sull’alleanza tra Italia Viva e i 5 Stelle, Renzi ribatte: “Ho capito che ci sto al governo assieme, l’ho detto io stesso all’inizio. Ma posso dire che per me i 5 Stelle non hanno futuro o, siccome ci sto al governo insieme, devo iscrivermi a un meetup? Stiamo al governo insieme per evitare che quell’altro in costume, col torso all’aria, col mojito possa eleggere il prossimo presidente della Repubblica perché sarebbe un casino per l’Italia“.

Sfottò anche alla sindaca di Roma, Virginia Raggi, e lodi a Silvio Berlusconi: “Gli va riconosciuta una grande forza. L’altro giorno mi ha telefonato e gli ho detto che, secondo me, sulla notizia dell’audio registrato di un giudice era giusto che si facesse chiarezza perché un ex presidente del Consiglio, che aveva vissuto quella vicenda in quel modo, aveva diritto a chiederla. E lui mi ha detto: ‘Noi non siamo come questi’. Mi ha anche detto alcune frasi sulla magistratura e io rispondevo: ‘Presidente? Non sento’. In ogni caso – prosegue – è evidente che Berlusconi si è posizionato in modo intelligente. Farà l’accordo con Zingaretti? Non lo so. ‘Ma magari’ è la risposta di Zingaretti. Ma, per come lo conosco, Berlusconi non andrà mai a rompere l’alleanza di centrodestra per fare un governo. Lo farà credere a tutti i suoi che vogliono fare quel governo, che lui è pronto a farlo. Nel frattempo, continuerà a fare il Silvio Berlusconi nei suoi aspetti negativi e positivi, cioè continuerà a portare a spasso tutti quelli della sua area”.

Nel finale, il leader di Iv rivolge un monito ai giovani, lo stesso che chiude il suo libro: “Levatevi di dosso l’atteggiamento di rassegnazione e di pigrizia, altro che assistenzialismi e redditi di emergenza. Dovete spaccarvi a schiena come hanno fatto quegli anziani la cui generazione è stata decimata dal covid. Il modo migliore per onorarne l’eredità è quello di mettersi a lavorare più di loro nella loro memoria e di smettere di piangersi addosso, come vuole fare sempre una certa cultura assistenzialista del nostro Paese“.

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