“Raddoppia la sopravvivenza libera da malattia e aumenta significativamente la sopravvivenza totale nelle donne che sviluppano il tumore dell’utero (il cancro ginecologico più comune negli USA e in Italia)”. Alla scoperta, dopo anni di studi preclinici seguiti da intensi trial clinici, è arrivato il team della Yale University (per il 90% formato da italiani) guidati da Alessandro Santin, direttore della Divisione di Oncologia Ginecologica. Lo studio pubblicato sul Journal Clinical Cancer Reserach, riporta i risultati della ricerca combinante l’anticorpo Trastuzumab (Herceptin) alla chemioterapia standard che potrebbe modificare gli standard del trattamento clinico del tumore dell’utero.

Cosa cambierà nel trattamento del tumore all’utero dopo il vostro studio?
Dopo la nostra pubblicazione il trattamento della variante più aggressiva e letale del tumore dell’utero includerà nelle linee guida in tutto il monto l’utilizzo del Trastuzumab (Herceptin, un anticorpo monoclonale), in combinazione alla chemioterapia standard dato che il nostro studio clinico ha dimostrato, per la prima volta, che la sua aggiunta alla chemio raddoppia la sopravvivenza libera da malattia e significativamente la sopravvivenza totale delle pazienti con cancro endometriale sieroso (la variante più aggressiva e letale del tumore uterino) quando comparato all’attuale trattamento standard (chemioterapia da sola con carboplatino e taxolo)

Saranno adeguate le linee guida mondiali?
Sono convinto che l’aumento della sopravvivenza totale dimostrato dai risultati attuali convincerà tutta la comunità scientifica internazionale a utilizzare questo trattamento come nuovo gold standard

È un risultato importante per la ricerca, rispetto ai trattamenti adottati finora, quali aspettative di cura?
È un passo in avanti enorme perché da adesso ci saranno più speranze di guarigione. Meno del 5% delle pazienti con stadio IV è di norma vivo dopo 5 anni dalla diagnosi utilizzando la chemio sa sola. Nel braccio dello studio includente l’anticorpo dopo 5 anni oltre il 20% delle pazienti è ancora vivo e senza segno di recidiva

In cosa consiste la vostra ricerca, come siete arrivati a questo risultato?
Il mio laboratorio ha lavorato oltre 20 anni per mettere a punto questa nuova terapia. Abbiamo disegnato e completato lo studio clinico che dimostra per la prima volta l’attività clinica dell’anticorpo nelle pazienti che ne hanno più bisogno (quelle con lo stadio più avanzato e/o affette da recidiva). Nessuno fino ad oggi credeva potessimo mai farcela a dimostrarne l’efficacia in una malattia cosi’ aggressiva e relativamente rara come il cancro sieroso dell’utero.

Ci sono anche ricercatori italiani?
Il mio gruppo di ricerca alla Yale University è per il 90% composto da ricercatori italiani

Perché il gruppo di ricerca italiano si è dovuto trasferire negli Usa per proseguire il lavoro?
Perché l’America (a differenza dell’Italia) premia il merito, la dedizione e la professionalità dei ricercatori e fornisce loro le risorse necessarie per fare non solo ricerca di alto livello ma anche per vivere in maniera dignitosa mentre si cerca di realizzare i propri sogni che per noi vuol dire scoprire nuove terapie più efficaci e con meno effetti collaterali per curare malattie devastanti come il cancro

Statisticamente, qual è l’impatto di questo tumore?
Dati Usa 2020: 65.620 nuovi casi di cancro endometriale. Morti annuali 12.590. Anche in Italia, come in America, è il più comune tra i tumori ginecologici. Il tumore uterino sta aumentando rapidamente in Italia e in America causa obesità e invecchiamento della popolazione (ha raddoppiato la sua incidenza negli ultimi 20 anni mentre la maggioranza di tutti gli altri tumori umani sta diminuendo sia in Usache in Italia)

Con il vostro trattamento quante donne, in numero assoluto, riusciranno ad avere uno strumento per riuscire a guarire/migliorare la propria condizione?
In nostro studio ha dimostrato che la terapia è efficace in tutte le pazienti trattate sia che abbiano uno stadio avanzato che in quelle affette da recidiva. La sopravvivenza totale è però aumentata in maniera altamente significativa soprattutto nelle pazienti con stadio avanzato quando trattate con l’anticorpo. Detto in un altro modo le pazienti attualmente senza evidenza di recidiva sono quasi il doppio nel gruppo che ha ricevuto l’anticorpo con la chemio verso la chemio da sola. Dal momento che il follow up medio dello studio è adesso lungo e la maggioranza delle recidive che sono spesso incurabili si verificano nei primi 2 anni, si può tranquillamente semplificare dicendo che il doppio delle pazienti è sopravvissuto alla malattia nel gruppo che ha ricevuto l’anticorpo

Ci sono eventi avversi?
No. Il Trastuzumab (Herceptin), è un anticorpo umanizzato ed è eccezionalmente ben tollerato. Non abbiamo osservato nessuna differenza tra i due gruppi dei pazienti dello studio in termini di tossicità.

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