Il Garante dei detenuti chiede di modificare i decreti sicurezza e Matteo Salvini lo attacca, chiamandolo “garante dei delinquenti“. È polemica per la reazione del leader della Lega a un passaggio della relazione annuale al Parlamento di Mauro Palma. “Senza un passo indietro del Legislatore e un ripensamento globale delle politiche di gestione delle frontiere, il Mediterraneo rischia tuttora di rimanere teatro di violazioni”, ha detto il garante nazionale dei detenuti, che nella sua relazione evidenzia che “i profili di criticità espressi dal Presidente della Repubblica nella lettera inviata ai Presidenti di Senato, Camera e del Consiglio dei ministri in occasione della promulgazione della legge di conversione costituiscono il punto di partenza ineludibile per un confronto parlamentare necessario e indifferibile”. Le modifiche ai decreti sicurezza sono attualmente sul tavolo del governo. Sarà anche per questo che Salvini ha replicato alle parole del garante, attaccandolo. “Il Garante dei delinquenti contro i decreti sicurezza? È la conferma che sono decreti fatti bene, e che ad avere bisogno di un garante non sono detenuti e spacciatori, ma gli agenti della polizia penitenziaria troppo spesso aggrediti, minacciati e perfino denunciati”, dice il leader della Lega. “Io – insiste – sono stato scelto dagli italiani, il garante dei delinquenti da chi è stato eletto?”. Palma, da parte sua, ha controreplicato così: “Una persona che, pur avendo avuto per accidente della vita un ruolo istituzionale, si esprime in questo modo rispetto alle altre istituzioni non merita il commento di chi nelle istituzioni realmente crede”.

Difendono Palma esponenti del Pd come Carmelo Miceli, responsabile sicurezza dei dem, che definisce il leader della Lega come “un soggetto totalmente privo del senso delle Istituzioni e in preda alla disperazione da perdita del consenso”.”L’attacco volgare e scomposto del senatore Salvini contro il Garante per i detenuti Palma conferma che l’ex ministro degli Interni ha una concezione del diritto barbara e dimostra, non per la prima volta, un irrimediabile analfabetismo istituzionale”, dice la senatrice di Leu Loredana De Petris, presidente del gruppo Misto.

Nella sua relazione, tra le altre cose, il garante dei detenuti ha concesso in “riconoscimento” al ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, “per aver mantenuto una continua interlocuzione con coloro che, a diversi livelli di responsabilità, potevano fornire elementi di valutazione della situazione che era in corso dai diversi angoli di osservazione, al fine di assumere decisioni condivise, proprio in quel difficile periodo; una interlocuzione che ha coinvolto anche il Garante nazionale”.

Secondo Palma, poi, “l’emergenza sanitaria ha evidenziato le pre-esistenti carenze e criticità del sistema penitenziario, enfatizzando la sua inadeguatezza a far fronte al fenomeno che si stava presentando: sovraffollamento degli Istituti, mancanza di spazi destinabili alle necessità sanitarie, diffuso degrado strutturale e igienico in molte aree detentive, debolezza del servizio sanitario”. Il garante ha anche toccato l’argomento delle scarcerazioni previste dalle norme inserite nel decreto Cura Italia per i detenuti che avevano meno di 18 mesi da scontare e per reati minori: “Le novità legislative introdotte hanno prodotto effetti diretti piuttosto contenuti, ma hanno certamente dato l’avvio a un orientamento generale da parte della Magistratura di sorveglianza che, anche trattando con la tempestività dovuta le istanze giacenti da tempo, ha contribuito con i propri provvedimenti alla consistente riduzione delle presenze in carcere che si è prodotta tra i mesi di marzo e di giugno: al 29 febbraio 2020 le persone detenute negli Istituti penitenziari erano 61.230 e sono scese al 23 giugno a 53.527, con una riduzione che supera le 8.000 unità”.

Secondo il garante, poi, a monte delle proteste e dei disordini in carcere scatenati all’inizio dell’epidemia, con la “gravissima conseguenza” di 14 detenuti morti, c’è stata anche “una comunicazione sbagliata, tendente a presentare le misure che necessariamente si stavano per adottare come totalmente preclusive di ogni possibilità di contatto con l’esterno e di proseguimento di percorsi avviati: non solo, comprensibilmente, niente colloqui con persone care cui peraltro era impedito il muoversi nel territorio, ma anche niente più semilibertà o permessi o attività che vedesse il supporto di figure esterne”.

Al netto dell’emergenza coronavirus, dalla relazione di Palma emerge come siano aumentati, nell’ultimo anno, i casi di suicidi all’interno delle carceri italiane. Dall’inizio del 2020 sono state 24 le persone che si sono tolte la vita nei penitenziari. “Un numero – ha spiegato il Garante – per quanto può contare una valutazione parziale, superiore a quello dell’ultimo anno (alla stessa data di oggi erano 20 nel 2019). Occorre segnalare inoltre che ben cinque suicidi hanno coinvolto persone che in libertà erano senza fissa dimora e che, in più di un caso, si è trattato di persone che avevano appena fatto ingresso in istituto e, conseguentemente, erano state collocate in isolamento sanitario precauzionale, come avviene per tutti i nuovi giunti”.

Sostieni ilfattoquotidiano.it: il tuo contributo è fondamentale

Il tuo sostegno ci aiuta a garantire la nostra indipendenza e ci permette di continuare a produrre un giornalismo online di qualità e aperto a tutti, senza paywall. Il tuo contributo è fondamentale per il nostro futuro.
Diventa anche tu Sostenitore

Grazie, Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Scuola, la conferenza stampa con il premier Conte e la ministra Azzolina. Rivedi la diretta

next
Articolo Successivo

Vitalizi, M5s farà ricorso in Senato contro lo stop al taglio. Crimi: “Casellati dispiaciuta? Da tempo opportuno azzerare la commissione”

next