L’emergenza sanitaria legata al COVID-19, lo abbiamo sottolineato più volte, ha impattato con durezza su un mercato dell’auto che già di suo era quasi in stagnazione. Nei primi cinque mesi del 2020, le vendite sono infatti crollate del 41,5% nel vecchio continente.

A calcolare il peso che questo impatto avrà sui numeri di fine anno ci ha pensato l’Acea, ovvero l’associazione europea di produttori di auto, che prevede una contrazione delle immatricolazioni pari al 25%. Il che significa passare dai 12,8 milioni del 2019 a circa 9,8 milioni. Ben tre milioni di esemplari in meno: il calo più ingente dal 2013, avvenuto dopo sei anni di “sofferenza” dovuta alla crisi finanziaria iniziata nel 2008.

Sempre che nei prossimi mesi l’emorragia si fermi, anche grazie all’attenuazione delle misure restrittive nei vari paesi e ad una maggiore propensione all’acquisto. Altrimenti il consuntivo di fine 2020 potrebbe essere ancora più pesante, con conseguenze nefaste sull‘occupazione.

“Dato il crollo senza precedenti delle vendite fino ad oggi”, ha dichiarato il direttore generale dell’ACEA, Eric-Mark Huitema, “sono urgentemente richiesti incentivi all’acquisto e schemi di rottamazione in tutta l’UE per creare la richiesta tanto necessaria di auto nuove. Nell’interesse della nostra industria e della più ampia economia dell’UE, chiediamo il necessario sostegno politico ed economico – sia a livello dell’UE che a livello degli Stati membri – al fine di limitare il danno alla produzione e all’occupazione nei mesi a venire”.

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