Ha fatto la fortuna della casa editrice Planeta, una tra le più importanti in Spagna e in Latinamerica. Fu un successo senza precedenti quello di Carlos Ruiz Zafón nel 2001, suo anno d’esordio nella narrativa per adulti con L’ombra del vento, oltre 15 milioni di copie vendute in tutto il mondo, tradotto in 36 lingue nei cinque continenti. Il passaggio dai libri per ragazzi alla narrativa più matura lo consacrò subito come un autore globale, lo scrittore spagnolo più letto di tutti i tempi, dopo il gigante Miguel de Cervantes.

Uno dei più sorprendenti successi letterari di sempre, eppure – ricordava spesso nelle interviste lo scrittore – prima della sua pubblicazione gli editori dicevano che quello era il libro meno commerciale concepibile nella storia della editoria spagnola. Pochi scrittori sono riusciti ad unire in maniera così intima l’attività letteraria a una città: lo fece Charles Dickens con Londra – “la mia lanterna magica” diceva – e su quella stessa linea si posero, in ambito poetico, Umberto Saba e la sua Trieste o Cesare Pavese con i fertili declivi delle Langhe.

Un’ode d’amore per Barcellona e le sue strade, lo spazio ideale per storie noir o fantastiche in forma di romanzo. La città reale si insinuava tra le pagine del libro, il lettore ne riconosceva luoghi e atmosfere. Zafón però rivisitava la scena a modo suo, usava un’ottica diversa, ulteriore. “Creo un universo falso della realtà”, precisava in un’intervista a El Periódico, “cambio le cose, se costruisci una finzione letteraria non esistono i personaggi, e non devi giustificare se una farmacia non c’era”.

Il sindaco di Barcellona, Ada Colau, lo ha ricordato in queste ore come un intellettuale che ha saputo far conoscere al mondo la parte più misteriosa della città.

Si definiva spesso un architetto delle parole, anzi un vero ingegnere, amava ripetere, uno scrittore che aveva ben chiara, sin dall’inizio, una strategia per costruire l’impalcatura a sostegno delle trame, sapendo poi adattare quella impostazione alle circostanze che si presentavano.

Non era amato dalla élite letteraria spagnola, lo ricordava spesso in interventi pubblici, e in queste ore lo ha sottolineato con sdegno il giovane scrittore Carlos Mayoral, osservando come quell’autore con gli occhi piccoli e il sorriso triste fosse amatissimo dai lettori e inviso dall’intellighenzia spagnola.

Rimangono i bestseller della quadrilogia El cementerio de los libros olvidados e una profonda umiltà, pur amando il cinema resistette alle pressioni che spingevano per vedere L’ombra del vento trasfusa in serie televisiva. Si considerava il protettore delle sue opere, dalle quali non voleva trarne “un duro más”, neanche un soldo in più.

“Con il tempo limitato che resta per la vita e il lavoro voglio fare solo cose nuove” diceva come in un presagio. Un tempo troppo stretto, purtroppo.

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