Lo scrittore spagnolo Carlos Ruiz Zafon è morto dopo una lunga malattia. Aveva 55 anni e risiedeva a Los Angeles. Zafon può essere considerato il romanziere spagnolo più venduto al mondo. Esponente di una corrente letteraria in cui si mescolano il noir e lo storico venati di mistery, con notevoli pennellate young adult, dopo alcuni tentativi proprio di letteratura per ragazzi negli anni novanta, nel 2001 Zafon pubblica con l’editore spagnolo Planeta, L’ombra del vento. Un cataclisma a livello di vendite, tanto che ad oggi si parla di circa nove milioni di copie vendute. Agli occhi dei più chi vende fa letteratura banale e invece c’è come sempre una ricetta, a dir poco raffinata e appassionata nella carriera di Zafon. L’ombra del vento, infatti, diventerà la prima parte di una quadrilogia chiamata The Cemetery of Forgotten Books che include i titoli Il gioco dell’angelo (2008), Il prigioniero del cielo (2011), Il labirinto degli spiriti (2017). I quattro volumi insieme, bisogna dirlo senza remora alcuna, ci fanno comprendere questa sorta di gioco ad incastro, intrecci, storie dentro altre storie, come fossimo di fronte ad un’infinita matrioska spagnoleggiante.

La serie, tra l’altro, è ambientata nella capitale catalana tra gli anni venti e gli anni cinquanta e ruota attorno alla vita di Daniel Sempere: dapprima bimbo con gli occhi spalancati di fronte al Cimitero dei Libri; poi adulto libraio sulle orme del padre, testimone di torvi e inquietanti figuri che si presentano nel suo negozio sventolando copie del Conte di Montecristo; infine dopo la morte della madre, in compagnia del fedele Fermin, in faccia ai mistero del passato familiare. Il labirinto degli spiriti, tolkenianamente, ha una lunghezza robusta di oltre 800 pagine, e richiama come un pifferaio magico i capitoli passati della saga incastonando ogni dettaglio e particolare. La panoplia di personaggi, le storie seducenti, il legame con la storia del paese, desideri di vendette e evocazioni soprannaturali, secondo il New York Times i libri di Zafon sono fatti “a strati come le cipolle ma persistono nel ricrescere”. Sempre diretto e appassionato nel far entrare i lettori nei suoi racconti, Zafon ha anche nel tempo come messo da parte l’immagine cartolinesca e festaiola di Barcellona. Nato sul lato destro dell’Estanche, a pochi passi dalla Sagrada Familia, di origine borghese e con studi dai gesuiti, ha cambiato diverse facoltà universitarie, senza mai trovare il suo posto, fino al lavoro in un’agenzia pubblicitaria.

“Vi faccio entrare a Barcellona da una porta sul retro”, ha sempre raccontato il nostro. Talvolta finito anche per essere paragonato ad un Borges e a un Eco, soprattutto per questa philia rispetto ai libri, evocati ovviamente nell’incredibile Cimitero del suo primo successo. “La mia infanzia è stata circondata da libri e scritti. Fin da piccolo sono stato affascinato dallo storytelling, dalla parola stampata, dal linguaggio, dalle idee”, spiegò alcuni anni fa in un’intervista a Time. “Non avevo accesso a una libreria meravigliosa come quella del libro, ma per molti versi quello che ho sempre fatto è inventare storie e personaggi. Ancor prima che imparassi a leggere e scrivere, raccontavo storie. Ho sempre saputo che sarei diventato uno scrittore perché non c’era altra scelta. Sono sempre stato affascinato dal fatto che tu potessi prendere carta e inchiostro e creare mondi, immagini, personaggi. Sembrava magia”. In Italia i libri di Zafon sono tutti editi da Mondadori.

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