La Marina tunisina ha già recuperato 39 cadaveri, ma si teme che le vittime siano ancora di più dopo il naufragio, mercoledì mattina, di un barcone con 53 migranti a bordo, partito da Sfax nella notte tra il 4 ed il 5 giugno e diretto verso le coste italiane. La strage è avvenuta nelle acque tra El Louza (Jebeniana) e Kraten, al largo delle isole Kerkennah. A fornire i particolari è il sito informativo Tunisie Numerique, precisando che i corpi rinvenuti appartengono a 22 donne, 9 uomini e 3 bambini (due dei quali di età compresa tra i 2 e i 3 anni) di vari paesi dell’Africa sub-sahariana e di un tunisino originario di Sfax che sarebbe stato al timone del peschereccio affondato. Una delle donne era incinta al momento del naufragio. Il portavoce ufficiale del tribunali della città tunisina, Mourad Turki, ha annunciato l’apertura di un’indagine per scoprire chi ci sia dietro all’organizzazione della traversata, mentre le autorità tunisine, con l’aiuto di unità subacquee, sono ancora al lavoro per cercare eventuali superstiti.

“Il numero di morti sarà sicuramente più alto, ma al momento non si può sapere con esattezza quante persone stavano tentando la traversata – ha dichiarato in una nota Romdhane Ben Amor, del Forum tunisino per i diritti economici e sociali (Ftes) – Contestiamo l’attribuzione della provenienza delle persone solo sulla base del loro colore. Esistono anche tunisini con la pelle nera”. In un comunicato, poi, il Forum ha accusato la politica di non accoglienza dell’Unione europea, ”disposta a tutto pur di ostacolare l’arrivo dei migranti”.

“Nel mese di maggio la guardia costiera tunisina ha bloccato 1.243 persone pronte a salpare illegalmente – prosegue Ben Amor – Il 68% delle quali di origine subsahariana e il 32% tunisina. Numeri che non si registravano così alti dal 2011-2012. Se le politiche migratorie europee non cambieranno ci saranno presto nuove stragi”.

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