Basta esclusive: dal 2021 Sky non potrà più avere tutta per sé la Serie A, almeno non su internet. In streaming le partite potranno essere trasmesse anche da altre emittenti. La rivoluzione arriva dal Consiglio di Stato, che ripristina il parere con cui l’Antitrust aveva di fatto censurato Sky per eccesso di posizione dominante. Per intenderci, niente più Now Tv, la piattaforma streaming a prezzi ridotti messa in piedi da Comcast. Il mercato dei diritti tv del pallone non sarà più lo stesso.

La vicenda nasce nel 2018, dall’acquisizione da parte di Sky di R2, la piattaforma (solo quella, non anche i palinsesti) di Mediaset Premium per il digitale terrestre. Un accordo storico, che di fatto aveva fatto saltare il banco nel corso dell’ultima asta dei diritti tv del pallone, facendo scappare gli spagnoli di MediaPro e riconsegnando la Serie A a Sky. Quell’operazione sarebbe saltata un anno dopo per volere delle parti, ma intanto il Garante l’aveva già messa nel mirino: poco importa dell’esito, anche se non è andata in porto ha comunque alterato il mercato, visto che non è stato ristabilito lo “status quo ante” (cioè il duopolio) ma si è passati a un sostanziale monopolio di Sky. Per questo l’Agcm aveva imposto “il divieto per il Gruppo Sky di stipulare nuovi contratti con clausole di esclusiva per la piattaforma internet”. Tradotto: almeno online, la Serie A non potrà più essere soltanto su Sky. Questo per ripristinare un barlume di concorrenza, mancata nell’ultima asta finita alla coppia SkyDazn, molto più alleate che rivali fra loro. Sky aveva fatto ricorso al Tar, e aveva anche vinto lo scorso marzo. Adesso il Consiglio di Stato ribalta il giudizio, in maniera definitiva. Per il pallone in tv cambia tutto.

Dal punto di vista del telespettatore, significa che a partire dal campionato 2021/2022 probabilmente non ci sarà più Now Tv, in quanto Sky non potrà comprare i diritti in esclusiva per internet (SkyGo invece non è toccato dalla sentenza perché considerato una semplice protesi dell’offerta satellitare). La questione, però, è molto più complessa di così. Now Tv era fondamentale per Sky non tanto per i suoi abbonati o ricavi, ma perché serviva a mettere una bandierina sul mercato online, fare da tappo ai competitor Ott (come ad esempio Dazn): le partite di Sky erano solo di Sky, sul satellite come su internet. E questo ne accresceva enormemente il valore. Così non sarà più, se ad esempio Juventus-Inter sarà comunque offerta da qualcun altro in streaming, sicuramente in qualità minore, ma a un prezzo anche più basso.

Le conseguenze per il pallone in tv potrebbero essere clamorose. All’orizzonte c’è la nuova asta, quella per il triennio 2021-2024. Le prospettive sono incerte, fra un mercato sempre più contratto e i piani di riforma della Legge Melandri da parte del ministro Spadafora. La Lega calcio era già al bivio fra cambiamento e continuità, passato e futuro. I piani rivoluzionari (dal famoso canale della Lega con MediaPro all’intervento di un fondo di investimento) fin qui non sono mai decollati, anche perché mezza Serie A non si è ancora convinta a staccarsi dal capezzale delle pay-tv,che l’hanno allattata per due decenni. Ma il mondo sta cambiando, Sky pure: Comcast è pronta a spostare altrove il suo business, non sembra più disposta a sborsare un miliardo per il calcio. Figuriamoci per un prodotto deprezzato dalla mancanza di esclusiva (online), l’unica ragione che poteva convincere a Sky a investire ancora sul pallone. Siamo alla fine di un’epoca. Anzi, lo eravamo già, forse bisognava solo accorgersene. Con una sentenza.

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