L’app Immuni arriva ufficialmente sia negli store digitali di Google Play che in quelli Apple. Il Garante per la protezione dei dati personali ha dato il via libera al sistema di allerta Covid-19: da oggi perciò l’app si può scaricare gratuitamente su tutti i dispositivi, ma verrà attivata solo nelle quattro Regioni che partecipano alla sperimentazione. Inizialmente sarebbe dovuta partire il 3 giugno, ma oggi una nota congiunta dei ministeri di Salute, Innovazione e della presidenza del Consiglio annuncia che “a cominciare saranno da lunedì 8 giugno le Regioni Abruzzo, Liguria, Marche e Puglia. Dotarsi da adesso dell’app permetterà di risalire ai contatti che possono aver esposto una persona al rischio di contagio. I servizi sanitari regionali potranno gradualmente attivare gli avvisi dell’app”.

Già online il sito web dell’app (www.immuni.italia.it) che, oltre a spiegare nel dettaglio le caratteristiche e il funzionamento, rimanda direttamente agli app store per il download. “Spero la scaricheranno quante più persone possibile”, ha commentato il viceministro alla salute Pierpaolo Sileri. “Si parte con un test che durerà alcuni giorni, quindi dalla prossima settimana o da quella immediatamente successiva, verrà poi esteso a tutti”. Ma ancora prima dell’applicazione sono arrivate le truffe: Agid-Cert, la struttura del governo che si occupa di cybersicurezza, avverte di un virus informatico ‘nascosto’ in una mail che invita a cliccare su un sito per scaricare l’app. E invece infetta il pc con un malware: sono già partite le indagini della Polizia Postale per risalire alla fonte.

Come funziona – La app, sviluppata da Bending Spoons, serve per tracciare i contatti dei contagiati dal Covid-19. Può scaricarla chi ha uno smartphone Android o un iPhone con i sistemi operativi aggiornati (rispettivamente versione 6, versione 20.18.13 per Google Play e 13.5, per Apple). Sul sito dell’app si legge che si lavora per renderla disponibile “al più presto” anche per gli smartphone Huawei. Una volta installata basterà inserire pochi dati, come il proprio Comune di residenza, e il sistema funzionerà in automatico: saranno gli smartphone – quando si troveranno a una distanza inferiore a un metro – a scambiarsi dei codici generati automaticamente e in maniera anonima. Come in fila al supermercato, o dal parrucchiere. Quindi, se una persona dovesse contrarre il coronavirus, l’Asl di riferimento sbloccherà il codice facendo partire un messaggio di allerta su tutti i telefoni delle persone che sono venute a contatto, anche in maniera inconsapevole, con il contagiato. Dal 3 giugno sarà messa all’opera in quattro Regioni, poi nel resto d’Italia. “Più che una sperimentazione si tratterà di un test di pochi giorni, forse una settimana, per provare le funzionalità dell’app”, spiega Pierluigi Lopalco, epidemiologo a capo della task force pugliese per l’emergenza coronavirus, che ha già annunciato la sua intenzione di scaricarla perché, spiega, “rappresenta una sicurezza per ognuno di noi“. Permette infatti di tracciare quei contatti “sconosciuti” che diversamente non si potrebbero raggiungere. Secondo Sileri, l’app “si inserisce in un sistema di tracciamento dei positivi che però vede un ruolo essenziale del medico competente nella procedura di rintraccio dei soggetti positivi o dei contatti stretti”.

L’ok del Garante – Oggi è anche arrivata l’autorizzazione del Gatante della privacy al Ministero della salute ad avviare il trattamento relativo al Sistema di allerta Covid-19, cioé l’app.”Sulla base della valutazione d’impatto trasmessa dal Ministero, il trattamento di dati personali effettuato nell’ambito del Sistema può essere considerato proporzionato – si legge sul sito – essendo state previste misure volte a garantire in misura sufficiente il rispetto dei diritti e le libertà degli interessati, che attenuano i rischi che potrebbero derivare da trattamento”. Nella nota si avanzano comunque proposte di misure per “rafforzare la sicurezza” da adottare giù nella sperimentazione, considerando anche che l’app può essere usata anche da chi ha meno di 14 anni. In particolare, sottolinea il Garante, “l’Autorità ha chiesto che gli utenti siano informati adeguatamente sul funzionamento dell’algoritmo di calcolo utilizzato per la valutazione del rischio di esposizione al contagio. E dovranno essere portati a conoscenza del fatto che il sistema potrebbe generare notifiche di esposizione che non sempre riflettono un’effettiva condizione di rischio. Gli utenti dovranno avere inoltre la possibilità di disattivare temporaneamente l’app attraverso una funzione facilmente accessibile”.

Il virus informatico che chiede un riscatto – L’app sarà disponibile entro poche ore sugli store digitali, sia Apple che Google. Non esiste alcuna mail per scaricarla, quella che circola è una truffa: invita a cliccare su un sito fasullo che imita quello del Fofi, la Federazione Ordini dei farmacisti italiani. Il virus si chiama FuckUnicorn e diffonde un ransomware (virus che prende in ostaggio i dispositivi e poi chiede un riscatto) con il pretesto di far scaricare un file rinominato Immuni. Una volta scaricato, appare un finto pannello di controllo, ma nel frattempo il malware cifra i file presenti sul sistema Windows della vittima e per sbloccarli chiede un riscatto: il pagamento di 300 euro. Gli esperti del Cnaipic, il Centro nazionale per la protezione delle infrastrutture critiche, da giorni stanno cercando di individuare i server e gli indirizzi Ip utilizzati per spedire le mail.

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