I primi quattro mesi del 2020 sono stato un vero disastro per l’editoria: persi 8 milioni di copie per circa 134 milioni di euro di fatturato. E sicuramente gli ottimi risultati del digitale non sono riusciti a compensare questo profondo rosso. Durante la chiusura forzata la produzione di e-book ha registrato una crescita del 22,3% a fronte di una riduzione del 66,3% dei titoli cartacei.

Ricardo Franco Levi, presidente di AIE, teme che il 2020 si possa chiudere con un pesantissimo calo di fatturato quantificabile tra i 650 e i 900 milioni rispetto ai 3,2 miliardi complessivi del 2019.
I dati emergono da una ricerca dell’Associazione Italiana Editori (AIE) in collaborazione con Nielsen e IE-Informazioni Editoriali.

La chiusura e l’isolamento hanno messo le ali all’e-commerce. Vale per tutti i settori e il libro non fa eccezione: nelle prime 16 settimane dell’anno, gli store online hanno raggiunto il 47% delle vendite di libri di varia, contro il 26,7% del 2019. Le librerie sono passate dal 66,2% al 45,0%, stabile la Grande distribuzione al 7,3%. E, tuttavia, un’analisi più attenta dei dati evidenzia anche la straordinaria resistenza delle librerie più capaci di fidelizzare attraverso presentazioni e letture online i clienti e proporre vendite con consegne a domicilio. Infatti, 17 librerie in Italia sono riuscite ad aumentare il fatturato durante il lockdown. Purtroppo non sono stati diffusi i nomi di questi eccezionali librai.

Il digitale ha modificato il modo con cui leggiamo e consumiamo. I dati sulle abitudini di consumo e di lettura degli italiani evidenziano i cambiamenti a lungo termine portati dalla crisi Covid-19. Sempre più lettori si rivolgono alla Rete sia per scegliere che per acquistare i libri: il 64% dichiara di acquistare sulla base di segnalazioni su blog, siti dedicati o social network, mentre prima della crisi era il 59%. Probabilmente molte persone che si sono avvicinate ai siti di vendita online continueranno a fare acquisti anche dopo l’apertura delle librerie, soprattutto se hanno scoperto gli e-book perché poter scegliere a qualsiasi ora e ricevere l’oggetto del desiderio nel giro di pochi minuti è molto comodo e piacevole.

Un segnale del cambiamento, a mio avviso, si può rilevare anche dalle vendite di e-reader gli strumenti nati per la lettura degli e-book. Ma è difficile riuscire ad avere i numeri dalle due regine del mercato. Amazon, come al solito, ha la bocca cucita sui dati di vendita ma sono sicura che durante i mesi di isolamento molti avranno ceduto al fascino di kindle. Commenti scarni anche dal concorrente Rakuten Kobo che si limita a sottolineare che, dall’inizio della pandemia, gli acquisti degli e-reader Kobo sono almeno raddoppiati, arrivando a decuplicare in alcuni paesi. Ma non sono riuscita a sapere in quel gruppo si classifica l’Italia.

Purtroppo la ricerca messa a punto da AIE, Nielsen e IE non ha appurato se durante l’isolamento è aumentata la pirateria digitale. Non è semplice stabilire le dimensioni del fenomeno poiché, come tutte le forme di attività illegale, tende a non essere facilmente quantificabile. Sulla base di stime di esperienza prudenziali, si quantificano in diverse decine di migliaia di file unici vale a dire di titoli che riproducono libri italiani attualmente disponibili in rete nei diversi formati. A livello di ricerca sperimentale l’AIE ha verificato che circa tre quarti dell’offerta legale è disponibile anche in versione pirata nell’arco di circa dieci giorni dalla data della sua pubblicazione.

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