Il tema della cosiddetta regolarizzazione dei lavoratori migranti è al centro del dibattito politico. Attenzione a non liquidarlo esclusivamente come una questione di carattere umanitario. Rilevanti sono le implicazioni, per la società italiana nel suo complesso, di una scelta che si rivela sempre più necessaria ed urgente.

È in primo luogo in discussione l’unità della classe lavoratrice. Non è ammissibile che vi siano lavoratori che siano, come abbiamo visto proprio durante i periodi più acuti e rigidi della quarantena, costretti a prestare la loro opera indispensabile in condizioni di ricatto, caporalato e sfruttamento, dovute proprio al loro status di clandestini privi di diritti, dei quali si può abusare a piacimento.

Parliamo di braccianti, rider, colf, badanti e di molte altre ed altri attivi nei settori più disparati, che si rivelano sempre più irrinunciabili. Ci andasse altrimenti Vito Crimi a raccogliere la frutta e le verdure, andasse Matteo Salvini a consegnare in bicicletta, a volte privo dei più elementari dispositivi di sicurezza sanitaria, beni di prima necessità o comunque importanti a domicilio, pensasse Giorgia Meloni ad accudire gli anziani e a tenere in ordine e pulizia le case di molte famiglie italiane.

Non fa certamente comodo all’Italia che centinaia di migliaia di lavoratrici e di lavoratori continuino a vivere un’esistenza invivibile nell’ombra. Non è sensato voler tutelare la salute come bene pubblico senza garantirla a tutte e tutti coloro che vivono e lavorano nel nostro Paese. Meno che mai conviene a tutte le altre lavoratrici e lavoratori del nostro Paese.

Occorre dunque approvare al più presto un’ampia sanatoria che preveda la regolarizzazione non solo di chi può dimostrare l’esistenza attuale di un rapporto subordinato, ma anche di chi non può farlo, dato che come sappiamo non è facile ottenere da padroni e padroncini i necessari attestati e le esistenze concrete dei migranti, comunque soggette a una situazione di costante precarietà e discontinuità.

In questo senso va la proposta dell’Associazione di studi giuridici sull’immigrazione (Asgi). Puntare all’unità delle lavoratrici e dei lavoratori in una fase come questa è davvero una questione strategica. È noto infatti che le pandemie costituiscono sempre dei momenti di passaggio epocale. Pare al momento ancora impregiudicata la questione se se ne uscirà meglio o peggio di prima in termini di distribuzione del reddito e del potere, contenimento della crisi ambientale e climatica, livelli di democrazia reale. Non mancano tuttavia segnali molto negativi.

La presa di posizione di Confindustria che vuole che le imprese si accaparrino praticamente tutti gli stanziamenti che il governo si accinge a decretare per far fronte all’inevitabile crisi economica appare molto significativa. È quindi necessario attrezzarsi subito per una dura lotta contro queste posizioni, che riflettono come sempre esclusivamente gli interessi egoistici di una classe imprenditoriale che da sempre è la principale colpevole della crescente arretratezza economica del nostro Paese e ha notevoli responsabilità anche nella catastrofe sanitaria della pandemia. Allarmante da questo punto di vista la persistenza dei contagi e dei decessi nelle principali zone industriali del Paese.

Sappiamo anche che la situazione è resa più complessa dalle problematiche interne all’Unione europea, con l’inaccettabile levata di scudi sovranista della Corte costituzionale tedesca, che vorrebbe sbarrare la strada a ogni solidarietà tra gli Stati e tra i popoli che fanno parte dell’Unione. Ho firmato anch’io l’appello, che ha raccolto in pochi giorni quasi 20mila firme, contro gli evidenti tentativi di porre fine all’esperienza del governo Conte per sostituirlo con uno sicuramente peggiore e del tutto pronto ai desiderata della Confindustria e dei poteri forti in genere.

Come autorevolmente spiegato da Luciana Castellina, al di là del giudizio sul governo Conte sono in gioco valori di fondo della sinistra, come la concezione della libertà, da cui non possono risultare danni per gli altri. È più che mai necessario nella situazione attuale portare avanti tali valori e soprattutto quelli della solidarietà e dell’uguaglianza, che minacciano di ricevere gravissimi e forse decisivi colpi dalle forze della destra scatenate in questo mondo per ribadire il dominio di classe di fronte alle complesse problematiche suscitate dalla lunga e difficoltosa uscita dalla pandemia.

Per battere una destra estrema sempre più impresentabile e pericolosa che vuole riaffermare l’esclusione e la subalternità di tutti coloro che, a livello interno e internazionale, non fanno parte del proprio ristrettissimo circolo di privilegiati.

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