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Mazzoncini verso guida della multiutility lombarda A2A. M5s: ‘Rinviato a giudizio, è incompatibile’. Per il sindaco di Brescia nomina è regolare

L'ex numero uno di Ferrovie dello Stato al vertice della società controllata dai Comuni di Brescia e Milano fa molto discutere per il suo coinvolgimento in due inchieste. A Perugia, ad esempio, è imputato per truffa. Per le opposizioni bresciane non è nominabile, perché la carta di Pisa esclude i rinviati a giudizio per una serie di reati. Il primo cittadino Del Bono però fa sapere che Mazzoncini è a processo per truffa, accusa che non fa parte delle discriminanti contenute dal documento sottoscritto dal Comune nel 2014: quindi è tutto legittimo
Mazzoncini verso guida della multiutility lombarda A2A. M5s: ‘Rinviato a giudizio, è incompatibile’. Per il sindaco di Brescia nomina è regolare
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E’ bufera per la nomina di Renato Mazzoncini, ex numero uno di Ferrovie dello Stato, prima nel cda e successivamente come amministratore delegato di A2A, la multiutility lombarda quotata in borsa, una corazzata economica controllata paritariamente dai Comuni di Brescia e di Milano. Mazzoncini deve solo passare lo scoglio del voto – praticamente scontato – dell’assemblea dei soci prevista per il 13 maggio. Eppure non è un personaggio facile da gestire, nonostante i gradimenti già espressi dal sindaco bresciano Emilio Del Bono e dal suo collega milanese Beppe Sala. Perché su di lui pendono due inchieste giudiziarie, una a Perugia e una a Parma. Ma il sindaco Del Bono, in un consiglio comunale a microfoni spenti, rispondendo a un’interrogazione dei Cinquestelle, ha dichiarato che non ci sono profili giuridici che impediscano l’elezione e la nomina. Anzi, a Parma Mazzoncini non sarebbe nemmeno indagato.

A Perugia il super-manager è stato rinviato a giudizio nel 2018 per truffa nell’ambito dell’inchiesta su Umbria Mobilità. E’ accusato di concorso nelle irregolarità relative all’aggiornamento della banca dati dell’Osservatorio trasporto pubblico locale del Ministero dei Trasporti. Lo scopo? I finanziamenti (6 milioni di euro) elargiti dalla Regione Umbria. All’epoca Mazzoncini era alla guida di Busitalia sita nord. La seconda inchiesta è a Parma, dove la fase istruttoria si è chiusa di recente con la richiesta di rinvio a giudizio per 11 persone da parte dei pm Umberto Ausiello e Paola Del Monte. Riguarda l’appalto da 289 milioni di euro per il trasporto pubblico locale che nel 2017 fu vinto da BusitaliaAutoguidovie, unite in una associazione temporanea d’impresa. Busitalia faceva parte del gruppio FFSS e, secondo l’ipotesi d’accusa, Mazzoncini sarebbe intervenuto in modo illecito per favorire l’assegnazione della commessa. I reati contestati riguardano, a diverso titolo, il concorso in turbativa d’asta, corruzione fra privati e rivelazione di documenti segreti. La denuncia fu presentata dalla società sconfitta, la Tep, che per 70 anni aveva gestito il trasporto pubblico in provincia. Il nocciolo che riguarda Mazzoncini è riferito al ruolo di un manager proveniente da Smtp, la società individuata come advisor tecnico per definire il bando di gara, che fu assunto dal gruppo di lavoro che preparava l’offerta di gara da parte di Busitalia-Autoguidovie.

Prima dell’affondo dei Cinquestelle, c’erano state le prese di posizione di Europa Verde, di Sinistra Italiana e del Tavolo Basta Veleni. Il consigliere comunale Guido Ghidini ha chiesto al sindaco di Brescia spiegazioni: “Stando alla Carta di Pisa, sottoscritta dal Comune di Brescia nel giugno 2014, non potrebbe diventare amministratore delegato della società partecipata A2A”. Ghidini ha spiegato: “Il punto 21 della Carta di Pisa recita: ‘In caso sia rinviato a giudizio o sottoposto a misure di prevenzione personale e patrimoniale per reati di corruzione, concussione, mafia, estorsione, riciclaggio, traffico illecito di rifiuti… l’amministratore si impegna a dimettersi ovvero a rimettere il mandato‘”. Insomma, se anche lo nominassero, poi chiunque potrebbe chiederne le dimissioni.

Il sindaco Del Bono ha tirato in ballo il comitato etico di Milano dicendo che ha dato via libera alla nomina. Ma Ghidini ha rimarcato le perplessità di Gherardo Colombo, l’ex pm di Mani Puite al riguardo. Il sindaco ha replicato che non vi sono carichi pendenti per Mazzoncini a Brescia. E anche la Procura di Parma, il 4 marzo scorso, avrebbe confermato che non vi sono pendenze. In realtà le notizie di stampa relative alla richiesta di rinvio a giudizio citate nell’interrogazione M5S sono dello scorso 7 aprile. E il processo di Perugia? “In base alla legge Severino non c’è inconferibilità perché non c’è sentenza di condanna”. La violazione della Carta di Pisa? Per il sindaco non esiste, visto che il processo a Perugia riguarda la truffa, non indicata tra i reati che dovrebbero provocare le dimissioni. Del Bono ha escluso di chiedere un parere al Comitato legalità del Comune (che è presieduto dall’ex presidente del Tribunale, Roberto Mazzoncini, padre del manager).

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