Le recenti dichiarazioni di Matteo Salvini, che sembrano vedere nello strumento del condono, in primis quello edilizio, la panacea per tutti i mali di cui soffre l’Italia, provocano un grande sconcerto. L’emergenza sanitaria e i suoi effetti depressivi sull’economia mondiale e nazionale non devono essere la scusa per aprire le porte alla peggior politica di sempre: consumo di suolo, cemento facile e sottrazione di risorse alla fiscalità generale.

In periodi di emergenza vanno invece trovate soluzioni per far ripartire la produzione, per rimettere in cammino un’Italia provata. Il condono non è un programma economico e nemmeno un diritto negato. Il condono non è uno strumento di pianificazione straordinario, è la sanatoria “concessa” a fronte di una illegalità, per un abuso realizzato, per una violazione del territorio e delle basilari regole civili.

Rispondere in tempi certi alle istanze di condono pendenti è un obbligo, nel rispetto della legge di riferimento. Ma quella stessa legge offre pure una prospettiva per il recupero dei territori pregiati e a rischio, ovvero una pianificazione del territorio che resta impedita dalla omessa chiusura delle pratiche giacenti ovunque a migliaia nel Paese.

Contro ogni nuova violazione e ogni deroga alle regole civili che disciplinano (devono disciplinare) il governo del territorio, deve fondarsi ogni logica per il recupero di un rapporto sano tra cittadino e ambiente. L’emergenza del virus ci sta chiamando ad assumere una nuova visione di uno sviluppo equilibrato con il nostro habitat e con ambiente, del quale stentiamo di comprendere che siamo ospiti. Superiamo la logica delle grandi opere, abbracciamo quella della manutenzione di un territorio la cui fragilità emerge sistematicamente davanti a frane, inondazioni, terremoti, e le altre emergenze del nostro oramai vivere quotidiano. Diventa così facile comprendere che anche la logica dei condoni contrasta inesorabilmente con il diritto a un nuovo futuro dei nostri figli.

L’abusivismo edilizio da sempre alimenta e sovvenziona settori illegali importanti, il malaffare, la corruttela politica, le mafie, le camorre, le ‘ndranghete del nostro Paese. Sposare quel sistema è solo volgare e opportunistica speculazione politica. Ma anche deprecabile connivenza.

Occorre l’esatto contrario: predisporre seri piani d’investimento per la cura del territorio, il miglioramento della sanità pubblica e l’aumento del benessere sociale, nel costante rispetto delle regole vigenti. Perché il bene nostro, come ricorda Andrea Zanzotto, dipende dalla nostra terra, sempre più devastata da vili interessi personali: “Ti abbiamo intossicata, sconquassata, rosicchiata, castrata, non per il bene nostro che dal tuo non può separarsi ma per l’avidità di pochi gufi dal gozzo pieno”. Non dimentichiamolo mai e smettiamo di ripetere sempre gli stessi errori.

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