12 aprile Aldo Masullo, una delle menti più lucide della filosofia contemporanea, compie 97 anni. È il giorno di Pasqua, della celebrazione della rinascita, speriamo che sia di buon auspicio. Per tutti. L’anno scorso per il suo 96esimo Nino Daniele, Assessore alla Cultura, nella Sala Giunta di Palazzo San Giacomo, gli fece un sorpresone: una serie di cartoons animati: il Grande Vecchio che spiegava la filosofia alla volpe Sofia. E’ passato solo un anno, sembra un’altra epoca. Adesso ci ritroviamo tutti porcospini dotati di spine per mantenere le distanze ma, secondo la metafora del dilemma di Schopenhauer, desiderosi di calore umano.
Anche in queste ore buie il professore di Filosofia Morale alla Federico II di Napoli, continua ad essere un punto di riferimento, un modello di impegno critico per Napoli. Lo chiamano in tanti, ex allievi, giovani e meno giovani, per una parola di conforto, adeguata alla circostanza, persone con un senso di solitudine e di smarrimento addosso. “Perché la comunicazione è sostegno di vita intesa come consapevolezza, come soggettività, come emozionalità”.

Il parlare tanto lo ha ridotto a un filo di voce. Gli telefono per fargli gli auguri, il figlio ha appena finito di fargli la barba. Poi si siederà a tavola a magiare “un piatto di spaghetti al sugo rosso di pomodoro”. Lo studio aiuta a stare chiuso in casa, dunque lui ci è abituato. Parla di sgomento, di evento catastrofico, ma anche di etica della salvezza… Insomma, prende il virus con filosofia. “Ho paura del virus, come tutti. Tuttavia qualsiasi filosofia vera in un momento tragico come questo rasserena, fa superare il senso di disperazione, stabilisce una zona di pace tra l’uomo e il mondo, tra l’uomo e se stesso. Come c’è la pan-demia, c’è la pan-patìa, ha coniato questo vocabolo, uno stato di sofferenza non individuale ma collettivo, l’unica arma che rimane è quella del coraggio di resistere”.

Aldo non fa sconti al futuro immediato…
Il dopo sarà certamente molto più duro del presente perché il presente mobilita le energie, anche di carattere elementare, si è impegnati a prove di resistenza quotidiana, insomma c’è una forte sensibilità e condivisione del male comune. Potremmo dire che ora è un momento di poesia, una poesia drammatica, tragica, mentre il futuro sarà la prosa, una prosa asciutta, diretta, senza abbellimenti, quando divamperà la crisi economica. E tutto sarà molto meno controllabile”.

Mi consenta la retorica, secondo lei è la guerra mondiale del 21esimo secolo?
“È scioccante come una guerra, ma non è paragonabile al conflitto mondiale. Ricordo bene la fine della guerra: camminavamo lungo il rettilineo di Napoli, macerie ovunque, eppure eravamo felici. C’era tutto da ricostruire. Superata l’emergenza si rovisterà tra altre “macerie”, altrettanto dolorose”.

I giovani si sentono scippati del futuro, c’è una lezione che impareranno in fretta?
“Il dramma dei giovani è la mancanza di prospettive. Come dirsi: non c’è più nulla da fare. E’ stato già fatto tutto. Questo evento stravolgente potrebbe dare ai giovani uno scossone, come dirgli, fatevi avanti, il mondo adesso più che mai è vostro”.

Come giudica i metodi “sceriffeschi” di De Luca?
“Fra l’indisciplina e la disciplina è stata scelta la via della sicurezza assoluta. Assoluta, si fa per dire. Ma nel quadro di queste restrizioni i napoletani si stanno comportando coerentemente. In una condizione epocale dove i mores, i costumi, diventano sempre più fragili ogni sua parola diventa preziosa, di guida… La filosofia mi ha insegnato che nessuno di noi si salverà da solo. Viviamo nella sospensione di un tempo. Il tempo ci minaccia, è l’avvertimento interiore al nostro cambiamento. L’etica si propone di liberare non l’uomo dal tempo ma il tempo dell’uomo dall’essere un vissuto traumatico, e rendere il vissuto capace di sopportare le perdite e di consegnarlo a un vissuto sereno del proprio cambiamento, sostenuto dalla consapevolezza della ragione”.

Lei ha scritto: salvezza in rapporto al tempo significa viverlo non solo come rapina, come intendeva Giordano Bruno, soppressione di parti del sè, ma al tempo stesso come apertura di nuove possibilità. Lo possiamo rileggere al tempo del Covid-19?
“Approfittare di questo tempo e una volta, usciti dalla tempesta, l’etica potrebbe consegnarci l’uomo pronto per la ricostruzione di un nuovo mondo. Anche in una società senza fedi, neanche quella della ragione, l’individuo è portato a un’apertura universale e quindi morale. Ce la farà anche questa volta ma gli lascerà l’impronta di un’ amara consapevolezza della vita. Noi siamo un vissuto ma non viviamo, al di là del virus, siamo coloro che dimenticano in fretta. Individui biologici presi dalla quotidianità. Fantasmi senza corpo. Virus o non virus, passata la peste biologica, il mondo rimane a rischio. Guerre, ingiustizie sociali, emergenza ambientale, l’umana specie non si è poi evoluta così tanto…”

Auguri maestro!

pagina Facebook di Januaria Piromallo

vignetta by Guido Ciompi

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