Lo storico dell’arte Tomaso Montanari prosegue il ciclo della terza stagione del format ‘Favole Forme Figure’ – realizzato da Loft Produzioni in esclusiva per la piattaforma Loft (www.iloft.it e app Loft) in collaborazione con Land Comunicazioni con la regia di Luca Criscenti – con altre due opere fondamentali: Betsabea al bagno di Rembrandt e Le storie della Vera Croce di Piero della Francesca. “Nella sala del Museo del Louvre dove è esposta la Betsabea di Rembrandt, gli spettatori si fermano con un certo imbarazzo – spiega Montanari – Non sappiamo bene dove e cosa guardare: ci chiediamo cosa rappresenti davvero questo quadro, perché sia bello e come dobbiamo leggere un’opera in cui apparentemente non succede nulla”. Vi si racconta una storia della Bibbia che riguarda il re e profeta David, colui che aveva sconfitto il gigante Golia ed era diventato un saggio sovrano autore dei Salmi. Egli si innamora di Betsabea vedendola fare il bagno, ma ella è la moglie di un valoroso soldato, Uria. Nonostante ciò, la donna cede e viene concepito un figlio. Re David chiede a Uria di tornare dal fronte per giacere con sua moglie, ma egli si rifiuta, dando prova di grande tempra morale, e muore durante un combattimento. Betsabea sposa David, ma il figlio muore come castigo divino per la dissolutezza del re. Tuttavia il secondo figlio rimarrà in vita e diventerà niente meno che re Salomone, il più saggio di tutti i sovrani d’Israele. Nel quadro, Rembrandt ci mostra Betsabea, uscita dal bagno, mentre una nutrice le asciuga i piedi, intenta a meditare dopo aver letto una lettera del re David. “E’ un momento intimo, privato, in cui il corpo e l’anima di Betsabea sono come divisi – racconta lo storico dell’arte – Il corpo è offerto nella sua nudità. E’ evidente che Rembrandt pensi a uno spettatore maschile che si sostituisca alla vista che ebbe re David. C’è una tensione, un pathos, una divisione tra desiderio e senso di colpa“. Secondo Montanari è “un quadro che mostra come la pittura sia in grado di rendere visibili anche i moti dell’animo”.

Conservato nella cappella maggiore della basilica di San Francesco ad Arezzo, Le Storie della Vera Croce è un ciclo di affreschi dipinto soprattutto da Piero della Francesca, tra il 1452 e il 1466. “L’autore ci racconta la storia del vero legno della Croce, da quando germogliò nel cadavere di Adamo crescendo come albero sul corpo del progenitore, a quando viene usato per crocifiggere il Cristo, fino al suo smarrimento e al suo ritrovamento da parte di Sant’Elena, madre di Costantino, per finire, poi, in una serie di leggendarie vicende – fa notare Montanari – Egli sa che i suoi contemporanei non conoscono questa storia, quindi fa una scelta singolare: non racconta dall’alto verso il basso, da sinistra verso destra la vicenda in modo ordinato, ma concepisce il racconto in base a delle assonanze visive, concettuali. Non compone una storia in prosa, ma scrive piuttosto una sorte di inno sacro, di poesia visiva dedicata alla Croce”.

“Favole Forme Figure” è un programma originale realizzato da Loft Produzioni in esclusiva per la piattaforma Loft (www.iloft.it e app Loft) in collaborazione con Land Comunicazioni. Dopo Guernica e la Madonna Sistina, Il David di Michelangelo e Il Ratto d’Europa di Tiziano, Betsabea al bagno di Rembrandt e Le storie della Vera Croce di Piero della Francesca, Tomaso Montanari affronterà Il 3 maggio 1808 di Francisco Goya e Il Mangiafagioli di Annibale Carracci; I Seminatori di Vincent Van Gogh e la fondazione della città di Pienza da parte di Papa Pio II; Villa di Maser costruita da Palladio e Le Galiziane alla finestra di Bartolomé Esteban Murillo.

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