Fuori dall’Italia non c’è più tempo da perdere“. A lanciare l’allarme, dopo che l’Oms ha spronato gli Stati a misure più drastiche contro il coronavirus e alla luce della chiusura totale dell’Italia, sono stati i giornalisti francesi che lavorano nel nostro Paese. Una trentina di firme dei principali quotidiani e radio francofone ha deciso di prendere la parola di fronte a quella che, denunciano, rischia di essere una vera e propria negazione del problema. Chiedono “misure” per far fronte al pericolo e soprattutto di “imparare la lezione dell’Italia“. Perché a essere colpito, specificano, “è stato il sistema sanitario migliore d’Italia e migliore d’Europa“. Ma non sono solo i cronisti francesi ad aver preso la parola. Su Twitter tanti gli allarmi di esperti, diplomatici ed editorialisti. Dall’americano Terry Moran di Abc News all’inglese James Mates che di ritorno dalla Lombardia si è speso per mettere in guardia i suoi concittadini “da quello che potrebbe accadere”. Fino al professore tedesco Henrik Enderlein che si chiede cosa stia aspettando Angela Merkel a seguire l’esempio dell’Italia.

I giornalisti francesi in Italia: “Le autorità si rendano conto della grandezza del pericolo” – I cronisti si sono esposti proprio poche ore prima che Emmanuel Macron si rivolgesse alla nazione per parlare dell’emergenza. “Siamo giornalisti”, si legge nel testo, “che lavorano in Italia per i media francesi e francofoni, copriamo dall’inizio la crisi epidemica del coronavirus. Abbiamo potuto constatare la progressione folgorante della malattia e abbiamo raccolto le testimonianze del personale sanitario italiano. Molti noi hanno raccontato la situazione tragica negli ospedali, i servizi di terapia intensiva saturi, il triage dei pazienti, tra i quali, quelli più deboli, che vengono sacrificati per mancanza di respiratori artificiali sufficienti”.

Proprio il loro lavoro di queste settimane, scrivono, li ha spinti a mettere in guardia il governo e il presidente della Repubblica. “Riteniamo nostra responsabilità rivolgere un messaggio alle autorità francesi ed europee perché si rendano conto della grandezza del pericolo“. Le accuse dei giornalisti sono molto nette e riguardano non solo le autorità, ma anche l’opinione pubblica che sta sottovalutando, secondo loro, il problema: “Tutti noi osserviamo uno scarto incredibile tra la situazione alla quale assistiamo quotidianamente nella Penisola e la mancanza di preparazione dell’opinione pubblica francese a uno scenario, riconosciuto dalla maggioranza degli esperti scientifici, di propagazione importante, se non massiva, del coronavirus. Fuori dall’Italia non c’è più tempo da perdere“. L’intervento, spiegano, nasce dal fatto che “la maggior parte dei nostri compatrioti non ha cambiato le sue abitudini. Pensano di non essere minacciati, soprattutto dal momento che sono giovani”. Ma, come dimostra il caso italiano, non è una giustificazione sostenuta dai fatti: “L’Italia inizia ad avere dei casi critici rilevanti in rianimazione della fascia di età 40-45 anni”. E, “alcuni francesi non si rendono conto che in caso di patologia grave, diversa dal coronavirus, non saranno presi in carico in modo appropriato a causa della mancanza di posto, come è il caso italiano da diversi giorni”. Infine, concludono ricordando un elemento che molti in Francia ancora ignorano: “Sottolineiamo anche che il sistema sanitario colpito oggi è quello del Nord, ovvero il migliore d’Italia, uno dei migliori in Europa”. Insomma, “la Francia deve imparare dall’esperienza italiana“.

La tribuna, pubblicata da vari quotidiani in Francia a partire da Libération, non è l’iniziativa isolata di pochi ma ha già trovato il sostegno di una trentina di firme. Ecco chi sono: Manuella Affejee (Radio Vaticano); Delphine Allaire (Radio Vaticano); Salvatore Aloïse, corrispondante ARTE; Olivier Bonnel (Radio Vatican); Bertrand Chaumeton, autore radiofonico; Manuel Chiarello, giornalista indipendente; Matteo Cioffi, corrispondente sportivo Rfi; Marie Duhamel (Radio Vaticano); Ariel F. Dumont (Marianne, Le Quotidien du Médecin); Antonino Galofaro (Le Temps); Bruce de Galzain, (Radio France) ; Marine Henriot (Radio Vatican); Arthur Herlin, direttore agenzia i.Media; Richard Heuzé, politica internazionale; Blandine Hugonnet, giornalista freelance; Franck Iovene, AFP; Éric Jozsef, (Libération e RTS); Anne Le Nir (RTL/La Croix); Marc-Henri Maisonhaute, freelance; Francesco Maselli, (l’Opinion); Natalia Mendoza (France 24); Alban Mikoczy, (France2/France3); Valentin Pauluzzi, (L’Équipe); Jean-Charles Putzolu, (Radio Vatican); Quentin Raverdy, freelance; Xavier Sartre (Radio Vatican); Eric Sénanque (RFI); Valérie Segond (Le Figaro); Nicolas Senèze (La Croix); Arman Soldin (AFPTV); Anne Tréca (RTL).

L’allarme lanciato dalla Germania agli Usa: “Cosa stiamo aspettando?” – Ma non ci sono solo i francesi. Nelle ultime ore sono numerosi gli editorialisti, diplomatici o esponenti politici che su Twitter stanno rilanciando lo stesso messaggio: chiedere agli altri Stati che non sono l’Italia di muoversi a prendere misure di contenimento del contagio. Nelle scorse ore ad esempio, a prendere posizione è stato Carl Bildt, copresidente del think thank European Council on Foreign Relations: “La Danimarca ha chiuso tutte le scuole per due settimane”, si legge nel suo messaggio diffuso in rete. “Serve un approccio più duro rispetto a quello usato dalla maggior parte dei Paesi Ue all’infuori dell’Italia”. Un Tweet quello di Bildt, rilanciato dallo stesso ex premier italiano Enrico Letta che per primo ha notato un cambio di analisi dei media stranieri e sottolineato come l’Italia possa essere un punto di partenza necessario per molti altri Stati.

Interessanti le reazioni anche sul fronte tedesco. Da segnalare il corrispondente dall’Italia Frank Hornig su Der Spiegel Online: “Forse il governo italiano ha riconosciuto la gravità della situazione solo prima e meglio di altri”, è la sua riflessione in un articolo del 12 marzo dove vengono illustrate le misure prese dal premier Giuseppe Conte. Ma non è l’unico. Henrik Enderlein, direttore del centro Jacques Delors e professore di economia, sempre su Twitter ha rilanciato in queste ore un’analisi sull’andamento del contagio, comparando Italia e Germania. “Siamo sempre sulla stessa direzione dell’Italia”, scrive, “L’Italia ha chiuso il Paese tra il 5 e l’11 marzo. Che cosa aspettano le autorità tedesche?”.

Anche sul fronte americano si segnalano giornalisti ed editorialisti impegnati nel sensibilizzare l’opinione pubblica. Il 12 marzo, Terry Moran, corrispondente di Abc News, ha scritto su Twitter: “Usate le precauzioni più forti per proteggere voi stessi e la vostra comunità ora finché vi fa sentire un po’ ridicoli nel farlo. Quando vi accorgerete che è necessario, sarà troppo tardi“.

Sempre Moran è tra i giornalisti ad aver rilanciato l’intervento di James Mates, inviato in Italia per la tv inglese, scrivendo una semplice frase lapidaria: “E’ peggio di quello che pensiamo”. Mates si prende la briga di scrivere un articolo sul sito di ITV news: “Sono appena rientrato dall’Italia e mi sto ‘godendo’ il mio primo giorno di auto-isolamento”. Quindi continua: “E’ molto importante che la gente capisca quanto vanno male le cose, non da ultimo perché è dove potremmo essere diretti”. Il giornalista annuncia quindi di voler pubblicare contributi audio e scritti per far capire la situazione degli ospedali in Italia perché facciamo “aprire gli occhi” anche agli inglesi.

Infine a parlare è stata anche la nota conduttrice della CNN Christiane Amanpour. In un Tweet delle scorse ha rilanciato un’intervista di Matteo Renzi che metteva in guardia gli altri Stati perché si muovano in fretta. Sempre il collega inglese Mates lo ha ritwittato con un semplice commento: “C’è qualcuno in ascolto?”.

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