Mentre decine di migliaia di migranti sono ammassati al confine tra Turchia e Grecia e a centinaia sbarcano nelle isole dell’Egeo, in particolare a Lesbo, la diplomazia inizia a muoversi per cercare di risolvere la nuova crisi migratoria scatenata dalla decisione del presidente della Turchia, Recep Tayyip Erdoğan, di minacciare nuovamente l’Unione europea invitando i circa 4 milioni di rifugiati sul suolo nazionale a dirigersi verso la frontiera. Mentre l’Alto rappresentante per la Politica Estera dell’Ue, Josep Borrell, è volato ad Ankara con il commissario alla Gestione delle crisi, Janez Lenarcic, per incontrare il leader turco, i presidenti del Parlamento, della Commissione e del Consiglio europeo, David Sassoli, Ursula von der Leyen e Charles Michel, si sono diretti al confine greco-turco insieme al primo ministro di Atene, Kyriakos Mītsotakīs. “Le frontiere greche sono europee. Grazie Grecia, sei il nostro scudo“, hanno detto una volta arrivati. Ma se Erdoğan continua a dichiarare di non poter fermare i flussi e a ricordare all’Europa che “non ha rispettato la sua parte dell’accordo” sui migranti, accusandola di non aver pagato in maniera corretta i 6 miliardi di euro promessi, il ministro degli Esteri di Mosca, Sergej Lavrov, risponde a chi chiede uno stop all’offensiva del regime di Damasco, sostenuto da Russia, Iran e Hezbollah, a Idlib, in Siria, che sta provocando nuovi profughi: “Non possiamo contribuire a risolvere i problemi dell’immigrazione a scapito della fine della guerra al terrorismo“.

Le incongruenze, oltre che sulle posizioni degli attori coinvolti, si riscontrano anche sui numeri del fenomeno. Secondo i dati diffusi dal governo turco, sono oltre 130mila i migranti che, fino alla mattinata di martedì, si sono diretti al confine per cercare di entrare in Grecia e Bulgaria. Ma secondo le stime delle organizzazioni internazionali sul posto, le cifre sono almeno dieci volte inferiori: l’Agenzia Onu per i Rifugiati (Unhcr) fa sapere a Ilfattoquotidiano.it che stando ai loro calcoli sono circa 20mila le persone che hanno raggiunto la frontiera. Intanto, le forze di sicurezza di Atene hanno arrestato 45 migranti che avevano attraversato illegalmente il confine dalla Turchia, secondo quanto riporta l’emittente Ert, precisando che si tratta per lo più di cittadini provenienti da Afghanistan, Pakistan, Bangladesh e Marocco. Stando alla stessa fonte, da ieri la Grecia ha fermato 5mila persone che volevano entrare illegalmente nel Paese.

La Turchia, comunque, tiene il punto e per bocca del presidente Erdoğan, nel corso di una conferenza stampa congiunta con il primo ministro Bulgaro, Boiko Borisov, ribadisce che “l’Ue non ha rispettato la sua parte dell’accordo” per contenere i migranti in territorio turco “e continua ad applicare il doppio standard”. Secondo il leader dell’AkParti, la Turchia ha soddisfatto incondizionatamente tutti i punti dell’accordo, ma “l’onere per i migranti” non è stato condiviso: “Abbiamo già speso oltre 40 miliardi di euro per i migranti, avete promesso di stanziare sei miliardi di euro nell’arco di un anno per distribuirli alle ong (in realtà l’accordo prevedeva lo stanziamento di 6 miliardi di euro nell’arco di 4 anni, ndr). Li avete stanziati questi fondi? No! Chi vorreste prendere in giro?”. Poi il presidente, così come il ministro degli Esteri, Mevlut Cavusoglu, ha voluto sottolineare che la Turchia non è “nella posizione di fermare” i migranti che vogliono recarsi in Europa.

Da parte sua, il premier bulgaro ha ringraziato la Turchia per il fatto che sta rispettando la parte dell’accordo con l’Ue relativa al confine bulgaro: “Ciò consente ai cittadini bulgari di dormire tranquilli”, ha detto Borisov aggiungendo di aver fatto “molti sforzi per organizzare un vertice a Sofia” nei prossimi giorni sulla situazione in Siria e sulla questione dei migranti.
“Il presidente Erdogan era pronto a venire a Sofia, ma la sua riluttanza a sedersi a un tavolo con Mītsotakīs ha raffreddato il mio entusiasmo”, ha precisato. Borisov ha espresso la fiducia che prima o poi tale riunione dovrebbe svolgersi con la Commissione europea e i partner europei: “Ma non tutti sono ancora maturi e non tutti vedono l’enorme pericolo umanitario che sta arrivando”, ha rilevato Borissov. “Abbiamo votato questo denaro per la Turchia, non riesco a capire perché non lo abbiamo dato”, ha affermato Borisov. “Spero che coloro che sono lontani da questa regione, prima di parlare, si pongano la domanda: abbiamo adempiuto ai nostri impegni?“, ha concluso.

Dall’altra parte del filo spinato, i presidenti dei tre organi dell’Ue, insieme al premier greco, hanno risposto alle dichiarazioni di Erdoğan: “Chi cerca di mettere alla prova l’unità dell’Europa resterà deluso – ha dichiarato von der Leyen – Manterremo la linea e la nostra unità prevarrà. È tempo per un’azione concertata e per il sangue freddo. La Turchia non è un nemico e le persone non sono mezzi per raggiungere un obiettivo. Grazie alla Grecia per essere il nostro scudo”. Parole che non sono piaciute al deputato del Pd, Matteo Orfini, che su Twitter ha risposto. “Ursula Von der Leyen, presidente della commissione europea, ha ringraziato la Grecia definendola ‘scudo d’Europa’. Una frase orrenda e disumana. Uomini, donne e bambini in fuga dalla guerra considerati un pericolo dal quale proteggersi. Se questa è l’Europa, l’Europa non può proteggersi perché è già morta“.

Sassoli lancia l’allarme per la situazione dei minori al confine: “In Grecia sono presenti tanti minori, migliaia di minori, minori non accompagnati. Penso che un impegno che voglio prendere, ma insieme alle altre istituzioni, è quello di avere una strategia per i minori non accompagnati. Dobbiamo custodirne il futuro, proteggerne il futuro e credo che su questo l’impegno dei governi europei debba essere più forte di quello che è stato fino ad adesso, anche in generosità. Spesso le politiche di alcuni governi europei sono state improntate non alla generosità ma al proprio interesse“.

Michel, invece, si congratula con il governo di Atene per le azioni intraprese per il contenimento dei flussi sulla cosiddetta rotta balcanica, nonostante nelle ore passate alcune ong abbiano denunciato l’uso di lacrimogeni e granate stordenti nei confronti di coloro che hanno tentato di oltrepassare illegalmente il confine, mentre sono circolati video della Guardia Costiera greca che respinge i gommoni con bastoni e spari in acqua a pochi metri dalle imbarcazioni: “Siamo venuti qui per esprimere un sostegno per quello che avete fatto con i vostri servizi di sicurezza, con i vostri team e il vostro governo negli ultimi giorni. Le frontiere greche sono le frontiere europee, questo è fondamentale e da ricordare. Noi siamo assieme perché riteniamo che la protezione delle frontiere sia fondamentale, come è fondamentale agire in modo proporzionato e mostrare rispetto per dignità umana e diritto internazionale”.

Mītsotakīs punta il dito contro i vicini turchi, sostenendo che “in piena violazione dell’accordo con l’Ue hanno incoraggiato e aiutato in modo sistematico decine di migliaia di migranti e profughi a entrare in Grecia. Hanno fallito e continueranno a fallire se dovessero continuare a perseguire questa strategia. Purtroppo la Turchia è diventato il trafficante ufficiale di migranti nell’Ue”. E poi critica le politiche migratorie comunitarie: occorre “cambiare la politica comune d’asilo. È una questione che pesa da molti anni, non abbiamo usato saggiamente il tempo che è passato dall’ultima crisi delle migrazioni. È ora di farlo”.

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