Tra qualche giorno saremo costretti a ricrederci: noi italiani abbiamo fatto il meglio possibile in una situazione nuova, grave e per certi aspetti angosciante. Sarà difficile digerire il boccone dolce, dal momento che preferiamo quello amaro, e sarà difficile farlo quando il tempo della malattia non sarà passato, la lista delle guarigioni dal coronavirus non sarà completa, quella degli infetti ancora lunga e pure l’altra, terribile, delle vittime.

Quando leggeremo che i francesi, dopo soli due giorni e una ventina di casi accertati, hanno un intero ospedale di riferimento fuori uso, che gli inglesi hanno ripreso con lena a fare i test con i tamponi, attività diagnostica che ancora incredibilmente non sembra convincere del tutto gli americani (le cui cure dovranno pagarsele se malauguratamente dovessero richiederle), allora forse capiremo che perfino il nostro governo centrale, malgrado i balletti, e le regioni, nonostante tragicomici momenti di comunicazione, se la stanno cavando con sufficiente buon senso.

Le zone rosse, la sigillatura di porzioni vaste di territori, è una condizione che la scienza ritiene imprescindibile per contenere il contagio. L’hanno fatta in Cina, la stiamo facendo noi, hanno iniziato a farla i tedeschi. Contenere non significa risolvere, ma, appunto mitigare l’impatto. Sigillare, fermare la macchina produttiva, è costoso ma inevitabile. Adesso dobbiamo fare un ultimo sforzo: contenere noi stessi, tentare di non scivolare mai nell’isteria e poi procedere verso il lato opposto, quello dell’ottimismo infondato, oppure del fanatismo grasso e ignorante.

Chiedere la quarantena e tre giorni dopo dolersene perché costa caro è una manifestazione infantile e furbesca. Tanti imprenditori stanno pagando, tanti piccoli artigiani, tante famiglie sono costrette a vivere in un’ansia mai vista. Ma chiudere bottega una settimana o anche due non deve spingerci a immaginare la fame eterna. Né è logico e utile pretendere dal governo, quando ancora non è sufficientemente chiara la quantità del danno patìto, provvidenze speciali ad horas.

I medici stanno combattendo contro il coronavirus. Noi dobbiamo batterci per mitigare gli effetti di un altro virus: alimentare furbescamente la disgrazia infinita. Non vivremo meglio se saremo più furbi. Accontentiamoci quindi e per ora di uscire fuori alla svelta da questa brutta situazione e facciamo e diciamo (compito a casa anche per noi giornalisti) appunto solo ciò che serve per uscirne.

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