Ci sono voluti cinque mesi, ma adesso il presidente della Commissione elettorale indipendente (Iec), Hawa Alam Nuristani, nel corso di una conferenza stampa a Kabul, ha annunciato che il presidente dell’Afghanistan, Ashraf Ghani, è stato rieletto per il secondo mandato. Il Capo di Stato ha ottenuto il 50,64% dei voti, contro il 39,52% del suo principale sfidante, che lo era anche alle scorse elezioni del 2014, il chief executive officer Abdullah Abdullah. Uno 0,64% che gli ha permesso di evitare il ballottaggio.

Resta da vedere se Abdullah, con uno scarto così limitato dal testa a testa, riconoscerà il risultato del voto o se darà il via a una contestazione, come avvenne dopo le ultime consultazioni. Il suo ultimo post su Facebook non fa sperare nell’immediata accettazione, visto che ha scritto di non essere pronto a tollerare “risultati fasulli”.

Alle urne si sono recati solo 1,8 milioni di elettori sui 9 milioni di aventi diritto, anche per le difficoltà e in alcuni casi l’impossibilità di allestire i seggi nelle aree dove è maggiore la presenza dei Taliban che hanno ostacolato il voto sferrando anche attacchi contro persone alle urne, ai comizi dei candidati e minacciando la popolazione intenzionata a recarsi al voto. A fine dicembre, inoltre, erano stati denunciati brogli e problemi tecnici durante le operazioni di voto e di scrutinio. Per Mohammad Naeem Ayoubzada, capo dell’organizzazione Transparent Election Foundation of Afghanistan, citato dall’agenzia Dpa, il lavoro dell’Iec manca di trasparenza e la commissione ha violato “tutti gli standard”.

I Taliban, con un comunicato diffuso dal loro portavoce Zabiullah Mujahid, definiscono “fasulle” le elezioni, rifiutando “la frode elettorale e il processo di voto all’ombra dell’occupazione” americana, “un tentativo infruttuoso di gettare polvere negli occhi della Nazione”. Gli Studenti coranici aggiungono inoltre che “la rielezione di Ghani è in contraddizione con il contenuto del processo di pace in corso”.

Processo di pace che pochi giorni fa ha registrato un punto d’incontro tra gli inviati speciali statunitensi guidati da Zalmay Khalilzad e dalla rappresentanza Taliban a Doha su una tregua di 7 giorni che, se rispettata, servirà a gettare le basi per l’avvio di una seconda fase di colloqui che porterà al ritiro delle truppe americane dal Paese. Sediq Sediqqi, portavoce della presidenza afghana, ha annunciato che l’accordo di pace sarà “finalizzato la prossima settimana”, dopo che gli insorti hanno deciso di “rinunciare alla violenza” e “iniziare una vita normale”. “Mike Pompeo, il Segretario di Stato Usa, e Mark Esper, il Segretario Usa alla Difesa, in un incontro con il presidente Ghani hanno detto che nessun articolo dell’accordo di pace è ‘senza condizioni’”, ha continuato Sediqqi. “La pace è la priorità del governo e del presidente. E la nostra pace sarà nazionale, non di parte”, ha concluso.

La fase più delicata, però, sarà quella di far dialogare i Taliban proprio con l’esecutivo di Kabul: dialoghi intra-afghani che hanno incontrato enormi difficoltà in passato. Sediqqi ha però aggiunto che “quando la delegazione del governo ha avviato i negoziati con i Taliban sono stati chiariti alcuni parametri. Questa volta vediamo la volontà dei Taliban. È un’opportunità per mostrare che vogliono la pace”.

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