Il giorno dopo lo strappo ufficiale di Italia viva con l’assenza in consiglio dei ministri, il clima nella maggioranza rimane molto teso. Il primo a tenere aperto lo scontro è lo stesso Matteo Renzi: “Se Conte vuole cacciarci faccia pure”, ha scritto su Facebook attaccando direttamente il presidente del Consiglio. Un segnale chiaro che non sarà l’ex premier il primo a rinunciare, almeno pubblicamente e non subito, alla sfida sul tema della giustizia. Del resto, la riforma del processo penale è stata approvata, con tanto di lodo Conte bis sulla prescrizione, e Italia viva continua a minacciare che non voterà quella parte del testo una volta in Aula. Se è molto presto per parlare di crisi di governo, resta il fatto che i rapporti all’interno della maggioranza oggi sembrano molto logori e le voci sui presunti responsabili che potrebbero arrivare in sostegno del governo si fanno insistenti per tutto il giorno. Il premier Giuseppe Conte, che solo ieri aveva deciso di esporsi con una sorta di ultimatum agli alleati perché “chiariscano” le loro intenzioni “davanti agli italiani”, oggi ha cercato di dare segnali di distensione.

Innanzitutto ha negato categoricamente di stare lavorando per un Conte ter: “Che senso avrebbe?”, ha detto. Alla domanda se si fida del senatore, ha aggiunto: “Non ho alcun problema con Renzi come con gli altri”. Perché “non è nel mio carattere”. “Se devo lavorare per realizzare il programma ho una tale responsabilità politica giuridica e morale che metto da parte ogni personalismo“. In giornata Conte era in Calabria per presentare il Piano del Sud: “Le mie porte sono aperte”, ha tagliato corto. I retroscena però raccontano di una grande “irritazione” del premier che ora dovrà pensare a un modo per ricucire. Se ufficialmente i rapporti rimangono molto tesi, arrivano anche segnali diversi dai palazzi: Italia viva ha partecipato al tavolo per scrivere il programma su salario minimo con la ministra Nunzia Catalfo. Insomma se una rottura ci deve essere, ancora è limitata al fronte della giustizia.

Il caso dell’audio di Rocco Casalino e l’ipotesi “responsabili” – Il clima rimane molto teso, tanto che mentre si cerca di ritrovare la pace ai tavoli della maggioranza, dall’altra si susseguono insistenti le voci di un gruppo di “responsabili” che potrebbe subentrare al posto dei renziani e far sopravvivere il governo. Tra le ipotesi c’è quella che i cosiddetti responsabili siano da ritrovare proprio tra i 17 senatori di Italia viva che, in caso di vera crisi, potrebbero tradire il loro stesso leader. Conte ha smentito per tutta la giornata, ma a tarda sera sul sito de Linkiesta è stato pubblicato un audio del portavoce di Conte Rocco Casalino, in origine destinato a un giornalista, che parla di un ipotetico nuovo esecutivo guidato sempre dall’attuale premier e dice: “Stai tranquillo amore, ci sarà un Conte ter”. Fonti di palazzo Chigi hanno subito precisato che la frase era “una risposta chiaramente scherzosa in replica ad un messaggio di un collega giornalista al portavoce del premier”. Il cronista, spiegano ancora, “avanzava dubbi sul futuro dello stesso Casalino in considerazione della precarietà degli equilibri della maggioranza che sostiene l’esecutivo”. Da qui, sarebbe arrivata la risposta “ironica” di Casalino. Per i renziani però, se Conte “è sincero”, dovrebbe “licenziare il suo portavoce”, hanno dichiarato i parlamentari di Italia viva. Ma in questo clima è arrivata in serata la spiegazione del giallo. A fornirla è stata il direttore de Il Tempo Franco Bechis: “Dall’altra parte c’ero io, Franco Bechis”, ha scritto Bechis sul sito del quotidiano. “Era giovedì 13 febbraio -ha spiegato – appena finito il consiglio dei ministri e al culmine dello scontro a distanza fra Giuseppe Conte e Matteo Renzi ho inviato un messaggio whatsapp scherzoso al portavoce del premier per dirgli che se fosse restato senza lavoro, al massimo potevo offrirgli collaborazione a Il Tempo per non farlo morire di fame. Casalino ha risposto come potete sentire”.

L’insofferenza nella maggioranza: “Perché stare al governo se si litiga soltanto?” – Chi continua a tenere alto il livello dello scontro anche oggi è stato Renzi, che su Facebook in tarda mattinata ha attaccato personalmente Conte: “Il premier è il massimo esperto nel cambiare maggioranze. Se invece vogliono noi, devono prendersi anche le nostre idee. Alleati, non sudditi. Trovo il tono di Conte sbagliato, ma ai falli da dietro del premier rispondiamo senza commettere falli di reazione”. E “se hanno pronto un Conte ter senza di noi, prego si accomodino”. L’insofferenza nella maggioranza per le minacce di Renzi è molto alta. A parlare stamattina per il Movimento 5 stelle è stato il sottosegretario M5s Stefano Buffagni: “Ogni tanto un vaffa”, ha esordito scherzando, “va sempre bene non ho detto la parola intera, quando uno è al governo la vien da dire poi si morde la lingua. Sa con Renzi quante volte ti viene istintivo…”. Ma ha detto: “Quando discutevamo con Salvini c’erano posizioni diverse su tanti temi e i toni erano alti, ma qui la discussione dov’è?”, ha detto a Circo Massimo su Radio Capital. “Perché devo stare al governo se si litiga soltanto? Se si continua con le lamentele e le polemiche sul nulla, sono il primo che si stufa”. Intanto il ministro agli Affari regionali del Pd Francesco Boccia, intervenendo a Potenza, alla domanda su quante possibilità ci siano “di un nuovo governo”, ha risposto: “Zero”. “Non c’è nessuna possibilità di trascinare il Paese in giochi politici che nessun italiano vuole, e la trovo stucchevole e contraddittoria rispetto ai doveri che abbiamo”.

Renzi insiste: “Cambieremo il lodo Conte bis in Parlamento”. Rosato: “Se rimane non votiamo la fiducia” – Nel governo insomma si lavora per far rientrare le polemiche. Anche se, stando alle parole di Matteo Renzi, il fronte Iv non intende fare passi indietro. “Noi pensiamo all’Italia e teniamo alte le nostre battaglie”, ha scritto su Facebook. “Pd e 5 stelle hanno la stessa posizione sulla giustizia. Pur di fare un’alleanza strategica i dem rinunciano al garantismo. Noi invece no: noi non accetteremo mai il giustizialismo che è la forma peggiore di populismo”. E ha concluso: “Questa per noi è una battaglia culturale. La posizione del lodo Conte è incostituzionale secondo i principali esperti. Cercheremo di cambiarla in Parlamento prima che venga bocciata dalla Corte Costituzionale come già avvenuto in settimana alla legge Bonafede. Non molleremo di un solo centimetro. Il Pd ha scelto di seguire i grillini, noi abbiamo scelto di seguire le persone competenti: avvocati, magistrati, esperti della materia”. Proprio oggi l’Associazione nazionale magistrati ha promosso la riforma approvata in consiglio dei ministri dicendo che è stato trovato “un buon punto di equilibrio”. Mentre il presidente dell’Unione camere penali ha parlato di “operazione cinica e pericolosa”.

Poco dopo è intervenuto il deputato Iv Ettore Rosato: “Se resta il lodo Conte bis”, ha detto, “è ovvio che non votiamo la riforma del processo penale”. Secondo fonti interne di Italia Viva però, intercettate dall’agenzia La Presse, sarebbero comunque pronti a votare la riforma del processo penale. “Chi ha mai detto che non voteremo la riforma del processo penale? Come si fa a dire che non votiamo la riforma al processo penale?”, hanno dichiarato. Il ragionamento parte dal presupposto che si tratta di un ddl e non di un decreto su cui il governo può porre la fiducia. “E’ un articolato complesso – spiegano le stesse fonti parlamentari – di cui la prescrizione è solo un punto, anche aggiunto all’ultimo minuto perché da qualche parte dovevano metterlo”. In Italia viva sono pronti a confrontarsi sulla prescrizione quando arriverà in Parlamento. Per Italia viva, è il ragionamento, la velocizzazione dei tempi della giustizia “è una priorità”. Insomma al momento sono tante le strade e le ipotesi percorribili sono tante. E prima di tutto bisognerà vedere se rientrerà lo scontro interno o se si arriverà a una crisi aperta.

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