Da questa stagione in Spagna la coppa nazionale si gioca con una formula rinnovata: 125 squadre, comprese le 20 vincitrici delle leghe regionali (la quinta serie), che si sfidano in una gara secca in casa del club di categoria inferiore fino alle semifinali. Le partite di andata di Athletic Bilbao-Granada e Real Sociedad-Mirandes sono in programma proprio questa settimana. Il miracolo uscito da questo regolamento è il Club Deportivo Mirandes. La squadra milita nella seconda divisione spagnola, non è mai stata nella sua storia in Liga e principalmente ha giocato in quarta serie. Quest’anno, nell’Estadio Municipal de Anduva, ha eliminato Celta Vigo, Siviglia e Villarreal. E adesso dovrà affrontare in semifinale, da sfavoritissima, la Real Sociedad. Giovedì a San Sebastian, il ritorno il 4 marzo a Miranda de Ebro, cittadina di 35mila abitanti a un’oretta d’auto da Burgos, che invece ha la squadra in terza divisione con un brutto record di due fallimenti negli ultimi decenni.

Il club di Miranda non è però nuovo a imprese di questo tipo. Otto anni fa si era già arrampicato fino alla semifinale di coppa, mentre militava in terza divisione. Avevano eliminato Villareal, Racing Santander ed Espanyol e si erano fermati di fronte all’Athletic Bilbao, casualmente anche nel 2012 una squadra basca. Il capitano di allora era Pablo Infante Munoz. Classe 1980, oggi lavora nel Municipio di Burgos ed è da lì che racconta a Ilfattoquotidiano.it le emozioni di quei giorni e le sensazioni di queste ore. In quegli anni faceva il calciatore part time, giocava e lavorava in banca. Nativo di Burgos, ha fatto le giovanili nella squadra della sua città, poi si è imposto al Mirandes e suo è tuttora il record di reti segnate nella storia del piccolo club. Un vero bomber di categoria che segnava gol splendidi (fu capocannoniere di quell’edizione di Coppa) e non è mai finito a giocare in Liga, anche per la sua volontà di tenersi il posto fisso. La squadra si allenava sempre di pomeriggio proprio per lui, che era il giocatore più importante.

“Abbiamo visto stadi spettacolari – racconta Pablo Infante – e giocato contro calciatori fortissimi, ma il ricordo più dolce della Copa del Rey 2011-2012 è il gol di Cesar Caneda con cui abbiamo eliminato ai quarti l’Espanyol”. Quando la squadra giocò poi al San Mames il capitano omaggiò, come da tradizione spagnola, la statua di Pichichi posta all’interno della Catedral, così come fanno tutte le squadre che si trovano per la prima volta nel mitico (ora rinnovato) impianto di Bilbao. Sette anni fa il club a cui i tifosi sono attaccatissimi (e con Burgos c’è un po’ di rivalità) è stato a tre minuti dal fallimento, quando sono riusciti in extremis a inviare alla Lega spagnola un bonifico di 1,4 milioni di euro racimolati da dirigenti, giocatori e tifosi. Ora tocca la sfida impossibile (anche per via del confronto andata e ritorno) con la forte Real Sociedad, l’ultima delle quattro semifinaliste a vincere la coppa nel 1987. “Questa formula della Copa – conclude il vecchio capitano – mi piace, è molto democratica e dinamica. Avrei tenuto la sfida secca anche in semifinale. Io sono Mirandesista non dalla nascita, ma d’adozione. Non vediamo l’ora che si giochi la partita, da queste parti una semifinale non si gioca tutti i giorni. A Miranda c’è un orgoglio infinito per il club. Non sono bravo a fare pronostici, ma se riusciamo ad uscire vivi da Anoeta, avremo qualche possibilità di raggiungere la finale”.

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