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Politica

4 Febbraio 2020

Ultimo aggiornamento: 12:53 del 4 Febbraio 2020

Una via per Borrelli a Milano, sì da M5s, Pd e Lega: “Ha portato aria pulita”. Forza Italia riscrive la storia: “Condannati degli innocenti”

di Simone Bauducco
Simone Bauducco
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Francesco Saverio Borrelli

Milano

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Il Fatto Quotidiano

Intitolare una via di Milano a Francesco Saverio Borrelli? I consiglieri comunali sono divisi sull’ipotesi lanciata dal Fatto Quotidiano con una petizione che ha già raccolto 50mila firme. “Non sono d’accordo perché ritengo che i magistrati debbano fare il loro dovere, cioè esercitare la giustizia non fare rivoluzioni politiche”, dice Fabrizio De Pasquale, di Forza Italia, al Fattoquotidiano.it. Il collega azzurro Alessandro De Chirico va oltre, riscrivendo a modo suo anche la storia giudiziaria dei processi di Mani Pulite: “Sono state condannate delle persone innocenti”.

Di idea opposta Patrizia Bedori, del Movimento 5 stelle, che, una volta letta la petizione, ha “presentato una controproposta di dedicare una via a Borrelli” perché, spiega “vanno ricordati i fatti e il Pool di Mani Pulite è un fatto: ha debellato tangentopoli”. Concorde anche Alessandro Morelli, della Lega che però sottolinea che bisogna “guardare al futuro”. Anche il Partito democratico sostiene la proposta del Fatto quotidiano. “È una cosa naturale e positiva pensando al suo ruolo per questa città. Proprio quest’anno l’abbiamo riconosciuto con la medaglia d’oro alla memoria”, spiega Filippo Maria Barberis, capogruppo dem in consiglio. Francesco D’Alfonso, infine, della lista Beppe Sala sindaco, ricorda che “devono passare dieci anni dalla morte”.

In consiglio comunale a Palazzo Marino lunedì si è discussa la proposta di intitolare una strada a Bettino Craxi, la figura politica più importante tra quelle coinvolte in Tangentopoli. La mozione, presentata da Forza Italia, è osteggiata dal centrosinistra e dal M5s che quando ha cominciato ad elencare le condanne dell’allora leader del Psi ha suscitato la protesta dei berlusconiani che sono usciti dall’aula.

Una strada di Milano per onorare Francesco Saverio Borrelli – CLICCA QUI PER FIRMARE LA PETIZIONE SU CHANGE.ORG

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Adn Kronos
  • 18:40 - Trump fa insider trading con la guerra in Iran? I dati legano gli annunci ai movimenti su petrolio e azioni

    (Adnkronos) - Era già successo con gli annunci e le retromarce sui dazi, ora lo schema si ripete con la 'tregua' in Iran e il petrolio. Il rapporto di Donald Trump con i mercati finanziari è da sempre border line con l'insider trading. Con le sue mosse sbandierate su Truth a segnare momenti propizi per comprare o vendere e incassare milioni di dollari. Ma veramente il presidente degli Stati Uniti favorisce la speculazione finanziaria? La domanda sarebbe incredibile se solo una serie di indizi non somigliassero sempre più da vicino a delle prove.

    La comunità finanziaria globale era rimasta sbalordita dal candore dell'affermazione, "questo è il momento giusto per comprare", che aveva accompagnato l'annuncio di uno stop ai dazi precedentemente imposti a tutto il mondo. Eravamo a metà aprile 2025, e quelle parole accostate all'effettivo rialzo delle quotazioni che ne seguirono, alimentarono la richiesta dei Democratici americani di indagare a fondo per capire se la corrispondenza fra causa ed effetto fosse documentabile.

    Quasi un anno dopo, il Financial Times torna alla stessa denuncia, circostanziata. Questa volta nel mirino finisce l'annuncio, sempre via Truth, di una presunta tregua e di altrettanto presunti negoziati avanzati con Teheran per arrivare a un accordo che possa essere un primo passo verso la fine della guerra in Medio Oriente. E' evidente che si tratti di una notizia market (e price) sensitive, come si definiscono le indiscrezioni che hanno la forza di far schizzare o deprimere i corsi azionari. In questo caso, con un effetto diretto sulle quotazioni del petrolio, l'annuncio del presidente americano è di quelli particolarmente sensibili. Per questo il quotidiano economico britannico è andato a verificare. Bene, anzi malissimo, tra le 6:49 e le 6:50 ora di New York, quindici minuti prima dell'annuncio del presidente, sono stati scambiati 6.200 contratti futures sul Brent e sul West Texas Intermediate per un valore di 580 milioni di dollari.

    Questi movimenti sono insoliti per l'orario, per il volume e per la precisione chirurgica con cui sono stati piazzati. Perché l’annuncio di Trump alle 07:04 ha innescato un flusso di vendite sul petrolio che ne ha fatto scendere rapidamente il prezzo, incidendo ovviamente anche sul rialzo dei mercati azionari. Muovendo tantissimo denaro che è passato rapidamente da una mano all'altra.

    Sembra paradossale, se non addirittura distopico, arrivare all'equazione che lega causa ed effetto. La Casa Bianca ovviamente respinge formalmente ogni accusa ma il fatto, accertato, che passino enormi somme di denaro di mano in corrispondenza dei tira e molla di Trump fa del presidente americano una potenziale, gigantesca, fonte di informazioni riservate per fare insider trading. (Di Fabio Insenga)

  • 17:20 - Poste-Tim, Lasco: "Nostra strategia non cambia, continueremo a investire sulle persone"

    Roma, 24 mar. (Adnkronos) - “La nostra strategia è una e unica: investire sulle nostre persone. Con Del Fante, in ogni occasione, ringraziamo i nostri colleghi: se oggi siamo arrivati a questo è anche e soprattutto grazie a loro, alla capacità, alla motivazione che hanno sempre dimostrato in questi anni di fare squadra, di fare sistema e di portare i risultati”. Lo sottolinea il direttore generale di Poste Italiane, Giuseppe Lasco, in un’intervista rilasciata al Tg Poste. “Continueremo a investire sulle persone. In questi anni abbiamo assunto circa 40mila persone, un ricambio generazionale importantissimo. Abbiamo portato in casa tantissimi giovani, su 40 mila il 60% sono under 30, si è molto alzato il livello di scolarizzazione con circa il 30% di laureati, l’età media si è abbassata da 51 a 47 anni e oggi il 54% dei nostri dipendenti è donna”, precisa Lasco.

    “Le nostre risorse hanno capito l’investimento che stiamo facendo sulle persone e c’è stata una grande risposta. Stiamo investendo tanto sulla formazione e sul mondo welfare”, sottolinea. “Al Fondo Sanitario Integrativo hanno aderito tutti i 120 mila colleghi e in 50 mila hanno aderito al nostro progetto welfare. Quando l’operazione con Tim verrà a compimento l’integrazione sarà naturale”, spiega Lasco. “Continueremo il nostro processo di investimento sulle persone, daremo il benvenuto ai colleghi di Tim con grande motivazione e cultura professionale. Non faremo altro che continuare sulla nostra strada di fare grandi risultati e di fare grande Poste Italiane”, conclude.

  • 17:19 - Poste-Tim: Del Fante: "Opas è naturale evoluzione di un percorso iniziato anni fa"

    Roma, 24 mar. (Adnkronos) - “L’offerta pubblica di acquisto e scambio su Tim rappresenta una naturale evoluzione di un dossier avviato cinque anni fa insieme al Direttore Generale Giuseppe Lasco. Abbiamo fatto il primo investimento un anno fa, quindi possiamo dire di esserci fidanzati con Tim”. Lo sottolinea l’amministratore delegato di Poste Italiane, Matteo Del Fante, in un’intervista rilasciata al Tg Poste.

    “Adesso siamo fermamente convinti che il matrimonio sia il prossimo passo, e quindi abbiamo proposto a tutti gli azionisti di Tim di venire a bordo dell'iniziativa di Poste” sottolinea. L’Ad ricorda che "il gruppo ha avviato lo studio dell’offerta già diversi anni fa”, aggiungendo che “due aziende storiche e iconiche come Poste Italiane e Tim, unite, possono proiettare il sistema Italia verso un futuro che sta diventando ogni giorno sempre più tecnologico”. Vogliamo essere, conclude Del Fante “l'abilitatore della trasformazione tecnologica, delle abitudini degli italiani, persone fisiche, delle imprese, della pubblica amministrazione”.

  • 17:15 - Salvare la vista in tempo di guerra, il modello 'corridoi teleterapeutici'

    Roma, 24 mar. (Adnkronos Salute) - In tempi di conflitti continui proteggere la propria salute, e in particolare la vista, diventa sempre più difficile. La guerra in Ucraina, ad esempio, ha costretto milioni di persone a lasciare il proprio Paese, ma quasi 4 milioni rimangono sul territorio affrontando condizioni estremamente difficili e con urgente bisogno di cure. La telemedicina in questi contesti ha rivoluzionato l'accesso alle consulenze, ma la medicina in tempo di guerra mette in luce i limiti dell'assistenza di tipo meramente consultivo. In caso di patologie in cui il tempo è un fattore cruciale, le competenze che si limitano a fornire raccomandazioni potrebbero arrivare troppo tardi per essere efficaci. Ciò che occorre è una transizione verso la telemedicina terapeutica, ovvero modelli in cui le conoscenze specialistiche superano i confini mentre l'autorità terapeutica rimane radicata a livello locale. Una pubblicazione su 'Nature', cui hanno contribuito Andrea Cusumano, oftalmologo e docente di Malattie dell'apparato visivo, e Marco Lombardo, PhD presso il Dipartimento di Medicina sperimentale dell'università di Roma Tor Vergata, approfondisce questi nuovi aspetti di terapia oftlamologica. Il titolo del paper è 'Local control, remote expertise: governing therapeutic telemedicine in wartime'.

    "Noi introduciamo - spiega Cusumano - il concetto di 'corridoi teleterapeutici': partnership di cliniche strutturate per trattamenti laser teleguidati transnazionali, concepite per garantire l'accesso alle terapie prioritarie quando i sistemi di riferimento convenzionali diventano insicuri o inaccessibili". Un esempio concreto? "Il 3 dicembre 2025 - racconta lo specialista - i nostri team italiani e ucraini hanno implementato un flusso di lavoro transnazionale teleguidato per la terapia laser retinica che ha collegato Kiev e Roma. Due pazienti sono stati trattati a Kiev e uno a Roma per una lacerazione retinica e un'occlusione di una vena retinica ramificata con ischemia periferica. Tutte le procedure sono state completate come previsto, senza deviazioni impreviste, e i pazienti hanno espresso grande soddisfazione per un modello che ha integrato in modo evidente le competenze distribuite nell'assistenza locale".

    "Questi corridoi non devono essere intesi come confronti digitali improvvisati, ma come infrastrutture sanitarie regolamentate, caratterizzate da protocolli operativi, chiarezza nelle credenziali, protezione dei dati e valutazione prospettica. Il loro scopo non è quello di sostituire i medici locali, ma di estendere la loro portata in condizioni di stress sistemico", precisa Cusumano. "Al di là dell'Ucraina - rimarca l'esperto - tali architetture rischiano di diventare essenziali ovunque la distribuzione dell'assistenza sanitaria sia destabilizzata, sia da conflitti armati che da disastri climatici o da un estremo isolamento geografico. L'oftalmologia offre un esempio particolarmente chiaro: diverse malattie della retina progrediscono rapidamente fino alla perdita irreversibile della vista, ma rimangono altamente curabili se affrontate tempestivamente. Tali interventi richiedono precisione e spesso traggono beneficio dal giudizio di un sottospecialista, risorse che un conflitto armato può rendere improvvisamente inaccessibili".

  • 16:44 - Trapianti, in Italia numeri in crescita: "2025 anno migliore di sempre"

    Roma, 24 mar. (Adnkronos Salute) - Nel 2025 la Rete trapiantologica italiana "ha confermato e migliorato i dati di attività relativi a donazioni e trapianti: lo scorso anno sono stati registrati i numeri più alti mai realizzati sia per l'attività relativa agli organi che per quella che riguarda i tessuti e le cellule staminali emopoietiche". A confermarlo è il report preliminare del Centro nazionale trapianti (Cnt) presentato oggi dal ministro della Salute, Orazio Schillaci, e dal direttore del Cnt, Giuseppe Feltrin, in occasione degli Stati generali della Rete trapiantologica, al via oggi a Roma. Appuntamento che arriva dopo il caso del piccolo Domenico a cui era stato trapiantato un cuore danneggiato, il 23 dicembre 2025, all'ospedale Monaldi di Napoli.

    "Ancora una volta le donazioni di organi hanno toccato un nuovo primato: nel 2025 sono state 2.164 (+3,2% in confronto al 2024), a partire da 3.293 segnalazioni di potenziali donatori arrivate dalle rianimazioni (+3,2%). Grazie ai prelievi di organi effettuati sono stati realizzati 4.697 trapianti, 55 in più rispetto all'anno precedente (+1,2%). Sia per le donazioni che per i trapianti si tratta dei numeri più alti di sempre in Italia", emerge dal rapporto. Il tasso nazionale di donazione si è assestato dunque a quota 30,2 donatori per milione di persone (pmp), un livello che permette al nostro Paese di essere tra i primi in Europa. "Le regioni che hanno segnato i tassi di donazione più elevati sono Veneto (49,5 donatori pmp), Toscana (47,3) e Piemonte (41,9), mentre va segnalata la crescita dei tassi nelle regioni meridionali, come in Basilicata (+5,7), Puglia (+4,4) e Campania (+3,9). Stabili, invece - precisa il Cnt - le opposizioni al prelievo degli organi registrate nelle rianimazioni al momento del decesso dei potenziali donatori: la percentuale dei 'no' è stata del 28,8, +0,1% rispetto al 2024".

    Con le donazioni crescono conseguentemente anche i trapianti. "A segnare l’aumento percentuale maggiore sono stati anche quest’anno quelli di cuore, passati dai 413 del 2024 ai 461 del 2025 (+11,6%). Stabili i trapianti di rene (2.347), in lieve crescita quelli di fegato (1.770), ai quali vanno aggiunti anche 150 trapianti di polmone e 33 di pancreas. In aumento anche i trapianti da donatore vivente, passati da 366 a 382 (357 di rene e 25 di fegato). Complessivamente in Italia ci sono stati nel 2025 73,4 trapianti per milione di abitanti: a livello regionale il tasso più elevato è stato registrato in Veneto (145,3), seguito da Piemonte (125,8) e Friuli Venezia Giulia (95,4)", continua il report. "La donazione a cuore fermo (donation after cardiac death, Dcd), ovvero quella da pazienti la cui morte viene constatata dopo un arresto cardiaco di almeno 20 minuti, si conferma uno dei settori trainanti dell'intera attività: le segnalazioni di donatori di questo tipo sono cresciute del 47,2%, portando le donazioni a quota 435 (+53,2%) e i trapianti a 937 (+50,6%), il 19,9% del totale dei trapianti effettuati (nel 2024 erano stati il 14,5%). Negli ultimi 12 mesi i centri in grado di effettuare questo tipo di donazioni sono passati da 85 a 111, dislocati in 17 regioni italiane", prosegue il rapporto.

    "Negativo, invece - rileva il Cnt - il bilancio relativo alle dichiarazioni di volontà alla donazione di organi e tessuti registrate nel 2025 nei Comuni italiani al momento del rilascio della carta d’identità elettronica. Su 3.782.100 dichiarazioni raccolte lo scorso anno, i consensi sono stati 2.266.917 (59,9%) e le opposizioni 1.515.183 (40,1%, nel 2024 furono il 36,3%). A scegliere di registrare la propria volontà (positiva o negativa) è stato dunque il 59,2% dei 6.383.035 cittadini - sottolinea il report - che hanno richiesto un nuovo documento, mentre il 38,8% (2.600.935 persone) ha preferito astenersi. L'aumento dei 'no' ha riguardato tutte le regioni italiane e tutte le fasce demografiche, in particolare i 18-30enni, tra i quali le opposizioni sono salite dal 33,6% al 39,7%. Complessivamente nel Sistema informativo trapianti al 31 dicembre 2025 erano presenti 24.841.250 dichiarazioni di volontà: 16.990.804 consensi (68,4%) e 7.850.446 opposizioni (31,6%)".

    Infine, il rapporto preliminare 2025 fa il punto anche sull'attività di donazione e trapianto di tessuti e di midollo osseo. "Lo scorso anno - si legge - ha segnato numeri da primato anche per quanto riguarda i tessuti: è stato raggiunto il massimo storico sia per le donazioni (16.825, +5,6%) che per i trapianti (27.351, +2,6%), con risultati significativi in particolare per le cornee e il tessuto muscolo-scheletrico".

    "Segno positivo anche per le cellule staminali emopoietiche: mai così tante donazioni effettive (490, +19,5%) e trapianti da donatore non familiare (1.161, +6%). Il numero degli iscritti attivi nel registro Ibmdr (ovvero le persone effettivamente disponibili a donare) è cresciuto ancora, arrivando a quota 525.682 (+2,6%), grazie al reclutamento nel 2025 di altri 30.872 nuovi potenziali donatori tra i 18 e i 35 anni", conclude il report.

  • 15:47 - Ai, Rossi (Microsoft): “Ai skills alliance percorso gratuito per lavoratori e imprese”

    Roma, 24 mar. (Adnkronos/Labitalia) - “L’Ai Skills Alliance nasce come patto tra Microsoft e una serie di associazioni di categoria, territoriali, ordini e organizzazioni professionali, con l'obiettivo di supportare i lavoratori in una fase di profonda trasformazione. Lo scopo è fornire a chi lavora e alle aziende gli strumenti per utilizzare l'intelligenza artificiale in modo responsabile e consapevole nella quotidianità”. Così Federica Rossi, Ai Skills director di Microsoft Elevate, descrive il progetto che punta a trasformare l'innovazione in opportunità concreta per il sistema Paese. (Video)

    L'iniziativa intende colmare un divario netto: i dati dell'osservatorio AI Skills 4 Agents - sviluppato da Teha Group in collaborazione con Microsoft Italia - evidenziano un paradosso nel mercato italiano. A fronte di un tasso di utilizzo di soluzioni basate su intelligenza artificiale pari al 90% da parte delle grandi imprese italiane (+5% rispetto al 2024), persiste infatti una forte carenza di profili qualificati.

    Il 68% delle imprese lamenta l'assenza di know-how adeguato, il 72% la mancanza di cultura digitale e change magement, fattori questi che rappresentano il principale ostacolo alla diffusione dell’AI e in particolare dell’AI agentica, ovvero sistemi intelligenti capaci di agire in autonomia per raggiungere obiettivi complessi senza costante supervisione umana. La diffusione di questa tecnologia potrebbe generare un incremento del Pil nazionale fino al 18% al 2040, pari a 336 miliardi di euro annui.

    In questo scenario si inserisce Microsoft Elevate, programma globale che mette a disposizione percorsi di apprendimento attraverso partnership nei settori dell'istruzione, del non-profit e delle associazioni. Nell’ambito del programma, in Italia, l'Ai Skills Alliance offre una didattica gratuita per tutti organizzata per livelli (https://learn.aiskillsalliance.it/), che accompagna i partecipanti dai principi di base fino all'impiego operativo dell'intelligenza artificiale nelle diverse funzioni aziendali.

    “Sono 37 i membri dell’Ai Skills Alliance, tra associazioni e reti di imprese che hanno già nella propria missione il supporto alla competitività. Sono invece 12 i partner tecnici che mettono a disposizione la loro esperienza attraverso eventi e workshop per studiare casi reali e utilizzi avanzati”, spiega Rossi.

    Poi entra nel dettaglio: “Il percorso formativo creato nell'ambito dell'Alleanza parte dalle nozioni essenziali: cos'è l'Ai generativa, come si crea un prompt e come si usa la tecnologia in modo sicuro. Il livello successivo riguarda invece l’applicazione pratica nei principali ruoli aziendali, come risorse umane, vendite, amministrazione, marketing e comunicazione. Questo passaggio è strutturato per offrire workshop ed esercizi interattivi e di apprendimento più divertenti, fruibili su una piattaforma dedicata”.

    Il percorso descritto da Rossi è solo una delle fasi del programma Ai Skills Alliance. C’è infatti un ulteriore step, orientato all'adozione che garantisce un accesso privilegiato al programma AI L.A.B. (Learn, adopt, benefit) - iniziativa strategica promossa da Microsoft Italia in collaborazione con un ecosistema di partner tecnologici nata per accompagnare le aziende italiane nel percorso di adozione responsabile dell'intelligenza artificiale generativa - e il supporto nella ricerca di finanziamenti per le realtà che intendono implementare soluzioni proprietarie.

    Ai Skills Alliance vanta già il supporto di numerosi partner strategici come associazioni del mondo industriale, organizzazioni pubbliche, fondazioni e organizzazioni di ordini professionali che , insieme ai partner tecnici stanno lavorando per estendere le opportunità di apprendimento a tutte le proprie reti associate.

  • 15:39 - Athora Italia, solo 8% non pensionati ha organizzato con cura vita post-lavoro

    Roma, 24 mar. (Adnkronos/Labitalia) - Athora Italia, compagnia assicurativa vita del Gruppo Athora, ha presentato in collaborazione con Nomisma la seconda edizione dell’Osservatorio Look to the Future, l’indagine che fotografa il sentiment degli italiani sui temi del risparmio e degli investimenti, della previdenza e della protezione, con il capitolo rivolto alla longevità e alla previdenza complementare. Ne hanno discusso oggi Jozef Bala, ceo di Athora Italia, Silvia Zucconi, direttore New Market Intelligence di Nomisma e Sergio Sorgi, sociologo e fondatore di Progetica.

    La prospettiva di vivere a lungo genera infatti sentimenti contrastanti nel tessuto sociale italiano: se oltre la metà della popolazione in pensione guarda al futuro con ottimismo (63%), tra i non pensionati la longevità è spesso associata ad ansia e preoccupazione (29%). La ricerca evidenzia una contraddizione sociologica profonda, dove il timore per la perdita di vigoria fisica e autonomia prevale sulla pianificazione economica. Tre italiani su quattro (74%) si dicono preoccupati dalla prospettiva di una futura non autosufficienza, temendo soprattutto il carico di cura sui familiari, la necessità di modificare radicalmente le proprie abitudini di vita e l’impegno economico.

    Nonostante queste paure, prevale un diffuso 'breve-terminismo': solo l’8% dei non pensionati dichiara di aver già organizzato con cura la propria vita post-lavoro. Gli italiani attribuiscono al risparmio un valore centrale, ma adottano spesso strategie basate sul senso comune, più che sul buon senso: il 47% punta sulla riduzione delle spese non necessarie, agendo come accantonatori di risorse, ma senza una reale finalizzazione. Ci troviamo di fronte a un risparmio spesso 'primitivo' e non pianificato. E tra chi non sta accumulando risorse economiche per la propria vecchiaia, il 53% ammette difficoltà ad accantonare risorse sufficienti.

    Ma è la difficoltà di visione a riflettersi in una marcata sottostima del tempo e della realtà previdenziale. Oltre un terzo dei lavoratori prevede infatti di andare in pensione all’età di vecchiaia prevista di 65-67 anni. Parallelamente, solo un terzo (33%) di chi lavora immagina di trascorrere più di 20 anni in pensione, mentre chi ha già concluso l’attività lavorativa ha ben compreso che il tempo della longevità sarà molto più esteso (57%). A ciò si aggiunge un mix di sfiducia e scarsa conoscenza del sistema pubblico: il 70% dei non pensionati teme di non ricevere un assegno adeguato allo stile di vita desiderato e il 42% è convinto che i contributi versati oggi serviranno ad erogare le pensioni di domani.

    Eppure, la preoccupazione per il futuro non si traduce in attivazione: solo il 27% degli italiani dichiara di avere attivato un piano pensionistico integrativo, mentre il 36% dichiara che si attiverà, manifestando tuttavia una chiara tendenza alla procrastinazione. A questo si accompagna una certa ingenuità nel rapporto tra versamenti e prestazioni, dove si genera un’asimmetria: se il 36% di coloro che conoscono fondi pensione o PIP desidera un’integrazione superiore ai 700 euro mensili, la disponibilità media a investire rimane modesta, con il 75% del campione che non sarebbe disposto a superare i 200 euro al mese.

    Un punto centrale emerso dall’indagine riguarda il cosiddetto costo del rimpianto: la ricerca mostra come la consapevolezza dell’importanza di una pianificazione tempestiva cresca con l’avanzare dell’età. La metà degli over 50 (50%) dichiara apertamente che avrebbe dovuto pensare alla propria previdenza complementare molto prima di quanto effettivamente fatto. Questo sentimento è confermato da chi è già in pensione: il 20% dei pensionati ammette che, potendo tornare indietro, pianificherebbe il pensionamento con molto più anticipo. Di contro, per il 27% che ha agito, l’assenza di rimpianto è totale: il 91% dei sottoscrittori di piani pensionistici si dichiara tra soddisfatto ed estremamente soddisfatto della scelta fatta.

    Un ostacolo determinante alla pianificazione è rappresentato dalle modalità con cui gli italiani si informano. Nonostante la complessità della materia, solo il 21% degli italiani che non conoscono questi strumenti dichiara di voler approfondire attivamente il funzionamento dei prodotti previdenziali, contro il 45% dei poco o per nulla interessati. In questo vuoto informativo, le scelte vengono spesso delegate ad amici e parenti, ritenuti più attendibili rispetto alle figure professionali, o ci si affida alla consulenza bancaria o finanziaria. Questa tendenza a cercare risposte nel “senso comune” piuttosto che nelle competenze tecniche alimenta il rischio di scelte inefficienti, confermando l’urgenza di un nuovo modello di consulenza che sappia parlare un linguaggio diretto, empatico e quotidiano.

    In occasione della presentazione, Jozef Bala, ceo di Athora Italia, ha dichiarato: “I dati dell’Osservatorio ci consegnano l’immagine di un’Italia che risparmia con sacrificio, ma che fatica a trasformare quel risparmio in un progetto di vita solido. Come Compagnia assicurativa abbiamo il dovere di comunicare che la previdenza complementare è una strategia per mitigare il rimpianto futuro e garantire quella serenità che, come dimostra la ricerca, appartiene oggi solo a chi ha saputo pianificare per tempo. Che sia la strada da percorrere ce lo dice chiaramente quel 91% tra i sottoscrittori di strumenti integrativi soddisfatti della scelta fatta. In continuità con gli insight emersi nella prima edizione della ricerca, si rafforza il bisogno di avvicinare il ruolo dell’assicuratore a vero consulente finanziario e troviamo anche conferma della necessità di implementare percorsi di educazione finanziaria rivolti soprattutto alle giovani generazioni, che aiutino a superare la sottovalutazione del tempo e la procrastinazione, supportando scelte più informate e consapevoli”.

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