Gli italiani sono più attenti quando fanno la spesa e quando aprono il frigorifero per controllare se ci sono prodotti in scadenza. Risultato: buttano via meno. In vista della settima Giornata nazionale di prevenzione dello spreco alimentare, mercoledì 5 febbraio 2020, dall’Osservatorio Waste Watcher di Last Minute Market/Swg arriva una buona notizia: lo spreco settimanale medio delle famiglie si è ridotto da 6,6 a 4,9 euro settimanali, per un totale di 6,5 miliardi di euro contro gli 8,4 registrati nel rapporto precedente. La tendenza è quindi di un calo del 25% circa. Resta il fatto che, considerando anche la filiera della produzione e della distribuzione, in pattumiera finiscono comunque circa 10 miliardi. Questo a tre anni dall’approvazione della legge Gadda che ha facilitato il recupero e la donazione di cibo in eccedenza snellendo l’iter burocratico.

Il Rapporto Waste Watcher 2020 è legato allo spreco percepito. Il dato dello spreco reale era stato calcolato nel 2018-2019 misurando lo spreco nelle famiglie italiane con i test scientifici dei ‘Diari di famiglia’ (Progetto Reduce dell’Università di Bologna-Distal con il ministero dell’Ambiente e la campagna Spreco Zero), registrando 8,70 euro di spreco alimentare settimanale per ogni nucleo familiare, per un costo complessivo di 11,5 miliardi di euro ogni anno. L’aspettativa è che anche la prossima rilevazione dei Diari di Famiglia dimostri che lo spreco alimentare domestico è in calo.

L’asticella dell’attenzione per la questione spreco si è decisamente alzata: lo dichiarano 7 italiani su 10 (68%) per i quali l’ultimo decennio è stato decisivo per approcciare la gestione del cibo in modo più consapevole, mentre per il 24% l’attenzione è rimasta inalterata. Determinanti, per 1 italiano su 2, i grandi paradossi e le diseguaglianze nel mondo, quindi un aspetto etico-sociale. Per quasi 6 italiani su 10 (57%) ha contato la sensibilizzazione fatta negli ultimi anni attraverso la veicolazione di dati e la sensibilizzazione di campagne informative e iniziative coinvolgenti sul tema spreco, che ha raggiunto oltre 1 italiano su 5 (23%). Un po’ meno sono passati i messaggi della produzione/grande distribuzione (14%), dei media (12%) e le raccomandazioni di singoli personaggi autorevoli (5%).

I cibi più sprecati restano quelli freschi e quindi potenzialmente più deperibili come frutta, verdura, latte, formaggi. Ma è interessante rilevare che secondo 7 italiani su 10 l’eccedenza è legata a un eccesso di acquisti o alla tendenza a cucinare più del necessario: il 73% dichiara infatti che è troppo il cibo cucinato, oppure acquistato in ragione delle offerte 2 per 3 o ancora per l’abitudine dell’unica spesa settimanale che porta a comprare più di quanto possiamo smaltire. La spesa è infatti un rito che la maggior parte degli italiani compie settimanalmente (37%). Un italiano su tre la fa 2-3 volte alla settimana, un su 10 ogni giorno (11%) e due intervistati su 10 semplicemente sulla base della reale necessità di acquisto (18%). Quasi quattro italiani su dieci (37%) quando escono dal ristorante si portano sempre, spesso o almeno qualche volta a casa gli avanzi con la cosiddetta ‘doggy bag’, il contenitore per portare via il cibo non consumato ed evitare così che venga buttato, emerge inoltre dall’indagine Coldiretti/Ixè.

“Ancora una volta abbiamo misurato la ‘temperatura’ ecologica del Paese”, commenta il promotore della Giornata nazionale Andrea Segrè. , fondatore di Last minute market e Spreco zero. “Lo spreco alimentare è una questione centrale nelle abitudini quotidiane, a casa come nelle fasi di acquisto e conservazione del cibo. La nuova indagine Waste Watcher stima uno spreco settimanale medio di 4,9 euro per nucleo familiare che ci porta a un dato nazionale di circa 6,5 miliardi di euro considerando l’insieme delle famiglie italiane. Waste Watcher ci segnala anche che la comunicazione dei dati funziona in termini di sensibilizzazione: il 57% degli italiani ha aumentato la propria consapevolezza grazie alla diffusione delle indagini sullo spreco. Ottimi risultati che ci fanno ben sperare per il futuro, perché la strada della prevenzione è ancora lunga”.

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