di Derek

I film (e le serie tv) degli ultimi anni ci hanno mostrato sostanzialmente due scenari: nel primo, quello che finisce bene, l’umanità viene colpita da una improvvisa pandemia, la gente inizia a morire in massa, un coraggioso eroe cerca di trovare una soluzione. In qualche modo da quel momento in poi il virus viene isolato e a tempo di record viene formulato un vaccino. L’eroe, solo lui del resto potrebbe, decide di testarlo su se stesso. Ovviamente sopravvive al contagio e in men che non si dica tutto il pianeta viene vaccinato e guarito.

Nel secondo scenario l’umanità viene colpita da una improvvisa pandemia, ma la gente per lo più inizia a trasformarsi in zombie. Da quel momento un gruppo di superstiti attraversa lande desolate e combatte con altri gruppi di uomini, in lotta tra loro – oltre che con gli zombie – per la sopravvivenza. La pandemia ha tirato fuori il peggio dell’uomo, trasformandolo in un animale, sia “fisicamente” (gli zombie) sia moralmente, perché tra i sopravvissuti non c’è solidarietà né collaborazione.

Oggi non siamo – almeno per ora – di fronte ad una pandemia, tantomeno improvvisa, ma è innegabile che stia accadendo qualcosa di molto grave e tutt’altro che banale. Mentre si lavora su scala mondiale a trovare una soluzione alla diffusione del Coronavirus e alla cura di chi è stato contagiato, a me sembra già di vivere nel peggiore dei due scenari. Complici il web e le nostre paure stanno succedendo cose molto spiacevoli: negozi che vietano l’accesso ai cinesi, gente che non va a mangiare il sushi per paura di essere contagiata, azioni di razzismo e bullismo verso chi ha la sola colpa di avere gli occhi a mandorla.

Allo stesso tempo sul web leggo post tutt’altro che ironici contro i no-vax, del tipo “quando troveremo il vaccino, voi non lo farete vero?”. Non è cattiveria questa? La scienza in momenti come questi dovrebbe darci segnali chiari e rassicuranti, ma anche tra gli scienziati c’è chi si diverte a metterla pericolosamente in caciara. Ho letto un post di Roberto Burioni in cui scrive: “Desidererei che si trovasse immediatamente un vaccino per il Coronavirus per due motivi. Il primo perché salverebbe tante vite umane [meno male dai, nda], il secondo per il piacere di vedere gli antivaccinisti implorare la vaccinazione in ginocchio sui ceci”. Mecojoni.

Io credo che se c’è tanta, troppa e ovviamente ingiustificata diffidenza verso la scienza è per affermazioni di questo genere. Chi è davvero superiore si dovrebbe far scivolare addosso le cazzate che sente, gli attacchi che riceve e continuare a spiegare le ragioni della scienza con calma e chiarezza. Post come quello secondo me non fanno altro che alzare lo scontro tra gli zombie della tastiera, che ci sono anche tra i pro-vax che trasformano quei “ceci” in frasi del tipo “col cavolo che voi vi vaccinerete” o peggio…

Applaudo con speranza il recente isolamento del virus a tempo di record (da parte peraltro di una equipe italiana), ma sappiamo tutti, anche Burioni, che i tempi di elaborazione, validazione e poi di produzione su scala mondiale di un vaccino sono molto lunghi. Qui neppure ancora è stato formulato. Se il Coronavirus fosse letale, al ritmo che ha il vaccino sarebbe pronto quando non servirebbe più. Quindi speriamo che nel frattempo le stesse attenzioni che raccomanda saggiamente in altri post lo scienziato e le azioni dei governi e della comunità scientifica possano contenere il fenomeno e curare i malati.

Dei webeti pro-e-no-vax tuttavia sembra che nessuno abbia voglia di occuparsi, e quindi che si fa? Io quasi quasi pesavo di iniziare trasformare il mio sciadur (il mattarello romagnolo) avvolgendolo di filo spinato, pronto come la Lucille di Negan in The Walking Dead e combattere gli zombie. E voi?

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