In un mio post sul blog de ilfattoquotidiano.it dell’ottobre 2017 raccontavo l’assurdo (almeno per me) fenomeno delle Reborn Dolls, bambole in silicone che replicano le fattezze di un neonato e che in tutto il mondo hanno fatto esplodere pagine web a loro dedicate per aspiranti o consolidate “mamme di bambole”. Adesso un affermato regista di horror come M. Night Shyamalan ha dedicato al fenomeno un serial, Servant, prodotto e distribuito da Apple TV+, capace di conquistare persino il maestro Stephen King, che in un tweet ha espresso tutta la sua ammirazione definendo Servant “inquietante e coinvolgente”.

La trama ruota attorno a una coppia, Dorothy (Lauren Ambrose, Six Feet Under) e Sean Turner (Toby Kebbell, Apes Revolution – Il pianeta delle scimmie), che ha appena perso un figlio. A poche settimane dalla morte del tredicenne, Dorothy decide di assumere una tata, la diciottenne Leanne Grayson (Nell Tiger Free, Il trono di spade), per prendersi cura di Baby Jericho, una Reborn Doll, ovvero una bambola molto realistica creata con le sembianze del bambino che Dorothy non accetta di aver perso. Di fronte alla disperazione della madre, una terapista ha pensato bene di consigliarle la sostituzione attraverso la bambola come “terapia con oggetto transizionale” che le permetta di riprendersi dalla tragedia. Ma, come spesso accade, l’apparenza inganna. Nella fiction come nella realtà.

Per scrutare, quindi, oltre a ciò che appare e rischia di ingannarci con un giudizio superficiale e scontato ci viene in soccorso la psicologia contemporanea: con il cosiddetto “lateral thinking” pensiamo ed esprimiamo, invece della cosa scontata e banale che tutti si aspettano e della quale si rassicurano, una cosa disturbante e stimolante e ci avventuriamo nel lato oscuro della maternità. Tabù permettendo.

La storia dei coniugi Dorothy e Sean, conduttrice tv lei e chef di alto rango lui, che assumono una giovanissima tata – la servant del titolo – per accudire il figlio Jericho, il finto pargolo in fasce fin troppo silenzioso e assente, potrebbe già essere di suo sufficiente per imbastire una buona trama thriller-horror venata di inquietudine, alla Rosemary’s Baby. Da qui si aprono svariati possibili rivoli narrativi, svariate possibili variazioni sul prosieguo della vicenda. Perché la babysitter Leanne, ad esempio, non solo non resta sotto shock per la scoperta, ma finge tranquillamente – al pari della mamma – che quel neonato sia vero; perché il marito non sa più come comportarsi e reagire. Se la mamma e la tata rappresentano la follia che ci abita e il padre la ragione che ci controlla, Servant sembra costruito appositamente per ingannarci: siamo poi così sicuri che la percezione degli accadimenti sia corretta e limpida? Troppo presto per dirlo, siamo solo ai primi episodi di una fiction.

“(Ri)nascono, alcune volte vengono adottate, vivono (apparentemente) come un qualsiasi bebè”, mi spiega Elisabetta Rossi, scrittrice, studiosa ed esperta di Reborn Dolls. “Questi finti bebè, apparsi in America nei primi anni 90 in un ristretto circuito di collezionisti, oggi rappresentano un fenomeno in crescita anche in Europa. Si tratta infatti di migliaia di donne, soprattutto negli Usa, che, per superare una morte in culla o il dolore per l’impossibilità a concepire, portano a passeggio e accudiscono manichini iperrealistici pagati tra i 500 euro e i 20 mila. Qualcosa di non omologato e non omologabile”. Aggiunge Rossi: “Le bambole rappresentano nella memoria collettiva il simbolo di ciò che vorremmo essere, avere e fare, al di là del bene e del male”. Un concetto che ci invita a volgere lo sguardo verso l’orribile immagine della mamme mortali, il che non significa, in primis, che “le madri muoiono” – insigne banalità concettuale anche per il filosofo Manlio Sgalambro – ma che le madri, al pari di qualsiasi altro essere vivente, sono datrici di morte.

Il film di Shyamalan, comunque, conferma come il fenomeno delle Reborn Dolls e l’orrore allo stato puro, anche attraverso il mezzo audiovisivo d’autore, si muovano su binari paralleli, tanto più che l’ultima novità in fatto di Reborn Dolls è la possibilità, già in essere, di adottare bambolotti di plastica orfanelli o abbandonati.

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