Nel 1924 il grande maestro sovietico Dziga Vertov (alias David Abelevič Kaufman) teorizzava e realizzava il suo Kino Glaz, il cineocchio, onnipresente sulle conquiste imperiture della Rivoluzione d’Ottobre. Non a caso Dziga Vertov in ucraino significa ‘trottola’.

Per un caso del destino, quella rivoluzione che Dziga Vertov celebrava girando in treno per tutta la Russia era proprio iniziata nel 1917, titolo dell’ultimo film di Sam Mendes. Cosa c’entra Dziga con Sam? A parte che entrambi sono dei geni del cinema di tutti i tempi, apparentemente nulla; ma il secondo deve al primo l’ideologia di questo film. 1917 infatti è girato ‘in tempo reale’ con quello che in gergo si chiama unico ‘piano sequenza’. Una storia di 24 ore, condensata in due, ma con l’impressione di viverle tutte e 24.

Il più famoso esempio di piano sequenza fino ad oggi era stato quello del film Nodo alla gola di Alfred Hitchcock, ma il piano sequenza nella storia è diventato un sigillo di bravura per molti registi: Brian De Palma (che di Hitchcock voleva essere l’erede), Martin Scorsese, Robert Altman, Michelangelo Antonioni e, naturalmente, un altro genio come Orson Welles (L’infernale Quinlan, ma non solo).

Con 1917 c’è un salto di qualità perché il piano sequenza diventa il film e se Hitchcock doveva fronteggiare il problema dei caricatori delle macchine da presa, limitati a 400 metri di pellicola, Sam ha dalla sua tutta la potenza della tecnologia digitale e di una produzione multimilionaria.

La magia è stata possibile grazie ad una nuova telecamera digitale della Arriflex, la Alexa Mini LF, prodotta ad aprile dello scorso anno e usata per la prima volta proprio per 1917. Insieme ad altre diavolerie chiamate Trinity (un sistema di stabilizzazione incredibile), droni e lenti Signature Primes, unite a un sofisticato software che ha permesso di collegare le varie scene al singolo fotogramma, la fluidità tra le scene risulta perfetta e lo spettatore non si rende conto di nulla, avendo l’impressione di essere lui stesso sul set anzi, sul campo di battaglia.

La storia del film la riportano tutti i siti che si occupano di cinema e quello che personalmente mi interessa di più è proprio la realizzazione di questo capolavoro che renderà senz’altro un altro Oscar a Sam Mendes, dopo quello agguantato nel ’99 con American Beauty (suo film d’esordio!). Tra l’altro, non si può non pensare proprio ad American Beauty quando nel gelido aprile 1917 in quella che è rappresentata come la campagna nei dintorni della cittadina di Ecoust, in Francia, una inaspettata pioggia di fiori si riversa sul protagonista della storia.

Autocitazioni e reminiscenze inevitabili. Vivendo la storia di 1917 vengono in mente Salvate il soldato Ryan di Spielberg e Orizzonti di gloria di Kubrick; ma ci pensate solo dopo che 1917 è terminato, perché durante il film non riuscite quasi a respirare tanto siete risucchiati nel gorgo della storia. Una storia che – dichiara Mendes – origina dalle memorie di suo nonno Alfred, milite della Grande Guerra. Una guerra crudele come tutte, ma forse più disumana per la sua statica inesorabilità.

Ebbene, Sam Mendes è riuscito in una impresa quasi impossibile: rendere dinamica e multiforme una guerra di trincea. I colpi di scena sono continui, la meraviglia di quello che dovrebbe essere cinema, pure. Ne sono sicuro: per fare 1917 Dziga Vertov avrebbe dato un cineocchio.

1917 e tutti i suoi bravissimi attori li potete vedere al cinema dal 23 gennaio.

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