Il governo russo si è dimesso. Vladimir Putin ha parlato al popolo, anzi ai sudditi. Sono annunciate importanti riforme costituzionali, tramite referendum: l’opposizione, o meglio quel poco che ne resta, teme il golpe “bianco”, mascherato da consultazione popolare. Il quarto mandato di Putin scade nel 2024: evidentemente vuole restare al potere e anticipare ogni forma di alternativa.

È il terzo atto del sovranismo che piace tanto al sovranista di casa nostra. Abilmente Putin ha eluso ogni riferimento al suo futuro, evitando di dare risposte esplicite alle domande che gli sono state poste durante il suo discorso annuale alla federazione sul suo avvenire politico.

Però ha accennato a grandi linee sull’evoluzione della struttura istituzionale e quindi, indirettamente, ridato fiato alle supposizioni che da qualche tempo circolano a Mosca. Per esempio, Putin nell’ora e mezza della sua prolusione tenuta nella Sala del Maneggio, davanti alle mura del Cremlino, ha ipotizzato (anzi, è stata una vera e propria proposta) di trasferire una parte del potere presidenziale alla Duma, la Camera bassa del parlamento, così che possa nominare il primo ministro e il governo, prerogativa che attualmente spetta al capo dello Stato.

La formula guida è il leitmotiv della politica putiniana: “La Russia deve restare una repubblica presidenziale forte”, precisando che comunque il presidente sarà il capo delle “strutture di forza” (i siloviki, ossia esercito, intelligence, polizia, dogane). E comunque, spetterà al capo dello Stato il potere di revocare la nomina del premier, quelle dei ministri, dei giudici della Corte Costituzionale e della Corte Suprema.

Insomma, governo al guinzaglio. Per addolcire la pillola amara, ha promesso che il presidente non sarà autorizzato a restare al Cremlino per più di due mandati complessivi e non soltanto consecutivi. Regola che Putin non adottò nel suo caso, poiché i suoi quattro mandati li ha potuti esercitare con una pausa formale di quattro anni (dal 2008 al 2012), in cui si alternò con il fedele amico Dmitri Medvedev, che da primo ministro divenne presidente, mentre la sua carica passò a Putin. Il quale, rieletto, provvedette ad allungare la durata del mandato presidenziale.

Mica è tutto. La riforma proposta riguarda pure i poteri periferici, ossia quello dei governatori, riuniti in un Consiglio di Stato: avranno un ruolo più concreto e accresciuto, il cui statuto verrà introdotto nella costituzione.

Chi guiderà questo Consiglio, quindi, ricoprirà un potere assai qualificato e molto influente. C’è chi ipotizza che Putin lo abbia disegnato per se stesso, in maniera da poter conservare il suo peso politico negli affari di Stato. Più che un discorso al Maneggio, un discorso di maneggi, per un popolo sempre più al guinzaglio. Diversamente liberi.

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