Scorre veloce sulle tastiere l’accattivante neologismo “pulsione securitaria“, vocabolo di matrice analitica che starebbe a indicare una tendenza diffusa alla paura sfociante in una irragionevole richiesta di maggior tutela e difesa dei propri confini e delle proprie case. Un termine che, in rete, appare cliccatissimo da uomini che, solitamente, non varcano i confini del proprio giardino.

Questo modo di affibbiare una neoclassificazione al mondo che scorre fuori senza averlo mai davvero frequentato risente della chiusura antica che alcuni ceppi sociali hanno coltivato per proteggersi dall’angoscia del mondo sporco, duro e quotidiano. Per tutti coloro i quali hanno pranzato per anni sulle terrazze romane, guardando con sdegno le masse impoverite che si cibavano ai McDonald’s, tutto ciò che si muove, chiede, reclama e ha fame resta un’incognita.

Si tratta dei medesimi benpensanti che trasecolano per le sfilate che le nuove destre stanno ormai stabilmente portando avanti sui nostri territori. Da Forza Nuova a Casapound. Queste élite del pensiero liberale pro domo loro si esercitano nella corsa al divieto raccogliendo firme da consegnare all’autorità, affinché “siano negate le piazze” alle neo camicie nere che sfilano. Illusi e, per altri versi, ignavi.

Sì, perché non ci voleva molto ad accorgersi che questo fenomeno da anni si va insinuando nelle nostre terre, tra i nostri amici, nei gangli del tessuto sociale. Quando costoro andavano al centro commerciale e guardavano i neofascisti portare la spesa a casa degli indigenti, si voltavano altrove con la faccia sdegnata del radical chic che non si abbassa nemmeno a commentare.

Sì, dico a voi, che quando le gang di paese hanno iniziato a taglieggiare i commercianti e a sfondare le gomme delle auto vi siete chiusi in casa. Voi, che quando eravate al governo delle città, molte della mia zona, e decine e decine di persone bussavano perché avevano fame, difficoltà con la rata, denunciavano un caporale che li taglieggiava non avete trovato di meglio che “stilare” la lista delle loro lamentazioni e accusarli di razzismo. Voi, dico a voi, vi siete accorti delle file alla Caritas, che manco sapevate dove fosse ubicata, solo un momento prima del voto?

Voi che non capite e mai avete capito che la sicurezza è una cosa di sinistra avete le menti satolle come le vostre pance, e non avete idea di alcune politiche aziendali che agitano canagliescamente lo spauracchio del migrante sottopagato per marcare la provvisorietà di un posto di lavoro concesso come grazia. Mentre il legame sociale si stravolgeva e l’angoscia minava il patto sociale, vi baloccavate coi libri di Walter Veltroni e pensavate che il solo crimine fosse quello ritratto nelle fiction tipo Gomorra.

Se pensate che basti etichettare il mondo là fuori come affetto dalla manie difensive, quelli che sono fuori posto in queste piazze siete voi. Voi, che quando la miccia dello scontro tra comunità migrante e locali si è incendiata, avete preferito derubricare tutto a “scontri tra spacciatori“. È tardi, bella gente. Quello col quale avete a che fare è il vuoto che avete lasciato crescere, la rabbia di chi non avete ascoltato.

Insistere nel giudicare la gente impaurita, licenziata e derubata come posseduta da fregole autoritarie indica che voi eravate e siete talmente lontani da casa vostra che, forse, è bene che non ci mettiate più piede perché tante, troppe cose sono cambiate.

Siete allarmati come lo sono io dal fatto che Matteo Salvini si stia prendendo le nostre città. Bene, non chiedetevi come ci sta riuscendo oggi. Chiedetevi piuttosto dove eravate quando il freddo montava e la gente chiedeva sicurezza e garanzie.

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