Neon è un progetto misterioso di cui si parla da mesi, ma di cui, anche dopo l’esordio ufficiale al CES 2020 di Las Vegas, si sa relativamente poco, anche se ciò che è stato detto è sufficiente a suscitare in egual misura stupore ma anche perplessità se non inquietudine. Il progetto, sviluppato da STAR Labs, startup dietro cui si cela il colosso coreano Samsung (l’acronimo infatti non significa altro che Samsung’s Technology and Advanced Research), verte sullo sviluppo di esseri digitali basati su tecnologie innovative e sistemi di intelligenza artificiale avanzati, pensati per essere “umani” a tutti gli effetti, ma il cui scopo finale non è ancora chiaro.

Prima di proseguire però bisogna assolutamente comprendere cosa Neon non è. Pensare infatti che si tratti di semplici avatar animati da abbinare un giorno agli assistenti digitali come Amazon Alexa o Google Assistant giusto per renderli un po’ più attraenti ed empatici è infatti fuorviante. Nelle FAQ condivise con la stampa infatti STAR Labs ha spiegato che i Neon non sono semplici assistenti digitali, copie di esseri umani esistenti o ancora androidi. “‎I Neon sono più simili a noi, un essere vivente indipendente ma virtuale, che può mostrare emozioni e imparare dalle esperienze”, ha infatti chiarito l’azienda. “A differenza degli assistenti AI, i Neon non sanno tutto, non sono un’interfaccia web a cui chiedere aggiornamenti meteo o di riprodurre la tua musica preferita”.

Allo stesso modo dunque pensare che si tratti di semplici rendering 3D fotorealistici abbinati a un po’ di motion capture è altrettanto errato. Essi sono invece “‎esseri virtuali creati computazionalmente per sembrare e comportarsi come veri esseri umani, e dotati della capacità di mostrare emozioni e intelligenza”. Sono progettati per poter conversare in modo naturale, avranno ricordi che si formeranno in loro man mano che esistono e saranno in grado di apprendere nuove abilità, affiancandoci nello svolgimento di “compiti orientati agli obiettivi o che richiedano comunque un tocco umano”.

Che significa? Tutto e niente in realtà ed è questo a suscitare perplessità. Secondo Pranav Mistry, CEO di STAR Labs, potranno essere insegnanti, consulenti finanziari, operatori sanitari, concierge, attori, portavoce o presentatori televisivi, e con essi si potranno realizzare giochi di nuova generazione con un livello di coinvolgimento emotivo decisamente elevato o film che non necessitano di attori.

Essi potrebbero prendere “in prestito” determinati tratti di persone reali, ad esempio un aspetto o una voce simile, ma non saranno copie esatte di esseri umani esistenti. Al contrario, ogni Neon sarà unico e dotato di una propria personalità. “‎Ci sono milioni di specie sul nostro pianeta, e speriamo di aggiungerne un’altra”, ha affermato Mistry in un comunicato stampa. “I Neon saranno i nostri amici, collaboratori e compagni, imparando continuamente, evolvendo e formando ricordi dalle loro interazioni”.

Insomma, i Neon ci completeranno, ma in certi ambiti lavorativi potrebbero anche sostituirci, andandosi a sovrapporre agli esseri umani reali e la mente non può non andare alla storia d’amore tra Ryan Gosling e l’IA olografica Joi nel recente Blade Runner 2049, in un futuro in cui umano e artificiale sarà sempre più una dicotomia priva di reale significato.

Da un punto di vista strettamente tecnologico invece Neon si basa su due tecnologie proprietarie di STAR Labs, Core R3 e Spectra. ‎Il primo fa riferimento a “Realty, Real Time e Reactive, ossia realtà, in tempo reale e reattivo” e dovrebbe consentire agli avatar di rispondere rapidamente e in modo realistico agli stimoli esterni, come ad esempio una domanda o una conversazione. Spectra invece si occuperà di gestire le funzioni legate a intelligenza, emozioni, apprendimento e memoria. ‎

STAR Labs descrive Core R3 come un progresso nell’ambito delle “reti neurali comportamentali, dell’intelligenza generativa evolutiva e della realtà computazionale”, spiegando che è “ispirato dalle complessità ritmiche della natura e ampiamente addestrato a osservare, comportarsi e interagire allo stesso modo di un essere umano”.

La latenza di Core R3, ovvero il tempo necessario per rispondere a uno stimolo, sarebbe già ora inferiore a pochi millisecondi, consentendo ai Neon di reagire e rispondere in tempo reale, con estrema naturalezza. Per Spectra invece ci sarà bisogno di più tempo. La tecnologia è ancora in fase di sviluppo anche se l’azienda ha detto che ne offrirà un’anteprima durante un evento chiamato Neonworld 2020, che si terrà entro la fine di quest’anno e il cui nome rimanda in modo abbastanza inquietante alla serie TV distopica Westworld.

‎‎L’aspetto realistico di questi avatar non ha mancato di sollevare interrogativi sulla privacy e sulla possibilità di impiegarli per manipolare la realtà, in modo simile ai video deepfake. STAR Labs tuttavia ha chiarito che questa tecnologia è assai lontana da quella dei video deepfake o di altre tecniche di animazione facciale. ‎”CORE R3 non manipola una scena, un video o sequenze individuali”, ha spiegato l’azienda, ma “crea invece comportamenti unici e interazioni in tempo reale mai accaduti prima. Così, CORE R3 crea nuove realtà”.

Secondo la startup inoltre Core R3 sarebbe stato progettato sulla base di alcune considerazioni etiche e tenendo ben a mente le questioni relative a privacy e fiducia, proteggendo i dati grazie all’utilizzo di “protocolli di sicurezza all’avanguardia”. Le uniche persone che avranno accesso all’interazione tra una specifica persona e un Neon specifico saranno infatti esclusivamente quella persona e quel Neon. “Per impostazione, il rispetto della privacy è alla base dei Neon”, ha spiegato STAR Labs. “Crediamo davvero che le meraviglie della tecnologia non debbano compromettere la nostra privacy”.‎

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