Il campione del mondo di Go, un gioco strategico da tavolo di origine cinese che risale a 3000 anni fa, ha deciso di ritirarsi a causa dell’imbattibilità dell’intelligenza artificiale. “Anche se divento il numero uno, esiste un’entità che non può essere sconfitta”, ha dichiarato la settimana scorsa Lee Se-dol all’agenzia di stampa Yonhap, secondo quanto riporta The Guardian. “Con il debutto dell’intelligenza artificiale nel gioco del Go, mi sono reso conto che non sono in cima anche se divento il numero uno”.

E dire che il 36enne è l’unico che almeno una volta è riuscito a sconfiggere AlphaGo, il software sviluppato da Google DeepMind per il gioco Go e anche per lo sviluppo delle reti neurali profonde. Peccato però che si sia trattato di uno dei 18 incontri disputati. A dimostrazione che l’algoritmo di Google in abbinamento all’hardware sempre più potente non lascia scampo. L’apprendimento profondo (deep learning), che abbina apprendimento automatico e intelligenza artificiale, ha raggiunto un tale livello prestazionale che nell’ambito di questo gioco risulta pressoché imbattibile.

Go si contraddistingue per poche semplici regole. Due giocatori a turno posizionano segnalini bianchi o neri (detti pietre) sulle intersezioni di una tavola quadrata con una griglia 19×19; chi cattura il maggior numero di zone della scacchiera vince. Il gioco procede fondamentalmente con tentativi di accerchiamento che se vanno a buon fine portano alla rimozione delle “pietre” dell’avversario. Ovviamente vi sono regole precise da rispettare ma la sostanza è che bisogna applicare strategie complesse per vincere.

L’unica vittoria di Se-dol rimarrà negli annali, ma lui stesso ha ammesso di averla strappata probabilmente per un bug del software avversario: AlphaGo reagì infatti rilevando l’ultima mossa come “difficile” quando invece avrebbe richiesto un’azione di contrasto diretta, di base.

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