Facebook ha ‎‎annunciato‎‎ oggi, tramite un post sul proprio blog, l’intenzione di vietare tutti i media manipolati e fuorvianti, comprese immagini fotoritoccate e video deepfake, quelli cioè in cui, tramite tecnologie avanzate di intelligenza artificiale e animazione facciale, è possibile far dire a qualcuno in un video cose che in realtà non ha mai detto. L’annuncio arriva, con perfetto tempismo, in vista delle imminenti elezioni presidenziali statunitensi e poco prima che il Vicepresidente Global Policy Management di Facebook, Monika Bickert, sia ascoltata dalla sottocommissione per la protezione dei consumatori della House Energy and Commerce proprio per discutere di come la piattaforma abbia intenzione di affrontare i media manipolanti.

L’idea espressa è piuttosto semplice, forse addirittura semplicistica: il social network rimuoverà i media dalla sua piattaforma se soddisferanno almeno uno dei due criteri qui di seguito:‎

  • ‎È stato modificato o sintetizzato in modi che non sono evidenti a una persona media e probabilmente in grado di indurre qualcuno a pensare che il soggetto del video abbia davvero detto parole che in realtà non ha mai pronunciato. ‎
  • ‎È il prodotto dell’intelligenza artificiale o del deep learning che unisce, sostituisce o sovrappone il contenuto a un video, facendolo sembrare autentico.‎
Foto: Depositphotos

‎Ovviamente negli Stati Uniti la posizione non ha mancato di sollevare polemiche e perplessità. Facebook ha fatto sapere che non toccherà contenuti modificati a soli fini di parodia o satira, né prenderà in considerazione video ‎‎”modificati esclusivamente per omettere o modificare l’ordine delle parole”. Tuttavia, vista l’oggettiva difficoltà tecnologica ed etica nel riconoscere questo tipo di contenuti, distinguendo un intento dall’altro, in molti si sono preoccupati per la libertà d’espressione, temendo che i video e i media rimossi saranno in realtà tantissimi. ‎

Lo scorso ottobre, assieme ad altri colossi dell’hi-tech come Amazon e Microsoft, Facebook ha annunciato un’iniziativa volta proprio ad aiutare gli sviluppatori a realizzare soluzioni in grado di riconoscere e contrastare la diffusione di questo tipo di contenuti. ‎ ‎Investire in un progetto di ricerca è però cosa diversa dall’implementare policy che riguarderanno milioni di post che andranno online nello stesso momento. Facebook ha dichiarato di star collaborando con oltre 50 esperti in tutto il mondo con ‎‎esperienza nell’ambito dei media, tecnico, politico, legale, civile e accademico per affrontare questo problema.‎ Ma sarà abbastanza?

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