Il 2020 si porta dietro una sentenza abbastanza antipatica: gli anni 90 ormai sono lontani trent’anni. Entra dunque di diritto nel “vintage” il calcio di quell’epoca: a tal proposito un’altra sentenza è che il Parma di quegli anni ha vinto poco in rapporto alla sua forza. Due Coppe Italia (poi sarebbero salite a tre), una Supercoppa italiana, una Coppa delle Coppe, 2 Coppe Uefa e una Supercoppa Europea sono un bottino di tutto rispetto, di lusso se si parla di una squadra della provincia: ma quel Parma avrebbe potuto fare di più. Avrebbe potuto vincere almeno uno scudetto. Ci ha provato prima Scala: con una squadra che però non era ancora la parata di stelle creata a suon di miliardi da Callisto Tanzi (tralasciando gli aspetti extra calcistici, non è questa la sede adatta) non riuscì a battere la Juve di Lippi. Ci andò vicino Ancelotti due anni dopo, in quella che ad oggi resta la miglior stagione della storia del Parma.

Era appena iniziato il ’97: Ancelotti era alla prima esperienza in A dopo aver guidato la Reggiana alla promozione e aveva dimostrato di avere ottime idee. E coraggio: suo l’assenso alla cessione di Zola per puntare su Chiesa, sua la volontà di continuare a credere nel giovane argentino Hernan Crespo nonostante i primi mesi difficili. Stupefacente sin dall’inizio invece il francese Thuram, ottimo anche l’approccio di Stanic, arrivato a novembre. Il Parma di Carletto giocava bene, mantenendosi tra le prime posizioni seppur con qualche stop di troppo. Il 5 gennaio al Tardini dopo la sosta arriva la capolista Juventus e accade di tutto: Chiesa segna dopo due minuti con una punizione innocua dalla trequarti e con Peruzzi che combina un pasticcio. In mezzo al campo botte da orbi con quattro espulsioni, due per parte: Melli che cammina su Deschamps, Torricelli che falcia più volte Benarrivo, Chiesa e Zidane che si prendono a pugni. Il risultato non cambia più perché la Juve e i suoi tentativi di pareggiare, con Jugovic, Boksic e Deschamps sbattono sul giovanissimo portiere del Parma: tal Gigi Buffon.

Sarà lui il più scatenato nei festeggiamenti post partita: quella vittoria dice che il Parma di Ancelotti può vincere lo scudetto. L’aveva detto la gara precedente, col Parma vittorioso a San Siro contro il Milan, lo dimostrano le gare successive, con dieci vittorie in tredici partite, contro Lazio, Inter, il sorprendente Bologna di Ulivieri nel derby al Dall’Ara, la Sampdoria di Mancini e Montella vicecampione d’inverno, la Roma all’Olimpico. Una vittoria, quella di Roma, arrivata con gol di Crespo che spinge i ducali a crederci: nella stessa giornata la Juve perde 3 a 0 al Friuli contro l’Udinese e i punti di distanza tra le due squadre sono solo tre. Ma ci penserà proprio l’Udinese nella giornata successiva ad azzerare le velleità parmensi: i friulani vincono per 2 a 0 al Tardini, riportando a 6 punti il distacco tra la squadra di Ancelotti e quella di Lippi.

E neanche l’ultima occasione possibile per rimettere in discussione in extremis quel campionato, il derby di ritorno al Delle Alpi, viene colta dai gialloblù: l’autogol di Zidane (destro a volo nella sua porta, a dimostrare che per il francese la bellezza è sempre stato un valore superiore all’utilità) illude il Parma, ma un rigore generoso trasformato da Amoruso riporta in parità la gara e costa l’espulsione di Ancelotti per proteste. Resterà il miglior campionato dei ducali, che garantirà la prima storica qualificazione in Champions League: il Parma non riuscirà più ad avvicinarsi così tanto allo scudetto, neppure con gli acquisti miliardari degli anni successivi, da Veron a Marcio Amoroso.

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