Il reddito di cittadinanza “è molto efficace per contrastare la povertà assoluta, in 8 mesi abbiamo -60% della povertà. Un risultato incredibile”. Anche il premier Giuseppe Conte, nella conferenza stampa di fine anno, ha ripetuto il dato citato all’inizio di dicembre dal presidente dell’Inps Pasquale Tridico. Che non aveva però spiegato come fosse stato calcolato quel crollo della percentuale di residenti in condizioni di povertà assoluta e la settimana scorsa si è limitato a parlare di un calo dell’8% dell’intensità dell’indigenza, informazione presente (al contrario di quel presunto 60% di calo del tasso di povertà) nell’unico documento ufficiale dell’Inps sull’argomento. In cui si dava invece atto di un calo della povertà relativa dello 0,8%, dal 14,9 al 14,1%. L’Inps, contattato dal fattoquotidiano.it, fa sapere che “il dato sul 60% è provvisorio, è una prima stima su cui stiamo lavorando”, mentre i dati definitivi verranno resi noto solo il 29 gennaio. Sabato mattina però ci ha pensato un post sul Blog delle Stelle a chiarire da dove derivi quel -60%. E la risposta lascia qualche perplessità.

Il ragionamento che si legge sul Blog è questo: “I dati ufficiali dell’Inps ci dicono che dopo appena 8 mesi più di 1 milione di famiglie ha ricevuto il Reddito di Cittadinanza, per un totale di 2,5 milioni di persone coinvolte (il dato comprende anche i beneficiari di pensione di cittadinanza, ndr). Considerando che i poveri assoluti erano in totale 4 milioni (abbiamo infatti escluso dal beneficio coloro che hanno un patrimonio finanziario, mobiliare o immobiliare sopra una certa soglia) possiamo dire che grazie al Reddito di Cittadinanza il tasso di povertà assoluta si è ridotto di oltre il 60%”.

Il 60% è dunque semplicemente il rapporto tra il numero di persone che ricevono il reddito e i poveri assoluti contati dall’Istat (5 milioni), a cui vengono però sottratti tutti coloro che non hanno diritto al sussidio perché non rispettano i requisiti patrimoniali. Per ora l’Inps non ha fornito però alcun calcolo che consenta di verificare se chi prende il reddito è effettivamente uscito dalla povertà, cioè se ora, grazie al sussidio, può permettersi quel “paniere di beni e servizi essenziali” la cui capacità di acquisto è il discrimine usato dall’Istat per valutare quanti sono i poveri assoluti.

Occorre ricordare che, stando agli ultimi dati dell’istituto previdenziale, la misura voluta dal Movimento 5 Stelle garantisce in media 520 euro al mese che scendono a 480 se si includono anche i beneficiari di pensione di cittadinanza. Ma le famiglie numerose – quelle con 5 o più membri sono oltre 100mila su 1 milione di nuclei coinvolti – sono penalizzate dalla scala di equivalenza che prevede solo un 20% di contributo aggiuntivo per ogni figlio minorenne. Inoltre il tetto massimo, al netto dell’affitto, è fissato a 1.050 euro, livello che penalizza le famiglie con molti componenti.

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