Nel 2017 gli italiani in povertà assoluta erano oltre 5 milioni, il dato più alto dal 2005. Il calcolo è dell’Istat, che nel rapporto presentato martedì rileva come nel 2017 fossero circa un milione e 778mila le famiglie di italiani e stranieri residenti che non potevano permettersi un paniere di beni e servizi essenziali per uno standard di vita accettabile. Il vicepremier e ministro dell’interno Matteo Salvini ha commentato dicendo che i dati “confermano nella giustezza dell’obiettivo che ci siamo dati con tutto il governo ovvero mettere al centro gli italiani e dare priorità assoluta alle loro necessità”. Ma stando ai numeri dell’istituto statistica quasi il 32% dei 5.058.000 di poveri assoluti – 1.610.000 persone – è straniero. Questo nonostante gli immigrati residenti nella Penisola siano solo l’8,3% della popolazione complessiva. E le famiglie a basso reddito con stranieri rappresentano il 27% di tutte le famiglie povere in Italia, oltre una su quattro. Secondo il vicepremier e ministro del Lavoro Luigi Di Maio, invece, a fronte questi numeri “il reddito di cittadinanza è un diritto da riconoscere subito”.

Più a rischio chi ha figli piccoli e vive nel Sud – Il rischio di indigenza cresce all’aumentare dei figli minori: l’incidenza si attesta al 10,5% tra le famiglie con almeno un figlio e raggiunge il 20,9% tra quelle con tre o più figli. Il risultato è che in Italia vivono in povertà assoluta 1 milione e 208mila minori. L’incidenza della povertà assoluta è del 6,9% per le famiglie (era 6,3% nel 2016) e dell’8,4% per gli individui (da 7,9%). Entrambi i valori sono i più alti della serie storica iniziata nel 2005. L’aumento della povertà assoluta, spiega l’Istat, colpisce soprattutto il Mezzogiorno dove vive in questa condizione oltre una persona su dieci. L’incidenza stimata nel Sud Italia per le famiglie sale da 8,5% nel 2016 a 10,3% nel 2017. Il peggioramento riguarda soprattutto chi vive nelle città principali, i comuni centro di area metropolitana (da 5,8% a 10,1%) e nei comuni minori sotto i 50mila abitanti (da 7,8% a 9,8%).

Incidenza sei volte maggiore per gli stranieri – In maggiore difficoltà, appunto, le famiglie di soli stranieri: l’incidenza della povertà assoluta per loro raggiunge il 29,2% contro il 5,1% di quelle di soli italiani, pur con forti differenziazioni sul territorio (27,7% al Nord, 23,8% al Centro, 42,6% nel Mezzogiorno). In termini assoluti, gli stranieri residenti in Italia che non hanno i mezzi per uno standard di vita accettabile sono 1.841.000: oltre il 36% dei 5 milioni di residenti poveri. Questo nonostante gli stranieri residenti nella Penisola siano solo l’8,5% della popolazione complessiva. L’incidenza della povertà assoluta diminuisce invece all’aumentare dell’età. Il valore minimo, pari a 4,6%, si registra infatti tra le famiglie con persona di riferimento sopra i 64 anni, quello massimo tra le famiglie con persona di riferimento sotto i 35 anni (9,6%).

Tra le famiglie di operai incidenza doppia rispetto a quelle dei pensionati – Cruciali ovviamente la situazione lavorativa e la posizione professionale: la povertà assoluta diminuisce tra gli occupati (sia dipendenti sia indipendenti) e aumenta tra i non occupati. Nelle famiglie con persona di riferimento un operaio, l’incidenza della povertà assoluta (11,8%) è più che doppia rispetto a quella delle famiglie con persona di riferimento in pensione (4,2%). Rispetto al titolo di studio, le famiglie con almeno un diplomato mostrano valori dell’incidenza molto più contenuti rispetto al 2016.

In aumento anche la povertà relativa: colpisce uno su sei – Aumenta anche la povertà relativa, quella che riguarda chi vive in famiglie che nel 2017 non potevano permettersi una spesa media di 1.085,2 euro mensili per due persone. In questa condizione si è trovata quasi una persona su sei, il 15,6%. La povertà relativa è più diffusa tra le famiglie con quattro componenti (19,8%) o 5 componenti e più (30,2%). L’incidenza è elevata per le famiglie di operai e assimilati (19,5%) e per quelle con persona di riferimento in cerca di occupazione (37,0%), queste ultime in peggioramento rispetto al 31% del 2016. Colpiti soprattutto i nuclei più giovani. Per loro l’incidenza raggiunge il 16,3% se la persona di riferimento è under 35, mentre scende al 10% nel caso di un ultra 64enne. Anche in questo caso “si confermano le difficoltà per le famiglie di soli stranieri”: per loro l’incidenza della povertà relativa raggiunge il 34,5%, con forti differenziazioni sul territorio visto che la percentuale è del 29,3% al Centro e del 59,6% nel Mezzogiorno.