Non ci poteva essere regalo di Natale migliore per nove macachi utilizzati per gli esperimenti in laboratorio dall’Istituto superiore della Sanità (Iss). Dopo una vita trascorsa in gabbia per il bene della scienza, gli animali utilizzati per studi di immunologia sono stati trasportati al centro di recupero Biological Diversity di Semproniano, provincia di Grosseto, dove la Lega antivivisezione – Lav – è impegnata in progetti di riabilitazione di animali sfruttati, e saranno poi liberati. La decisione è stata presa del presidente dell’Iss Silvio Brusaferro che si allinea alla legge con cui nel 2014, in applicazione di una direttiva europea, l’Italia si impegnò a evitare la sperimentazione animale e ad adottare metodi alternativi.

“Quando nel 1979 – precisa il presidente Brusaferro – entrai all’Iss il direttore di allora, Francesco Pocchiari, nel discorso del giuramento ci ricordò che ognuno di noi sarebbe dovuto andar via lasciando un mattone. Ecco il mio”. E aggiunge il capo del Centro nazionale di sperimentazione e benessere animale del maggiore riferimento della ricerca sanitaria in Italia Rodolfo Lorenzini al Corriere della Sera: “Ribadiamo l’impegno per la ricerca di modelli non animali alternativi, la comunità scientifica deve riflettere”.

È la prima volta che l’istituto si priva di scimmie da laboratorio. I nove macachi, selezionati per testare la risposta immunologica agli attacchi di agenti infettivi con l’inoculazione nel loro sangue di particelle virali, erano arrivati in Italia dal 2008 dall’isola di Mauritius. E ora verranno liberati. Intanto a Torino la Lav sta dando battaglia per sottrarre ai test dell’università di Torino sei macachi tenuti nello stabulario di Parma: “L’autorizzazione è irregolare. Abbiamo chiesto la sospensiva al Consiglio di Stato dopo il no del Tar”, precisa il presidente della Lega Gianluca Felicetti.

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