Giovanni Castellucci non riceverà la seconda rata della buonuscita da 13 milioni di euro concordata con Atlantia quando ha lasciato la guida della holding che controlla Autostrade per l’Italia. La sospensione del pagamento della tranche, in scadenza il 2 gennaio 2020, è stata deliberata dal consiglio di amministrazione del gruppo guidato dalla famiglia Benetton. Il consiglio di amministrazione in una nota spiega di aver ritenuto prudenzialmente di sospendere il pagamento “in relazione agli elementi sopravvenuti emersi dalle indagini in corso da parte dell’Autorità Giudiziaria e indipendentemente dalla rilevanza penale degli stessi”. Di “azione strumentale, immotivata e contraria agli accordi sottoscritti”, parlano fonti vicine a Castellucci.

Atlantia non specifica quali siano le novità che hanno portato alla decisione, arrivata a meno di due settimane dal giorno in cui Luciano Benetton aveva scritto una lettera ai quotidiani prendendo le distanze – a 15 mesi dal crollo – dai manager delle società del gruppo parlando di “mele marce” e definendosi “parte lesa”. Quando la buonuscita è stata concordata erano già noti i tentativi di ostacolare le intercettazioni con l’utilizzo dei disturbatori di frequenze, le registrazioni dei dialoghi tra i manager addetti alle manutenzioni che strepitavano per risparmiare sui lavori e anche la circostanza secondo cui uno dei funzionari di Autostrade condannati in primo grado per la strage del bus ad Avellino non abbia raccontato tutto durante il processo.

L’importo della buonuscita veniva calcolato sulla base del contratto in essere in riferimento ai compensi dovuti a Castellucci in caso di recesso, considerati inoltre i sistemi di incentivazione monetari di cui questi è beneficiario. Il pagamento veniva previsto in 4 rate di cui la prima contestualmente alla sottoscrizione dell’accordo, la seconda il 2 gennaio 2020, la terza il 2 gennaio 2021 e la quarta il 2 gennaio 2022. Atlantia, riferiva il gruppo, “si riserva il diritto di non procedere, in tutto o in parte, al pagamento delle rate non corrisposte, nonché il diritto di richiedere la restituzione in tutto o in parte delle rate corrisposte, qualora successivamente alla sottoscrizione dell’accordo dovessero emergere condotte dolose comprovate e accertate, attualmente non note, poste in essere a danno della società o del gruppo”.

Era il 17 settembre 2019. Quale comportamento “doloso” di Castellucci sia emerso, ad avviso del gruppo Atlantia, negli ultimi due mesi e mezzo non è chiaro. Di certo nelle scorse settimane si è scoperta l’esistenza di un vecchio report ignorato sulle condizioni di salute del Morandi e il procuratore capo di Genova, Francesco Cozzi, ha spiegato che i sensori dell’impianto di monitoraggio non funzionavano dal 2015 perché erano stati “tranciati durante i lavori e mai sostituiti”. La Stampa ha inoltre pubblicato i verbali delle audizioni davanti alla commissione d’inchiesta ministeriale: di fronte ai commissari del Mit hanno parlato l’allora amministratore delegato Castellucci, superdirigenti di Aspi e di Spea, la società del gruppo Benetton ai cui erano delegati i controlli su viadotti e gallerie, ma le loro audizioni raccontano di un rimpallo di responsabilità.

Fino a che non si è presentato Alberto Selleri, responsabile della direzione realizzazione delle nuove opere di Autostrade: “Sulla sicurezza mi sembra che ci sia qualcosa che non funziona. Questa tabella avrebbe meritato un approfondimento”, aveva risposto. “Il piano delle manutenzioni straordinario è un qualcosa che potete chiedere a Berti. È la sua struttura che lo sviluppa e aggiorna”, aveva detto invece Castellucci. Per poi affermare: “Chi aveva fatto monitoraggio non ha evidenziato elementi di criticità” sul Morandi. E aggiungere: “Non esiste una strategia che limita gli investimenti” in sicurezza e manutenzione.

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