“Devo spendere il meno possibile”. Emergono con “prepotenza” da un episodio del 2017 riportato nell’inchiesta-bis sul crollo del ponte Morandi le “logiche commerciali” che, secondo il gip del tribunale di Genova Angela Maria Nutini, gli uomini di Autostrade e Spea seguono in materia di manutenzioni. Una logica che “guida” e “indirizza” i comportamenti e “prevale sulla finalità di garantire la sicurezza dell’infrastruttura autostradale, in spregio all’affidamento di un pubblico servizio”. Per dire: due settimane dopo il crollo del viadotto a Genova, in un pc sequestrato a Marco Vezil, responsabile Spea delle verifiche tecniche di transabilità dei trasporti eccezionali, gli investigatori scoprono 6 conversazioni ambientali realizzate col suo cellulare.

“Devo ridurre al massimo i costi” – Alcune di queste sono riportate nell’ordinanza che ha portato agli arresti domiciliari 3 tecnici delle due società e a 6 misure interdittive nei confronti di loro colleghi e di un consulente. È il 24 maggio di due anni e l’ex responsabile delle manutenzioni Michele Donferri Mitelli, indagato anche in questa inchiesta, è in riunione con Lucio Torricelli Ferretti e Massimiliano Giacobbi, coinvolti anche loro, lo stesso Vezil e altre persone. Si discute del “ripristino” del viadotto Giustina che scorre sulla A14. Donferri Mitelli “indispettito dai ragionamenti” di un tecnico su ciò che dovrebbe essere fatto, riporta il giudice per le indagini preliminari, afferma: “(omissis) devo spendere il meno possibile… sono entrati i tedeschi a te non te ne frega un cazzo sono entrati i cinesi… devo ridurre al massimo i costi.. e devo essere intelligente de portà alla fine della concessione lo capisci o non lo capisci?”.

“Così evitavano innalzamento dei costi” – In un’altra riunione di alcuni giorni prima, si legge sempre nelle carte, Ferretti afferma che “va relazionata la necessità di effettuare un intervento strutturale”. E la risposta dell’ex responsabile delle manutenzioni, allontanato da quella funzione nel febbraio scorso, è che l’intervento “dovrà essere strutturale solo nella sostanza ma non anche nella forma” perché “questo comporterebbe un innalzamento dei costi, correlati, evidentemente, alle prescrizioni del Genio Civile”, al quale deve essere sottoposto il progetto. “Adesso te’ inventi quello che cazzo te pare e te lo metto per obbligo a te e a chi altro cazzo mi si para davanti, perché mi sono rotto i coglioni”, è lo sfogo di Donferri Mitelli con Ferretti.

Gli “agganci” nel Genio civile – Che l’intervento non sia strutturale bisogna però dimostrarlo proprio al Genio civile. Così, riporta il gip citando un’annotazione della Guardia di Finanza, l’1 luglio Giacobbi telefona a un consulente esterno e gli passa Donferri, il quale spiega che Gianni Marrone, anche lui coinvolto nell’attuale inchiesta, “per le sue conoscenze è riuscito a rimediare un appuntamento con l’ingegnere capo del Genio civile… eh beh, in questo caso, una riunione, consentitemi di dire, carbonara!”. L’appuntamento è fissato il giorno dopo e quindi viene chiesto al consulente di buttare giù “un pezzo di carta” per tentare di “sostenere – dice il gip – la tesi dell’intervento non strutturale”. Gli “agganci” nel Genio civile sono una delle storie affrontate dal giudice, anche perché ritornano in altre conversazioni di Donferri Mitelli. “Marrone – dice – è riuscito a incunearsi nei meandri del genio civile” nonché “ad invitare Perna Marco di Aspi ad avvalersi per il collaudo di un’opera di persone vicine al Genio civile, “del loro entourage”, facendogli intendere che tale scelta potrebbe portare dei vantaggi”.

“Evitare interventi strutturali? Una regola” – L’idea di Donferri, continua il gip per supportare la tesi delle “logiche commerciali”, viene esplicitata in un’altra riunione dell’1 settembre: “Sembra quella di partire con un intervento non strutturale”, una tipologia di intervento che lui stesso definisce “una gran cazzata” ma “è l’unica che cosa che ci riporta fuori”. Solo dopo provvederanno a “un’evoluzione” così da evitare, aggiunge il gip, di “triplicare i costi”. Un modus operandi, quello di ‘trasformare’ interventi strutturali in locali, che secondo il giudice non è “l’eccezione bensì la regola”. A supporto sono riportate altre intercettazioni ed episodi. Come uno del febbraio scorso, attinente il blitz di venerdì, tra Marrone e Luigi Vastola: “I due discutono sulla circostanza, piuttosto inquietante, che sebbene il ponte Paolillo si trovi in area ad alta sismicità e che, pertanto, si sarebbero dovuti effettuare degli adempimenti – scrive il gip – essi non sono stati effettuati”. È Vastola sul punto a dire: “No mai nessuno, era solo la linea aziendale, si hanno cambiato linea possiamo cominciare a fare le cose per bene come si deve fare, mandiamo a diposità tutto”. E nel batti e ribatti con Marrone è sempre Vastola ad aggiungere: “L’abbiamo sempre voluta vestire… sminuire l’intervento”.

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