Ridotto il numero di slot machines, video lotterie e sale da gioco. Salvi i regolamenti locali che limitano l’offerta d’azzardo. La commissione Bilancio del Senato ha approvato l’emendamento a prima firma del senatore Cinquestelle Giovanni Endrizzi, che cancella parte delle norme sul gioco d’azzardo inizialmente inserite nella manovra. In particolare, nel dare il via libera alle gare per le concessioni che scadranno nel 2022, la Legge di Bilancio prevedeva per i prossimi dieci anni un volume di azzardo da 250mila slot e 58mila video lotterie. Questo volume è stato ridotto: “-50mila slot machine (-20%), -8mila video lotterie (-18%), -11% di locali con video lotterie e -20% di concessioni per raccolta di azzardo online”, annuncia lo stesso Endrizzi. Il suo emendamento cancella anche il comma 4 dell’articolo 92 del testo: “Sono fissate regole uniformi su tutto il territorio nazionale” per il collocamento di slot machine e video lotterie. In poche parole, lo Stato voleva stabilire paletti uguali per tutti, con il rischio – come ha raccontato ilfattoquotidiano.it – di fissare norme più blande rispetto a quelle già previste dai regolamenti emanati da comuni e Regioni in base alle esigenze specifiche di ciascun territorio.

“Sul gioco d’azzardo il Movimento 5 Stelle ha dato prova di coerenza, ponendo rimedio ad alcune gravi distorsioni nella legge di bilancio e anzi ribadendo il nostro programma che prevede una graduale uscita dal machine gambling”, spiega il senatore Endrizzi. La sua modifica approvata in commissione va quindi a fissare alcuni paletti sulla gara che entro il 2022 dovrà riassegnare agli operatori tutte le concessioni: oltre a ridurre il volume d’azzardo, si legge in una nota dell’esponente M5s, “il ‘prezzo’ base d’asta delle concessioni viene proporzionalmente aumentato, riducendo l’eccessivo vantaggio per i concessionari”. Inoltre, “la partecipazione alle gare non sarà più limitata ai concessionari attuali e dunque aumenterà la concorrenza“, ma saranno escluse “le società con sede legale in paradisi fiscali fuori dallo spazio economico europeo”. Infine, vengono inseriti “specifici divieti affinché i dati informatici sui giocatori e sui comportamenti nel gioco d’azzardo non siano utilizzati a scopi commerciali“.

Altrettanto importante è la modifica che cancella il comma 4 dell’articolo 92 della manovra. Era il 2012 quando l’allora ministro della Salute del governo Monti, Renato Balduzzi, riformò in modo organico il settore dell’azzardo, attribuendo al ministero dell’Economia il compito di stabilire i luoghi dove non possono essere installate le slot machine. Ma da allora niente è stato fatto. È per questo che nel corso degli anni comuni e Regioni hanno deciso di fare di testa propria, da Torino a Palermo, passando per Milano, Bologna, Firenze e Roma, solo per citare le più grandi. Anche a Napoli, dove un regolamento su video-lotterie e sale giochi esiste già dal 2015. Con il pacchetto inserito inizialmente nella legge di Bilancio, tutte queste norme sarebbero sparite a favore di un’unica legge nazionale, con il rischio che venisse influenzata dalle pressanti richieste delle aziende attive nel settore. “Le norme regionali ed i regolamenti comunali (come quelli di Roma e Torino), che regolano l’offerta di azzardo a livello locale, a protezione dei cittadini”, spiega ancora Endrizzi, “erano messi gravemente a rischio da un comma ora soppresso“.

“Superato il passaggio della legge di Bilancio – continua il senatore M5s – ora ci si potrà concentrare sulla riforma complessiva: ad esempio incentivare la conversione industriale e commerciale di alcuni settori verso giochi ‘veri’ senza vincite in denaro”. Ma anche “rendere via via meno dipendente l’erario dalle entrate di azzardo e riportare l’Italia ad un volume di giocate sostenibile sul piano sociale, economico ed occupazionale. E ancora “rafforzare le responsabilità di trasparenza, vigilanza e prevenzione delle illegalità da parte dei concessionari e gli strumenti di controllo e repressione del crimine da parte delle autorità preposte”, si legge nella nota. Il senatore Endrizzi propone quindi di creare un gruppo di lavoro, coinvolgendo società civile e organizzazioni di tutela delle comunità per combattere “questa battaglia culturale”. Una proposta subito appoggiata dai deputati del M5s Francesco Silvestri e Massimo Baroni.

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