“Se già fare cinema è un’impresa da eroi, farla con persone con disabilità intellettive è da supereroi!”. All’inizio c’è stato qualcuno che li ha presi in giro; il mondo del cinema di un certo livello (“che per natura è molto selettivo e commerciale”) non li ha visti di buon occhio. Eppure per loro essere sul set, ridere, raccontarsi senza mezze misure, si è trasformata in un’esperienza positiva, nuova, irrinunciabile. “In sostanza avevano degli obiettivi, delle occasioni per mettersi alla prova”. Si chiama Poti Pictures, è nata nel 2015 ad Arezzo ed è la prima casa di produzione cinematografica sociale che dà spazio ad attori con disabilità intellettive e fisiche. “Siamo dei pazzi, non ci poniamo limiti”, sorride il regista Daniele Bonarini, 41 anni.

Tutto è nato nel 2004, durante una gita in montagna. Da circa 40 anni infatti una piccola comunità di Arezzo (‘Il Cenacolo Francescano’) passa le vacanze estive con una trentina di ragazzi con disabilità intellettive e fisiche. “Nulla di volontaristico o assistenziale, semplicemente un gruppo di amici che va in vacanza insieme, nella montagna degli Aretini, alle porte della cittadina che si chiama appunto Poti”, spiega Daniele. Quell’anno il regista decide di portare con sé una piccola telecamerina. “Eravamo in compagnia dei nostri ragazzi – racconta – All’inizio abbiamo cominciato a girare dei cortometraggi imitando le grandi produzioni hollywoodiane. L’obiettivo era stare insieme, ridere”. Al ritorno in città i filmati si trasformano nel passatempo più ambito. “Questi ragazzi erano spesso chiusi in istituti o in case con genitori anziani – continua Daniele –. Ora invece si ritrovavano protagonisti di avventure horror o di storie epiche”. La casa di produzione oggi conta 4 dipendenti (tra cui due con disabilità intellettive che hanno dei contratti da attore e una regolare busta paga), nel 2018 si è registrata ufficialmente al Mibact e in appena 4 anni conta oltre 100 riconoscimenti.

Tiziano Barbini è un “Fonzie alto appena un metro e mezzo che fuma, beve all’occorrenza, usa un linguaggio da scaricatore di porto livornese ed è affetto da una patologia rara”. È la Sindrome del cromosoma 15 ad anello, che ha compromesso anche il suo sviluppo linguistico. Eppure è unico “non solo per la rarità della sua malattia, ma per l’innata mania di protagonismo”, spiega il regista. Il suo sogno è essere sempre al centro dell’attenzione. E la possibilità di mostrare le sue capacità ha reso Tiziano “una persona diversa, più responsabile, più sicura di sé”, con un vero contratto da attore firmato alla Poti Pictures.

Paolo Cristini è un omone alto quasi un metro e novanta affetto da una forma di autismo simile alla ‘Sindrome di Peter Pan’. Paolo per tutti è “gentile, buono, molto educato. Un bambinone di quasi un quintale”, sorride Daniele. Tuttavia, “come molti autistici – continua il regista – ha un rapporto conflittuale con le emozioni”. Il percorso in Poti, le buste paga, il suo contratto da attore, hanno innescato in lui un cambiamento radicale. “Adesso è cosciente delle proprie responsabilità e dei propri limiti, ha capito che per fare l’attore occorre tutta l’energia e l’impegno possibili e sa che può farcela, anche se spesso ha una paura cane”. Il suo sogno, comunque, rimane “quello di vincere l’Oscar”.

Sono solo due le cose che distinguono le riprese da un normale set: la presenza costante della psicologa che segue Tiziano e compagni nel percorso di recitazione e il clima di “assoluta armonia” che si crea tra il regista, gli attori e i membri della troupe. “La sfera umana che questi ragazzi sono in grado di regalare in una giornata di lavoro è qualcosa che onestamente va contro tutti i canoni cinematografici – raccontano dalla casa di produzione – e le riprese finiscono spesso tra le lacrime e gli abbracci di tutti, dall’autista all’aiuto elettricista”.

Dalla Poti Pictures è nata nel 2019 la Poti Academy, la prima scuola di cinema per persone con disabilità intellettive, con sede proprio ad Arezzo. E poi, “dato che siamo dei pazzi – aggiunge Daniele – ci siamo messi in testa di fare un vero film, Ollivud: un lungometraggio per il cinema con i nostri due attori principali e un’altra dozzina di ragazzi disabili”.

Alla Poti Pictures tutti si definiscono una squadra. “Ci conosciamo da 20 anni. Il nostro rapporto è basato sulla fiducia reciproca e sulla capacità di rimetterci in gioco. Così da continuare a crescere, spostando i confini del possibile ogni volta un po’ più in là”. In poco più di 4 anni Daniele, Tiziano e Paolo hanno girato il mondo ricevendo premi e riconoscimenti, dagli Stati Uniti (Thin Line Film Fest di Dallas) all’Inghilterra (Osaka Bright di Brighton). “E dato che ci abbiamo preso gusto – conclude il regista – non vogliamo mica fermarci ora”.

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