Venezia, bellissima e fragile, assediata dall’acqua: lei, la regina della laguna, è perennemente in pericolo. Abbiamo temuto per le sue opere d’arte, che attirano milioni di persone, per i palazzi, per le chiese, per i negozi, per le persone. Ma abbiamo temuto anche per le biblioteche. Tante, straordinarie, ci tramandano tesori di cultura e di sapere. Le polemiche infuriano sui social, l’emozione è alle stelle.

Ma cosa è davvero successo? Cosa è accaduto nelle biblioteche che contengono fondi musicali? Abbiamo chiesto notizie a chi, meglio e più di altri, ce le poteva dare: da un lato il direttore della Biblioteca Nazionale Marciana, il dottor Stefano Campagnolo, dall’altro il professor Franco Rossi, esperto bibliografo musicale, curatore dell’Archivio storico della Fenice.

Sembra, a quanto ci dicono Campagnolo e Rossi, che abbiano subìto danni alcuni fondi recenti della Querini Stampalia (il fondo Treves, in particolare) e alcuni settori della biblioteca del Conservatorio di musica “Benedetto Marcello”: 65 metri di manoscritti ed edizioni del Settecento. È questo il danno di certo più grave. Da circa sei anni il materiale era custodito in un deposito appositamente costruito e interamente restaurato: lo scopo era di tenere al riparo i volumi da un impianto antincendio non perfettamente adeguato.

Per una beffa, l’agente nefasto è stata l’acqua. Il deposito, climatizzato, non sostituisce la biblioteca, che continua a disporre di due ampie stanze al piano superiore. Dei vari fondi che esso ha accolto sono stati bagnati il primo scaffale in basso di ciascun armadio: l’acqua, anche se poca, è comunque un problema per via della risalita dell’umidità. Dalle prime valutazioni sembra che essa abbia colpito alcuni materiali recenti e, disgraziatamente, altri più antichi, per circa una trentina di metri.

Tra questi, uno scaffale di libretti del fondo Torrefranca – proveniente dalla biblioteca privata del musicologo Fausto Torrefranca, 1883-1955, acquisita en bloc dal Conservatorio di Venezia nel 1973 – e un altro scaffale di stampe antiche. Il materiale è stato però subito asciugato e spedito a Bologna per la congelazione. Ci sono tutte le premesse perché l’intervento risolva i problemi. L’Istituto centrale di Patologia del libro è comunque pronto a restaurare singoli pezzi che mantengano gore d’acqua. La situazione è triste, ma non desta soverchia preoccupazione. Certo, sarebbe stato forse più saggio se la biblioteca avesse tenuto al piano superiore i fondi antichi.

Le biblioteche che lamentano dei danni sono nell’insieme undici. Per quanto riguarda la Querini Stampalia, 40 metri di miscellanee sono anch’esse già in viaggio verso Bologna, dove si provvederà al congelamento. Nella Biblioteca della Fondazione Ugo e Olga Levi risultano danneggiati alcuni scatoloni di un fondo appena acquisito sulla storia della musica per il cinema.

Nella Fondazione Cini si registrano danni strutturali, pressoché nulli quelli al materiale bibliografico. Assai lievi i danni alla Marciana, biblioteca ben attrezzata contro l’acqua alta che così spesso la circonda. Due parole per l’Archivio storico della Fenice: nessun danno. Tra le nove di sera e mezzanotte Franco Rossi, vista la drammatica situazione dell’acqua che minacciava il teatro, ha spostato da solo tutti i ripiani inferiori: neanche una goccia ha lambito le preziose carte.

Due considerazioni. La prima: può darsi che a Venezia non fossero state assunte tutte le cautele opportune, ma a sinistro avvenuto la macchina dei soccorsi si è mossa con celerità. La seconda: le biblioteche di alcuni Conservatori – tra le altre Venezia, Milano, Napoli, Roma, Palermo – conservano collezioni inestimabili; eppure sono attualmente classificate come biblioteche scolastiche. Nei fatti, sono istituti vocati alla conservazione di beni culturali. Ci si chiede: non sarebbe più razionale che a governarle fosse il ministero per i Beni e per le attività culturali e per il turismo (Mibact) anziché il ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca (Miur), che ha tutt’altre finalità?

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