Da due settimane ci sono circa 200 tende a Plaza Universitat, a Barcellona. Gli studenti e le studentesse sono tornati in piazza come al tempo degli indignados: dormono nelle tende, si ritrovano nell’assemblea serale e organizzano i gazebo per garantire i servizi basici, dalla cucina all’assistenza medica. “Chiediamo all’Europa di prendere una posizione nei confronti della brutalità della polizia che stiamo vivendo in questi ultimi giorni e per garantire il diritto all’autodeterminazione“, dice una studentessa universitaria che si occupa del magazzino dell’accampamento. “Non parliamo di arresti politici, parliamo detenzioni di ragazzi e ragazze che stavano semplicemente manifestando e adesso sono in prigione o in libertà su cauzione”.

Le posizioni sull’adesione di una Catalogna indipendente sono antitetiche. Da una parte c’è chi ritiene l’Unione europea l’unica interlocutrice affidabile, dall’altra c’è chi pensa che l’Ue abbia da tempo voltato le spalle alle richieste di autodeterminazione del popolo catalano.

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