“Ti ho guardato negli occhi e oltre l’odio ho visto solitudine, rancore, disperazione e fragilità, sì proprio fragilità. Sei lo spauracchio dei mostri veri, quelli che ti usano. Allora ti dico vediamoci”. Il vignettista Vauro Senesi cerca il confronto con Brasile dopo lo scontro andato in onda su Rete4 nel corso della trasmissione Diritto e Rovescio, andata in onda giovedì 7 novembre. Lo fa con una lettera aperta su Facebook: “Ti scrivo perché ci siamo trovati muso a muso con rabbia e con furore. Svastiche, effigi di Mussolini… tutto quello che ti sei tatuato sul corpo rappresenta per me (e non solo per me) orrore, schifo, disprezzo”.

I due hanno quasi sfiorato la rissa in studio mentre era in corso una discussione sui cori razzisti negli stadi e sulle discriminazioni. Brasile (vero nome Massimiliano Minnocci, romano, della borgata di Pietralata) era intervenuto contro la giornalista Francesca Fagnani con toni accesi: “Roma non è fascista, Roma è casa mia. Nella mia borgata vigono ordine e disciplina. Devi fare quello che ti dico io”. A far scattare in piedi Vauro Senesi la reazione di Minnocci alla replica di Fagnani: la giornalista, non credendo alle parole di Brasile, gli aveva chiesto quale film avesse visto. A questo punto, l’uomo aveva risposto: “Nessun film. Glieli faccio vedere io i film”. Senesi, quindi, aveva replicato: “Queste sono minacce. Vergognati! Minacciare una donna”,

Nel post, Senesi continua: “Ho pensato a chi non sfoggia orridi tatuaggi ma si presenta in giacca e cravatta. Ho pensato a quanto sia comodo per loro che ci siano persone come te, per nasconderci dietro il loro cinismo, per scaricarle quando è opportuno e gridare al “pazzo fanatico” e coprire così le loro responsabilità”. Ancora: “Sei un “nemico” ma un nemico facile “grosso, brutto e cattivo'”. Conclude con la proposta di un incontro per discutere di quanto successo: “Incontriamoci. Potrai spaccarmi la faccia, la tua stazza te lo permette. O potremo parlare cenando assieme, così poi puzzeremo di vino tutti e due. Questa lettera è pubblica come lo è stato il nostro scontro. Ma il nostro incontro, se vorrai, sarà privato, senza telecamere né conduttori, io e te”. L’intenzione, precisa, è pacifica: “Non è una sfida, è un invito”. Che è stato accettato.

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