Due esseri umani presi a caso hanno più del 99 per cento del Dna in comune. Un essere umano e una banana, il 45. La cipolla ha un Dna più complesso del nostro. Per conoscere i segreti della molecola della vita il modo più semplice è andare a teatro: non per seguire una conferenza scientifica, ma un vero e proprio spettacolo, Dna, firmato da quattro musicisti e produttori, i Deproducers, accompagnati da un frontman d’eccezione, il professor Telmo Pievani, filosofo della scienza, storico della biologia ed esperto di evoluzione. Dall’antenato comune universale alla serendipità, la scoperta di cose che nemmeno si stavano cercando, la musica accompagna lo spettatore dentro ai meccanismi che regolano la vita. Indagando anche cosa succede quando quei meccanismi si spezzano: lo spettacolo è realizzato in collaborazione con Airc, che da oltre 50 anni sostiene la ricerca contro il cancro.

Uno spettacolo interattivo che intreccia linguaggi diversi: la divulgazione scientifica, rigorosa ma accessibile, le immagini di Marino Capitanio e ovviamente la musica dei Deproducers, collettivo di artisti fondato da Vittorio Cosma che riunisce Riccardo Sinigallia, Gianni Maroccolo e Max Casacci. “In un mondo che ci spinge continuamente a non pensare, alla vacuità, sentivamo l’esigenza di veicolare un po’ di peso, dei contenuti, di parlare delle cose che ci circondano” racconta il compositore e produttore Vittorio Cosma, ex Pfm e storico collaboratore di Elio e le Storie Tese. “La scienza custodisce concetti di grande poesia: partiamo dal dato scientifico per arrivare ad associazioni emotive e politiche. Non è una conferenza grigia, ma uno spettacolo psichedelico e super pop“. Lo scopo è raccontare le scienze “con gli occhi di un laico” e mostrare al pubblico i tesori racchiusi da una formula chimica.

Dopo Planetario, conferenza-spettacolo sull’astrofisica, e Botanica, sul regno vegetale, i Deproducers arrivano all’infinitamente piccolo, fin dentro i segreti delle cellule. Il Dna è un linguaggio universale chimico condiviso da tutti gli esseri viventi. O per dirla con le parole di Cosma, “un filo di Arianna, un testimone che si passa di generazione in generazione”. La storia più antica del mondo, che ci insegna il valore che hanno il caso, la necessità e l’errore: “Se la cellula si replicasse sempre uguale, non ci sarebbe l’evoluzione” aggiunge Cosma. “Su trilioni di repliche, alcune moriranno, altre per un apparente errore saranno un passo avanti. La diversità è il motore dell’evoluzione“.

E – sorpresa! – la biologia può essere appassionante quanto un quadro di Botticelli o una poesia di Leopardi. “Tutto sta nel trovare la chiave giusta – spiega Riccardo Sinigallia, che nella sua lunga carriera musicale ha lavorato con Niccolò Fabi, Max Gazzé, i Tiromancino e Coez – forse servono strumenti più sofisticati, ma la soddisfazione di avvicinarsi alla scienza è immensa”. Mai come in questo momento storico, aggiunge, abbiamo la possibilità di conoscere e approfondire, circondati da un mare di informazioni a portata di click: “Proprio per questo spesso preferiamo spegnere il cervello e ascoltare passivamente. La sfida è coltivare il senso critico, far scattare nel pubblico la curiosità di approfondire”, conclude, immaginando che il Riccardo studente sarebbe rimasto molto affascinato dalle cose che si scoprono nello show, come il fatto che la cipolla ha un genoma che è cinque volte quello umano.

Chi sui banchi di scuola era allergico alle scienze dovrà ricredersi: non solo lo spettacolo è coinvolgente, ma permette di riflettere anche su alcuni aspetti della società. “Lo spettacolo ha espliciti contenuti politici”, dice il professor Telmo Pievani, che ha il compito di guidare gli spettatori in questo viaggio dentro le cellule. “Tutti gli esseri umani derivano da un piccolo gruppo di pionieri africani che hanno iniziato a migrare: noi migriamo da due milioni di anni, siamo tutti cugini strettissimi. Sul piano biologico non esistono razze”. La scienza come antidoto al razzismo e ai pregiudizi. Lo spettacolo ripercorre la storia dell’evoluzione a ritroso, a ritmo di basso e tastiere, fino a incontrare L.U.C.A, Last universal common ancestor, l’ultimo antenato comune da cui derivano tutte le creature viventi. Da lì in poi, è una storia di infinite variazioni sul tema, di errori e casualità che hanno portato all’uomo e alla medusa, al muschio e alla pantera, ai batteri e alle querce secolari. “Quella del Dna è una storia di unità nella diversità: siamo tutti parenti e tutti differenti. Con gli scimpanzé abbiamo più del 98 per cento del Dna in comune, tra due esseri umani presi a caso il 99,9 per cento”.

Ma per spiegare il meccanismo della vita bisogna anche capire come e dove questo meccanismo s’inceppa, causando le malattie. “Il cancro è come la mafia: è un nemico temibile, ma possiamo capirlo e sconfiggerlo. Secondo molti oncologi la metafora della criminalità organizzata è perfetta, perché il cancro è un egoismo interno che disobbedisce alla cooperazione e muore insieme all’organismo che uccide”. Partner dello spettacolo infatti è l’Associazione italiana per la ricerca sul cancro, che in cinquant’anni ha raccolto e distribuito quasi un miliardo e mezzo di euro. Ma molto di più si può e si deve fare. L’ultimo brano dello spettacolo è dedicato alla serendipità, cioè a quelle scoperte fatte mentre si stava cercando tutt’altro. John Lennon aveva incontrato la serendipity nella vita, “quella cosa che ti accade mentre sei impegnato a fare altri progetti”; gli scienziati nella ricerca di base, che cerca di spiegare il funzionamento dei fenomeni biologici, capace di dare risultati importanti e inaspettati. “I nostri ricercatori oncologici sono apprezzati ovunque nel mondo, pubblicano a livelli mostruosi – sottolinea Pievani – ma c’è bisogno di molto denaro: più investiamo e più le terapie potranno essere applicate a noi e ai nostri figli”.

Le prossime tappe dello spettacolo saranno a Genova (2 novembre), Napoli (23 novembre), Milano (29 novembre). L’esperimento dei Deproducers è stato premiato dal pubblico, che riempie i teatri, confermando il crescente interesse verso la divulgazione scientifica. Gli italiani hanno un rapporto strano con la scienza, conclude il professor Pievani: se da una parte i dati mostrano un aumento di mostre, fiere e trasmissioni di approfondimento, dall’altro, complice il delicato contesto del web, aumentano sentimenti di diffidenza contro il mondo accademico. Come i negazionisti del cambiamento climatico o gli antivaccinisti: “Fanno parte di uno scetticismo più generale verso le istituzioni. Bisogna accettare la sfida senza cadere nell’errore di rispondere a muso duro e irrigidirsi nelle proprie posizioni”. Piuttosto, a ritmo di musica.

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