Ci vorrebbe la bussola per orientarsi nel mare nostrum della cultura made in Naples. Prendiamo un giorno a caso, un venerdì ottobrino da temperature estive, in questa contemporaneità velocissima che tutto macina, in questo universo variegato dove tutto accade è un correre per non perdersene una, un vernissage, una bollicina… Tanta roba in vetrina. Martha De Laurentiis, da Los Angeles varca la soglia dell’Istituto di Cultura Meridionale per il forum voluto dal console onorario della Bulgaria, Gennaro FamigliettiRicordando Dino… a 100 anni dalla sua nascita”. Con lei c’è Aurelio De Laurentiis, presidente del Calcio Napoli che strizza l’occhio: “La vita non è solo una partita di calcio”. E meno male. Consegna di targhe ottonate e una sfida sfidante (un “teaser” come lo chiama Aurelio in linguaggio cinematografico) lanciata da Famiglietti: “Nell’ex sede dismessa della Nato a Bagnoli costruire teatri di posa sul modello degli studios di Hollywood”. Io ci sto.

Elogio della fila. E sembra di essere in Svizzera, i napoletani hanno pure imparato a incolonnarsi disciplinatamente. Una parola che solitamente non rientra nel loro gergo. Un cordone umano di signore imbellettate per accedere al Blu di Prussia, da Milano arriva Giovanni Gastel, nipote di Luchino Visconti, il poeta del click, che tra l’altro scrive e pubblica bellissime poesie. La sua mostra “Selected Works”, è un campionario di 40 anni d’attività. Un viaggio nel tempo e nel mondo e centinaia di copertine di Vogue e di Vanity Fair (ndr. ha fotografato pure me, molti anni fa, in un tableau vivant di Chiara Boni). Suggestivi i suoi ritratti in bianco e nero, utilizzando diverse tecniche e ispirazioni. In fila, di nuovo, per farsi firmare il catalogo e per un selfie ombelicale con il maestro. Al Museo Madre, supporter del contemporaneo internazionale, sono esposti frammenti settecenteschi della Real Fabbrica di Capodimonte reinterpretati dall’artista sudcorena Yeesookyung. E per chi volesse cimentarsi anche un laboratorio formativo con la stessa artista, un’idea di Laura Valente, presidente della Fondazione DonnaRegina.

Da Eduardo Cicely la Napoli glocal fa “sistema” nello scenario dell’arte internazionale. Praticamente due eventi in uno. Variazioni sul tema e le astrazioni cromatiche con spruzzate di tempera su tela dell’austriaco Hubert Scheibl dalla galleria Casa Madre, il salotto di Piazza dei Martiri, si trasferiscono al Teatro Nuovo nei Quartieri Spagnoli. Dove va in scena un setting di dancing, video performance e sound creati dal dj Cerchietto. Non ha nulla da invidiare alla White Cube, galleria londinese tra le più influenti del momento, la Jus Museum, di Annalaura di Luggo, spazio in condivisione “smart” con lo studio legale del marito Olindo Preziosi. Ma definirla solo gallerista sarebbe improprio, visto che è anche presente alla Biennale di Venezia con una sua opera. Visto che è in uscita il suo docufilm Napoli Eden e l’anteprima sarà a New York. Intanto da Jus presenta “Metanoia”, titolo da psicanalisi per le opere metafisiche di Toti Scialoja.

File e cancelli sbarrati al Festival Spinacorona, passeggiate musicali da mattina a sera, di fiati, quartetti e ariette fra chiese barocche, corti e conservatorio di San Pietro a Majella. Qui si diplomò Riccardo Muti che adesso lancia il suo teaser: Napoli dovrebbe avere il suo Lincoln center of performing Art come New York. Modernità è fare impresa, ricorda Enzo D’Errico, direttore del Corriere del Mezzogiorno: “ Per fare il giornalista sono dovuto andare a Milano. Poi sono ritornato. Ma il narcisismo e l’immobilismo rimangono i vizi capitali di questa città”. Oops, dalla napoletaneità, timbro d’identità, si fa presto a scivolare nella napoletaneria del tirammo a campà.
Dagli Angeli caduti di Gastel agli “Angeli terribili” (Garzanti). Gennaro Famiglietti presenta oggi il libro potente di Gianni Barbacetto all’Istituto di Cultura Meridionale. Con il piglio del giornalista investigativo vecchio stile Barbacetto fa il bis con un anticipazione sui mandanti della madre di tutte le stragi: si chiama “Piazza Fontana. Il primo atto dell’ultima Guerra Italiana”, sempre per i tipi Garzanti. E ci sarà pure Luigi De Magistris.

P.S. Sono stragrata a Gianni che firmò la prefazione al mio piccolo saggio semi/serio: “Te la do io la Svizzera. Perchè Heidi non abita più qui” (Guida editore). Bellissima, come la lessi, mi dissi: “ Adesso cosa faccio, butto tutto il resto?”

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